Berlusconi in tv, multati i tg: stangata
da 258mila euro per Tg1 e Tg4

Lunedì 23 Maggio 2011
Augusto Minzolini, direttore del Tg1
ROMA - Multa dell'Autorità delle comunicazioni a Tg1, Tg2, Tg4, Tg5 e Studio aperto per le interviste al premier Silvio Berlusconi di venerdì sera.



La commissione Servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo aver analizzato la trasmissione delle interviste a Silvio Berlusconi venerdì 20 maggio, ha inflitto a Tg1e Tg4 la sanzione massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. La decisione è stata presa a maggioranza. Tg1 e Tg4 erano già stati multati di 100mila euro nei giorni scorsi. Mediaset ha subito annunciato un ricorso al tar, mentre in Rai se ne discuterà nel cda di mercoledì.



Le sanzioni seguono «una valutazione strettamente giuridica e nessuna valutazione politica», puntualizza il presidente dell'Autorità, Corrado Calabrò. «La commissione ha fatto una valutazione tecnica e giuridica della situazione: la violazione c'è e le sanzioni ne sono la naturale conseguenza». Ma la decisione ha spaccato l'organismo.



Autorità spaccata. «La decisione della Commissione Servizi e Prodotti, adottata ancora una volta a maggioranza, con il solo voto contrario del commissario Martusciello, costituisce un precedente che vulnera la certezza del diritto e il principio di legalità», dichiarano i commissari dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Martusciello, Stefano Mannoni, Roberto Napoli ed Enzo Savarese. «Occorre ribadire - proseguono i quattro commissari - che nel periodo elettorale, secondo quanto previsto dal regolamento dell'Agcom e da quello della commissione di Vigilanza della Rai, gli equilibri tra le varie forze politiche nei notiziari devono essere garantiti su base settimanale, ciò che è puntualmente avvenuto anche in questa circostanza. Pertanto l'intervista al presidente del Consiglio, andata in onda il giorno venerdì 20 maggio 2011, non ha alcuna autonoma rilevanza, né integra di per sè alcuna violazione delle regole in tema di par condicio, il cui rispetto è stato pienamente garantito nell'arco della settimana. Non si possono limitare né mortificare legittime scelte editoriali agitando lo spettro di violazioni inesistenti o modificando in corso d'opera i criteri sulla base dei quali rilevarle».



«A maggior ragione quando questo zelo si manifesta a senso unico - sottolineano i quattro commissari - l'Autorità non essendo mai intervenuta nei confronti di trasmissioni che continuamente violano il diritto ad un'equilibrata informazione, come nel caso di Annozero, è inevitabile pensare - concludono - che alla decisione odierna non siano estranee le continue pressioni esercitate ossessivamente da vari esponenti della sinistra».



«La Commissione servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni - spiega una nota - nella sua riunione odierna, ha esaminato, anche alla luce degli esposti presentati, la situazione determinatasi nella giornata di venerdì 20 maggio, nella quale si è avuta la trasmissione, in prime time, da parte dei notiziari Tg1, Tg2, Tg5, Tg4 e Studio Aperto, di interviste al Presidente del Consiglio. Sul punto l'Autorità aveva chiesto lo scorso 21 maggio chiarimenti urgenti alle emittenti interessate. Considerate le osservazioni pervenute da Rai e Mediaset, la Commissione ha ritenuto che le interviste, tutte contenenti opinioni e valutazioni politiche sui temi della campagna elettorale, ed omologhe per modalità di esposizione mediatica, abbiano determinato una violazione dei regolamenti elettorali emanati dalla Commissione parlamentare di Vigilanza e dall'Agcom».



«La Commissione ha pertanto deliberato, a maggioranza, di comminare a Tg1 e Tg4 la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, e sanzioni di 100 mila euro ciascuno a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. L'Autorità ribadisce che vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso». L'Autorità ha infine «chiarito che il divieto di diffusione di sondaggi sulle intenzioni di voto rimane in vigore su tutto il territorio nazionale fino allo svolgimento del secondo turno delle elezioni amministrative».



Mediaset è «allibita per le sanzioni decise oggi contro le quali ricorrerà immediatamente al Tar - annuncia l'azienda - Con questa decisione l'Authority impedisce di fatto alle televisioni di fare il proprio mestiere di informazione e in questo modo diventa parte anzichè arbitro, come la legge vorrebbe, del confronto politico».



«Le sanzioni dell'Agcom sono arrivate, mentre le incursioni di Berlusconi continuano. La Rai dovrà rivalersi sui direttori che le hanno determinate». Il segretario dell'Usigrai, Carlo Verna, commenta così le sanzioni comminate oggi a Tg1 e Tg2. «Si apra subito un'istruttoria interna - sollecita - e si contestino i comportamenti palesemente in violazione delle regole. Un errore è possibile, ma qui va verificato anche sul piano disciplinare se si sia andati oltre l'errore. Noi siamo dalla parte dei cittadini e del loro diritto ad essere informati. Lo sappiano Minzolini e De Scalzi».



