Soumahoro, case fatiscenti: sulla coop denunce ignorate. Immobili inadeguati a ospitare migranti

Alloggi inutilizzati oppure sovraffollati. Nessuna trasparenza su costi e contratti

Soumahoro, case fatiscenti: sulla coop denunce ignorate. Immobili inadeguati a ospitare migranti
di Vittorio Buongiorno
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Domenica 27 Novembre 2022, 22:14 - Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 13:36

Quanti sono gli immobili, gli appartamenti, le villette, i ruderi affittati dalla cooperativa Karibu in provincia di Latina? E a che prezzo? Impossibile saperlo. In meno di 20 anni sul territorio 60 milioni di fondi ministeriali per l’accoglienza dei migranti sono arrivati alle cooperative riconducibili alla suocera di Aboubakar Soumahoro. Servivano case su case per soddisfare una domanda dilagante, ma le strutture affittate spesso e volentieri non rispondevano ai requisiti minimi delle decenza, come ora sta verificando l’inchiesta della Procura della Repubblica. Lo dimostrano tante piccole storie.
Aprilia, esterno giorno, 2019. Un immobile sperduto nelle campagne di Campodicarne. È lì che arriva, con non poca fatica l’allora senatrice 5 Stelle Elena Fattori. Quella casa casca a pezzi. Ad attendere la parlamentare in visita ispettiva c’è Marie Therese Mukamitsindo, la suocera di Soumahoro. «Non c’era nessuno, mi ricordo che in una stanza c’erano decine e decine di paia di scarpe, vecchie e sporche di fango. Chiesi di chi erano e mi fu detto che le collezionavano».

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FUORI CONTROLLO

Seconda scena. Roccagorga, fine 2019, sulla strada che porta al cimitero  affacciano le finestre di vari appartamenti affittati dalla cooperativa Karibu nell’ambito del progetto Sprar che ha portato nelle casse della cooperativa 15 milioni in 15 anni. Sta passando il corteo funebre di un ragazzo morto tragicamente. «La gestione di quelle case era fuori controllo - racconta l’allora sindaca Nancy Piccaro che aveva ereditato quel progetto dall’amministrazione precedente - Quei ragazzi si misero a fischiare contro il corteo funebre, fu spiacevole. Fu uno dei tanti motivi che mi convinse a dire basta, a non rinnovare quell’accordo».

Terza scena, Terracina, giorni nostri. Un edificio cadente in una strada senza uscita a pochi passi dal mare, tra alberghi quattro stelle e villette per le vacanze. È uno dei tantissimi immobili affittati dalla cooperativa Karibu, ma in quelle case nessuno risponde al citofono, nessuno si affaccia. Nel parcheggio c’è una macchina con la targa ucraina. Nulla più.
In molti, troppi casi, si tratta di abitazioni vecchie, fatiscenti, inadeguate. «Non fu bella quella visita, non dissi nulla - ricorda la Fattori - ma alla fine scrissi una relazione che consegnai personalmente al sottosegretario Gaetti. Non so cosa sia successo dopo, ma oggi francamente mi fa un po’ sorridere vedere lo stupore su questa vicenda. Mi pare che fosse tutto chiaro da anni e mi chiedo perché non si sia intervenuto».

Stessa storia a Roccagorga. «Abbiamo detto basta, erano case vecchie e non adeguate. Non c’era nessun controllo sul numero degli occupanti» insiste l’ex sindaca Piccaro. Negli anni sono saltati fuori altri casi emblematici. Come la villa alle porte di Latina affittata dalla Karibu e con gli arredi già sistemati per 50 migranti, fu sequestrata dalla polizia locale alla vigilia dell’apertura, si scoprì che era abusiva e inagibile, a quel punto gli enti si rimpallarono le responsabilità: nessuno si era accorto di nulla.

I PROPRIETARI

In queste settimane poi saltano fuori tanti piccoli proprietari di immobili che, proprio come i lavoratori, lamentano di non aver ricevuto i soldi degli affitti. Anche questo è un aspetto che finirà al centro delle indagini della Procura e dell’ispezione ministeriale.

 

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