Bari, inchiesta sanità: arrestato Frisullo
Tarantini: gli davo 12mila euro al mese

Sandro Frisullo (foto SErino - Ansa)
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Giovedì 18 Marzo 2010, 10:18 - Ultimo aggiornamento: 16 Aprile, 23:56
BARI (18 marzo) - L'ex vicepresidente della Giunta regionale pugliese Sandro Frisullo (Pd) stato arrestato nell'ambito delle indagini sulla gestione della sanit pugliese. L'accusa di associazione per delinquere e turbativa d'asta. In mantette anche un primario e due funzionari Asl Lecce. Secondo l'accusa Frisullo (ex numero due della giunta guidata di Nichi Vendola, sollevato dal suo incarico dal governatore) sarebbe stato "stipendiato" con soldi e favori di vario genere dall'imprenditore Giampaolo Tarantini in cambio di vantaggi per le sue società nell'aggiudicazione di appalti per cinque milioni di euro presso la Asl di Lecce. Tarantini dice di aver pagato tangenti anche un altro politico pugliese, ma il suo nome nell'ordinanza di custodia cautelare è coperto da omissis. In tutto a Frisullo avrebbe dato 200-250mila euro. L'indagine scatena il dibattito politico. In particolare in Puglia che alle regionali vede la sfida tra Nichi Vendola, Rocco Palese che ricorda le «denunce politiche fatte in cinque anni sulle opacità della gestione Vendola» e Adriana Poli Bortone, la quale sottolinea le responsabilità della giunta di centrosinistra. Bersani è chiaro: ci affidiamo alla magistratura. Di Pietro afferma che l'Idv, a differenza di Berlusconi, rispetta i magistrati e non parla di giustizia a orologeria. Il leader dell'Udc Casini parla di responsabilità politica di Vendola. Il Pdl, da una settimana sulla graticola pugliese per l'inchiesta di Trani sul caso Rai-Acgom non fa sconti agli avversari ironizzando sul loro «moralismo» ostentato quando le inchieste toccano il centrodestra.



Le accuse. Per quella relativa alla turbativa d'asta, secondo il gip Frisullo si adoperava per accreditare i fratelli Tarantini per far ottenere alle aziende a loro riconducibili commesse in cambio del pagamento di somme di danaro in contanti, favori di natura sessuale e altri vantaggi patrimoniali, come l'uso di autovettura e autista, acquisiti presso esercizi commerciali, fino a servizi di pulizia nella propria abitazione. Non si può invece contestare il reato di corruzione perché secondo il gip il danaro e le altre utilità ottenute da Frisullo non possono essere collegate in nessun modo «al compimento di atti dell'ufficio», ma «erano il prezzo di una "copertura politica"».



Stipendiato da "Gianpi": 12.000 euro al mese. Frisullo ha ricevuto - secondo l'accusa - dall'imprenditore Tarantini uno "stipendio" mensile di 12.000 euro per 11 mesi nel 2008, oltre a 150.000 euro in danaro, costosi capi di abbigliamento, buoni benzina, regali di vario genere e prestazioni di natura sessuale da parte delle prostitute della scuderia di "Gianpi": Maria Teresa De Nicolò, Vanessa Di Meglio e Sonia Carpentone. Il tutto per aver fatto vincere a Tarantini e all'imprenditore barese Domenico Marzocca (indagato a piede libero) appalti per un milione di euro per la fornitura di materiale sanitario da parte delle società di Tarantini; e per quattro milioni di euro per la gestione dinamica dei documenti cartacei e cartelle cliniche banditi dalla Asl di Lecce e aggiudicati a Tarantini e alla società Prodeo spa di Marzocca. Frisullo avrebbe inoltre ottenuto la disponibilità, da parte di Tarantini, di un'autovettura con autista e del servizio di pulizia settimanale della sua casa barese in via Giulio Petroni.