«Quel che è accaduto è di una gravità inaudita. Si manifesta come una pesante intimidazione, che naturalmente verrà ignorata dagli organi di rappresentanza dei giornalisti italiani. Per quel che ci riguarda non cederemo né a interferenze né a intimidazioni di alcun genere», commenta il direttore del Tg5 Clemente Mimun.



«Sono esterrefatto. L'Agcom ha multato tutte le tv che hanno fatto un'intervista al premier che non parlava dal giorno delle elezioni. In altre parole, secondo l'Autorità, il capo del governo non doveva essere intervistato», sostiene il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. «Quindi il criterio giornalistico è stato messo da parte e ne è stato introdotto un altro dai contorni confusi - aggiunge Minzolini - che non è neppure quello della par condicio, visto che l'equilibrio in Tv era assicurato dalla natura e dai tempi delle presenze dei politici dell'opposizione nelle edizioni del Tg sia dei giorni precedenti che di quelli successivi. Come possono confermare i dati».



«Sono allibito. È un provvedimento surreale che cancella la libertà di stampa», dice il direttore di Studio Aperto, Giovanni Toti.



«Questa mancanza di rispetto per l'autonomia dei direttori è gravissima, questa sì andrebbe sanzionata», afferma Emilio Fede, che ha aperto l'edizione delle 19 del Tg4 rendendo conto della maxi-multa.



Il comitato di redazione del Tg5 «non pensa affatto che la decisione dell'Agcom di multare la nostra testata, così come altre testate televisive, sia un atto di intimidazione ai giornalisti». «L'Agcom - afferma il cdr in una nota - è un organismo super partes che svolge una missione di garanzia a tutela di tutti i cittadini italiani. Pertanto le sue decisioni vanno rispettate - così come vanno rispettate le regole, tutte e da parte di tutti - e ci auguriamo che il Tg5 prenda atto concretamente delle regole della par condicio e delle indicazioni fornite dall'Agcom relativamente alla gestione dell'informazione durante la campagna elettorale».



«La decisione dell'Agcom offende il diritto. Hanno pienamente ragione i consiglieri che contestano una decisione arbitraria. L'equilibrio dei tg va visto nel complesso delle varie edizioni. Multino semmai chi manda in diretta sulla Rai Ciancimino. Non ci si illuda di far carriera a colpi di decisioni faziose», dichiara il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.



«La decisione dell'Agcom è grottesca e faziosa. La par condicio da sempre viene applicata tenendo conto del complessivo dei minuti e non in una singola edizione dei tg. Multare tutti i telegiornali che hanno mandato in onda una intervista al premier è segno di una caccia alle streghe indegna», aggiunge il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.



«La multa che l'Agcom ha comminato ai telegiornali della Rai e, in particolare al Tg1 di oltre 250 mila euro, è una vera e propria "tassa Minzolini" che gli italiani ora saranno costretti in qualità di abbonati a pagare». Lo dichiara Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria nazionale del Pd. «Una tassa - spiega - che nasce dall'arroganza e dalla volontà di occupazione del presidente del Consiglio della televisione pubblica e non solo. Oltre al danno di un mancato pluralismo per gli italiani arriva anche la beffa di una multa che sarà di fatto pagata dai contribuenti italiani. Dato che Minzolini sa bene quello che fa forse sarebbe il caso che la Rai si rivalesse nei suoi confronti».



«Sarebbe giusto che l’azienda si rivalesse sul direttore del Tg1 e sul suo emulo De Scalzi del Tg2 - commenta Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione della segreteria del Pd -. In caso contrario, la martellante campagna elettorale fatta da Berlusconi per interposto Tg1 sarebbe di fatto pagata dai contribuenti».



«Finalmente l'Agcom batte un colpo. La sanzione rappresenta una punizione per non aver rispettato la legge, ma per quanto riguarda i tg della Rai, questa multa verrà pagata dallo Stato e quindi dai cittadini. Pertanto, occorre subito ristabilire un vulnus della legge e fare in modo che a pagare di tasca loro siano direttamente i responsabili di questa violazione, quindi i direttori». Lo afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «In ogni caso, oltre alla sanzione, chiediamo che Rai e Mediaset ristabiliscano le pari opportunità e la possibilità di fare politica, restituendo alle altre forze in campo il tempo concesso in più al presidente del Consiglio», conclude.



«Le multe servono a poco, perché non credo che una grande società per 200 mila euro cambi la sua impostazione politica», commenta Pier Ferdinando Casini a Otto e Mezzo su La 7. Il leader dell'Udc sottolinea però come tra i notiziari ci sia «una grande disparità». E ha aggiunto: «Non tutti l'hanno avuta, come ad esempio il Tg5. Mi sono meravigliato più di altri.. ma non voglio fare le pagelle».


Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 18:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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