«Prima del colloquio andiamo a bere un caffè». E per due giovani venete inizia un incubo

«Prima del colloquio andiamo a bere un caffè». Per due 25enni venete inizia un incubo
di Monica Andolfatto
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Domenica 26 Agosto 2018, 12:04 - Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 17:06

Andare a un colloquio e ritrovarsi vittime di una truffa e con l'incubo di essere state sequestrate per più di mezz'ora e il timore di essere preda di qualche criminale. È successo a Mestre. Qualche giorno fa. A due ragazze sui 25 anni che si sono conosciute per essere state contattate dalla stessa agenzia di lavoro con sede in via Piave.


«Cercavano due posizioni di segretaria, una di back office, l'altra per inserimento dati. Col senno di poi non riesco a capire come a abbiano avuto i nostri numeri di cellulari. Ma lì per non ci ho pensato. Cerco un impiego e quindi mi sono presentata al pari della mia coetanea». Ha accettato di raccontare la vicenda ma chiede anonimato una delle protagoniste: «Hanno i nostri dati, i nostri recapiti, sinceramente non sono tranquilla. Certo che ci siamo rivolte ai carabinieri. Abbiano fatto una segnalazione dettagliata, come ci è stato consigliato, ma i nomi con cui si sono presentati sono risultati inesistenti e il telefono con cui ci hanno chiamate è risultato disattivato. L'ufficio? Sbaraccato nel giro di poche ore».

LA CRONACALe due ragazze, una volta esaminate da quello che dice essere il responsabile della società, un tizio sui 35 anni, vengono selezionate e invitate a tornare il giorno dopo indossando un abbigliamento consono al ruolo che dovranno ricoprire nell'ufficio dell'azienda dove verranno assunte. Dovranno sostenere una prova pratica dalle 9.30 alle 18.30 con pausa pranzo. Puntuali all'appuntamento vengono ricevute da due sconosciuti che si qualificano quali dipendenti dell'agenzia: fra i venti e i trent'anni, anche loro come il capo, con l'accento veneziano. «Prima di iniziare andiamo a berci un caffè» propongono. E qui iniziano le stranezze. Le due aspiranti segretarie vengono fatte salire in auto per andare in un bar poco lontano. Ma invece di percorrere qualche centinaio di metri ecco che la macchina imbocca la tangenziale puntando in direzione Marghera, poi la Romea.

IL VIAGGIOLe due ragazze si guardano ma non hanno il coraggio di chiedere spiegazioni: temono infatti che se fanno domande magari rimangono bloccate nella macchina e chissà cosa potrebbe succedere. Quindi cercano di sdrammatizzare. Intanto una delle due, non vista invia con lo smartphone la posizione al fidanzato con un messaggio di aiuto. Finalmente l'auto si ferma in un bar di Dolo: ma loro rifiutano sia il caffè che la sigaretta perché temono che possa essere una trappola. Ed ecco la sorpresa: gli viene comunicato che i posti da segretaria non sono più disponibili e che però possono svolgere servizi di vendita porta a porta. Per delle società di energia, alludono. Le due giovani sempre più diffidenti chiariscono che non sono interessate alla nuova offerta e allora vengono derise con frasi come: «Se volete possiamo fare delle rapine. Magari in banca» e i due mostrano delle maschere di lattice.

LA PAURA«Confesso che a quel punto ho avuto davvero paura - continua la 25enne - ma non mi sono mai sentita minacciata dal punto di vista sessuale. Loro comunque hanno capito che avevamo avvisato qualcuno e così ci hanno stretto la mano, lasciandoci lì, tanto, ci hanno detto, potete prendere l'autobus. Invece è arrivato il fidanzato della collega e siamo rientrate a Mestre, decidendo di andare dai carabinieri e raccontare tutto». Un faccenda davvero singolare e inquietante. «Ancora oggi mi sto arrovellando su come siano entrati in possesso del mio numero di telefonino, di come abbiamo saputo che sono in attesa di occupazione. Quali fossero le loro reali intenzioni? Proprio non lo so e non lo so nemmeno immaginare. Per me tutta questa storia è una grande lezione di vita che visto come si è conclusa per fortuna mi fortifica e mi rende ancor più accorta. Certo, lo so, poteva andare in maniera diversa, peggiore. Ne sono ben conscia».

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