Tarantini: Sandro si lamentava se pagavo tardi. Frisullo, si «lamentò un paio di volte» con Gianpi Tarantini perché l'imprenditore non fu «puntuale» nei pagamenti. Ad affermarlo lo stesso Tarantini in un verbale d'interrogatorio. «In qualche occasione - sottolinea - lui (Frisullo ndr) si lamentò perché, per un paio di volte, non ero stato puntuale dicendomi che quei soldi gli servivano per aiutare i fratelli: lui mi diceva che era l'unico che manteneva tutta la famiglia». Oltre al danaro Tarantini afferma di aver regalato a Frisullo due cappotti e un cappello Burberry, altri due cappotti in cachemire, quattro abiti, scarpe Churchs, diverse camicie e due cravatte. Nella maggior parte dei casi Frisullo si recava in due rinomati negozi del centro di Bari, faceva spese e faceva annotare sul conto dell'imprenditore amico. «Gli ho inoltre fatto altri regali: cestini a Natale, buoni benzina, cene e pranzi, sempre pagati da me», conclude Tarantini.



I pagamenti nell'ufficio della Regione. «I soldi li ho dati o nella sua stanza alla Regione o nella sua macchina, a volte messi in busta prosegue Tarantini - Nessuno era a conoscenza di queste tangenti; spesso ci incontravamo al distributore Q8 a San Giorgio/Torre a Mare di Bari. Lui arrivava con la sua macchina, faceva uscire l'autista della Regione, e io entravo e gli davo i soldi». «Con Frisullo - fa mettere a verbale Tarantini - avevo un accordo per una sorta di 'protezione politicà ad un costo fisso di 12.000 euro al mese, somma che ho versato da gennaio/febbraio 2998 fino a novembre 2008 (...). Per le delibere che avevo vinto alla Asl Lecce consegnai a Frisullo in due, tre tranches 50.000 euro. Di seguito iniziai i pagamenti mensili».



«Frisullo trovò una microspia». Tarantini e Frisullo si sono frequentati «intensamente» dal 2007 all'estate 2008, spiega Tarantini. «In quel periodo - dice Tarantini - Frisullo mi diceva di non parlare al telefono o nella sua stanza (alla Regione ndr) per timore di intercettazioni; peraltro mi aveva detto di aver trovato una microspia nella sua macchina e mi fece anche vedere dove la stessa era stata posizionata». «Inoltre - aggiunge - mi disse che c'era in corso una indagine dei pm Rossi e Nicastro sugli accreditamenti della Regione in favore di una clinica privata di Putignano (Bari)». Nello stesso interrogatorio Tarantini si sofferma nel dettaglio sul danaro prelevato dalle banche per pagare Frisullo.



Durissima poi la descrizione della personalità degli indagati. Dagli atti - scrive il gip Sergio Di Paola - emerge «l'obiettiva mercificazione della funzione pubblica asservita al pagamento di somme aventi carattere di periodicità e ripetitività». Il quadro probatorio fornito dai pm Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi, per il giudice appare «inquietante» e ha i connotati dell«'allarmante professionalità» degli indagati descritti come «avvezzi all'illegalità».



Ordini di arresto anche a carico di altre tre persone - un dirigente, un funzionario e un precario della Asl di Lecce - che avrebbero concorso con l'ex amministratore regionale nella commissione, a vario titolo, dei reati contestati a Frisullo. Si tratta di Vincenzo Valente, allora direttore amministrativo della Asl Lecce, il primario di neurochirurgia dell'ospedale leccese Vito Fazzi, Antonio Montinaro, e il dirigente dell'area gestione patrimonio della stessa Asl Roberto Andrioli.



Nell'indagine sono indagati a piede libero i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini (che stanno collaborando alle indagini), l'imprenditore barese Domenico Marzocca e la dipendente della Asl di Lecce Rita Dell'Anna. Proprio Marzocca, assieme a Frisullo e a Gianpi Tarantini, è coinvolto nella presunta tangente da 100mila euro consegnata da Gianpi al vicepresidente del Pd per ottenere un appalto triennale da quattro milioni di euro per gestione dinamica delle cartelle cliniche e dei documenti della Asl leccese.



