Karibu, Aid e i fondi per l'Ucraina: mai pagato il 22enne che parla russo

Karibu, Aid e i fondi per l'Ucraina: mai pagato il 22enne che parla russo
di Vittorio Buongiorno
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Domenica 27 Novembre 2022, 17:17

E' il 6 aprile di quest'anno quando la Regione Lazio pubblica la determina G04199. E' da poco scoppiata la guerra e in Italia stanno arrivando decine di migliaia di profughi. Viene approvato l'avviso pubblico: Realizzazione di interventi e reti per la presa in carico e l'inclusione socio-lavorativa della popolazione ucraina sul territorio della Regione Lazio. Il 12 si attiva la task force.
Le cooperative sociali si attivano immediatamente. C'è bisogno di aiuto e ci sono soldi fondamentali per un settore sempre in cerca di risorse per dare risposte alle fasce più deboli. In provincia di Latina sono quattro le cooperative ammesse al finanziamento: Ninfea, Quadrifoglio e poi Karibu e Consorzio Aid, le due cooperative riconducibili a Marie Therese Mukamitsindo, suocera di Aboubakar Soumahoro, il parlamentare che ha fondato la Lega Braccianti. Karibu ottiene 259 mila euro per il progetto Icarus (Interventi per la Capillare Accoglienza dei Rifugiati Ucraini e per l'inclusione Socio-lavorativa), mentre Aid (Agenzia per l'inclusione e i diritti) nel ottiene 298 mila per il progetto B.U.S.S.OLA (Bisogni degli Ucraini delle Ucraine per il Sostegno SOcio LAvorativo).
Come sono stati utilizzati anche questi soldi è oggetto di verificada parte della Procura della Repubblica di Latina e degli inspettori del Mise piombati in provincia per uno screening completo delle ttività di Karibu e Aid. Ovviamente il primo problema che si pose per le due coop fu trovare interpreti che parlassero russo. Non semplice per chi da due decenni aveva avuto necessità di interfacciarsi con migranti in arrivo dall'Africa e dall'Asia. Il caso volle che un mediatore culturale, un ingegnere magrebino che lavorava per Karibu, fosse stato raggiunto a Latina dal nipote. «Lui parla il russo - racconta Youssef - perché ha studiato Farmacia in Russia, poi ha studiato anche in Spagna».

L'altra mattina erano nella sede del sindacato Uiltucs, guidato da Gianfranco Cartisano. E' a lui che si sono rivolti fino ad oggi una ventina di operatori delle due cooperative che da mesi chiedevano invano di essere pagati. Dalle sue denunce è nato prima il caso mediatico che va avanti da giorni e poi anche le inchieste della Procura della Repubblica. Due delle persone non pagate sono appunto Youssef e suo nipote.
«Mio nipote ha ricevuto a giugno duecento euro in contanti - racconta l'ingegnere - poi più nulla». In realtà la lettera del Consorzio Aid specifica che verrà pagato 1.250 per una prestazione di lavoro occasionale «per mediazione culturale e cura della casa nell'ambito del progetto Slima». Soldi che comuunque dice di non aver mai ricevuto e per questo ha sporto denuncia come ha fatto lo zio che invece vanta un debito ben più sostanzioso, circa 15 mila euro.
Ma cosa c'entra il progetto Slima? «E' un problema che stiamo riscontrando - spiega Cartisano - Ci sono ragazzi che sono stati assunti per un progetto e poi lavoravano per un altro, tanto che l'altro giorno in prefettura non è stato possibile regolarizzare la posizione di 6 addetti con il pagamento degli arretrati perché non risultano nell'elenco in possesso della Prefettura».
Insomma, un caos. «Noi da mesi stiamo cercando di farci pagare e di avere un contratto regolare come ci è stato promesso. Ma Aline prima ha preso tempo, poi è partita per l'Australia». Aline è un'altra figlia di Marie Therese Mukamitsindo e ha avuto ruoli di vertice nelle cooperative. Nipote e zio mostrano i messaggi che si sono scambiati con lei via whatsapp. «Non ho dimenticato il tuo debito e quello di Mohamed, dovevano essere pagati, poi ci hanno chiesto certificati antiriciclaggio» si scusa. Poi comincia a chiedere fatture. «Ma io dove le trovo le fatture? In Marocco queste cose non si fanno».
 

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