Manovra, stangata sulle auto inquinanti: grandi case in rivolta. E il governo frena

Giovedì 6 Dicembre 2018 di Andrea Bassi
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Manovra, una tassa sulle auto a benzina e diesel: grandi case in rivolta

L'emendamento è stato approvato nella notte. Neanche il tempo di darlo alle stampe, che la levata di scudi è stata unanime. La norma, proposta dal Movimento Cinque Stelle e approvata dalla Commissione Bilancio di Montecitorio, del resto, prevede una stangata sulle auto a benzina e diesel. Le più vendute in Italia.

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Dal prossimo primo gennaio, in pratica, entrerà in vigore una nuova imposta proporzionale alle emissioni di anidride carbonica. Alla tassa saranno soggetti tutti coloro che tra il primo gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021 acquisteranno un'auto con emissioni di anidride carbonica (CO2) a partire da 110 g/km.

L'imposta sarà progressiva all'aumentare delle emissioni: partirà da 150 euro per 110g/Km per arrivare a 3 mila euro oltre i 250g/Km. Chi acquista un'auto sotto queste soglie (in pratica quelle a metano, elettriche o ibride) avrà un incentivo tra 1.500 e 6.000 euro. Non appena letto l'emendamento il settore è andato in subbuglio. Sindacati e imprese hanno immediatamente fatto sentire la loro voce. Il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha parlato di «uno schiaffo al settore». Il segretario nazionale Ferdinando Uliano gli ha fatto eco. «A rischio», ha detto «è tutta la filiera dell'automotive italiana con le sue 5.704 imprese e gli oltre 258.000 occupati, perché gli investimenti già programmati verranno messi in discussione, e le ripercussioni saranno pesantissime per l'occupazione». Per il numero uno della Uilm, Rocco Palombella, «colpire il comparto dell'auto significa mettere a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro». È una «misura estemporanea» anche per Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile automotive. Dall'altro lato della barricata, il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz, ha parlato di una «misura offensiva e volgare».
 

L'Anfia, l'associazione della filiera automobilistica, che solo pochi giorni fa aveva ricevuto dal premier Conte rassicurazioni sul settore, ha bollato la tassa come «sbagliata» e che «penalizza le classi sociali con minore capacità di spesa». Il timore è che il settore si fermi. E sarebbe un problema. L'auto è il motore che al momento sta spingendo il Pil. Gli effetti potrebbero farsi sentire presto se la norma dovesse essere confermata al Senato, con il rischio di colpire stabilimenti importanti come quello di Pomigliano D'Arco, collegio, tra le altre cose, del vice premier Luigi Di Maio.

IL DATO
In questo clima ieri è proseguito l'esame della manovra. Diverse le misure introdotte dalla Camera. Le società non quotate e che non emettono titoli negoziati su mercati regolamentati potranno non applicare i principi contabili internazionali. La norma è stata ribattezzata «scudo anti spread». Confermata anche la maggiorazione Tasi. L'aliquota potrà essere mantenuta allo stesso livello individuato fino a quest'anno, cioè ad un massimo dello 0,8 per mille in più dell'aliquota ordinaria, rimanendo in comuni come Roma e Milano all'11,4 per mille anziché al 10,6 per mille. Intanto è arrivata l'ennesima revisione delle stime di crescita. Secondo l'agenzia di rating Fitch, il Pil italiano non andrà oltre l'1% quest'anno e l'1,1% il prossimo (contro l'1,2% stimato in precedenza).

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribattuto che Fitch «non conosce la proposta all'Ue» e che dunque «si ricrederà». In realtà la proposta a Bruxelles non è ancora nota a nessuno. Lo stesso Conte ha spiegato che martedì la consegnerà al presidente della Commissione Jean Claude Juncker. Fonti del ministero dell'Economia fanno sapere che questo si tradurrà in un nuovo Documento programmatico di bilancio, il terzo. Se le previsioni saranno confermate, Palazzo Chigi e Tesoro proporranno di rivedere il 2,4% di deficit abbassandolo ad una cifra vicina al 2%. I risparmi (4-4,5 miliardi) arriveranno da una revisione delle due misure cardine, il Reddito di cittadinanza e la riforma «Quota 100» delle pensioni. Il deficit, come ha confermato ieri lo stesso Conte, scenderà anche nel 2020 e nel 2021.

Ultimo aggiornamento: 17:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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