I legali di Frisullo si dicono sconcertati. Federico Massa e Michele Laforgia evidenziano che «si tratta del primo, e sino ad ora unico, esponente politico arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Bari relativa a Giampaolo Tarantini, ad onta del fatto che Frisullo da mesi e per propria scelta non ha più alcun incarico nè politico nè istituzionale».



Le reazioni politiche, il Pdl. Parla di «condanna politica già arrivata» il ministro della Difesa Ignazio La Russa, a Bari con il ministro Raffaele Fitto per impegni elettorali e istituzionali. Entrambi chiedono ai «moralisti» del centrosinistra di farsi avanti e il ministro per le Regioni ricorda che dal centrosinistra non si è visto molto garantismo quando le inchieste riguardavano altri. E infine Maurizio Gasparri (presidente gruppo Pdl al Senato): «I fatti - dice - parlano da soli, chi sa se le ridicole indagini di Trani non siano state un colpo di teatro per bilanciare, con il nulla, la sostanza degli scandali seri».



Sul fronte Pd, mentre Massimo D'Alema (del quale Frisullo era considerato un referente politico in Puglia), non commenta le inchieste giudiziarie, il segretario, Pier Luigi Bersani, si affida ai magistrati. Il senatore Nicola Latorre è invece l'unico a sollevare qualche «sospetto» sulla tempistica dell'arresto «che cade ad una settimana dal voto».



Di Pietro: magistratura libera di indagare. «L'Italia dei Valori - dice il leader dell'Idv - a differenza di Berlusconi, non accusa i magistrati di essere politicizzati e di ordire delle trame per motivi elettorali e non parla di giustizia a orologeria».



Casini: Vendola responsabile politico. «Io capisco che le eventuali responsabilità di uno non possono ricadere su Vendola dal punto di vista legale e penale, ma sul profilo politico sì. L'ha nominato lui, non l'ho nominato io» ha commentato in una manifestazione elettorale a Taranto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. «Vendola fa la parte di Alice nel paese delle meraviglie, ma non è Alice e non c'è il paese delle meraviglie - ha aggiunto Casini - Qui c'è una grave forma di malgoverno della sanità e alla fine di questa legislatura una delle ragioni per bocciare Vendola è questa della sanità. C'è bisogno di voltare pagina. Abbiamo già sperimentato Fitto - ha concluso il leader dell'Udc - e oggi abbiamo sperimentato Vendola».



Le reazioni degli sfidanti alle regionali in Puglia. Vendola
, «turbato» per l'arresto di Frisullo e degli altri indagati, si difende ricordando di avere agito «con estrema durezza già a metà dello scorso anno, azzerando la giunta - dice - sia pure in presenza solo di notizie di stampa e di un unico avviso di garanzia». Frisullo, all'epoca vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, uscì dal governo regionale lo scorso luglio, nel rimpasto deciso da Vendola dopo le notizie del coinvolgimento nel sistema Tarantini. «Non ho gridato al complotto e non ho messo la testa sotto la sabbia - ha detto Vendola - altri governatori invece hanno avuto ben altro stile dinanzi a casi analoghi». Gli altri candidati presidenti, impegnati in giro per la Puglia in incontri elettorali, attaccano: Rocco Palese (Pdl) non esulta per le manette ma ricorda le «denunce politiche fatte in cinque anni sulle opacità della gestione Vendola». Non risparmia nessuno dei due schieramenti la candidata Io Sud-Udc-Mpa, Adriana Poli Bortone, secondo cui «Vendola non è immacolato», ma «è mancata sia nel centrosinistra sia nel centrodestra la volontà di fare chiarezza sul malaffare nella sanità». Sulla stessa linea Michele Rizzi (Alternativa Comunista) per cui «tra escort, conflitti di interesse e amicizie lobbistiche, centrosinistra e centrodestra sono alla pari».



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