Caos decreti, Mattarella: «Troppe modifiche». Conte: «Incalzo i miei vice ma...»

Mercoledì 17 Aprile 2019 di Marco Conti

Più che lo sblocca cantieri servirebbe lo sblocca decreti. Dopo settimane, dal varo salvo intese in consiglio dei ministri, dei provvedimenti che dovrebbero far ripartire il Paese non si ha ancora notizia. Il governo del cambiamento ha smarrito e ritrovato i testi talmente tante volte che i connotati sono stravolti e quindi necessitano ora di un nuovo passaggio in consiglio dei ministri. Stessa sorte dello sblocca cantieri per il decreto crescita anch'esso approvato salvo intese, e quindi senza accordo, due settimane fa e che potrebbe riemergere in consiglio dei ministri non prima di fine mese.

Caos decreti, stop del Colle: crescita e sblocca-cantieri ai supplementari

IL PASSO
La formula del salvo intese non è nuova nella storia Repubblicana, ma il governo giallo-verde punta al record snaturando la natura di necessità e urgenza che dovrebbe avere lo strumento del decreto. Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è salito al Quirinale poco prima di pranzo trovando il presidente della Repubblica quantomeno sconcertato per testi che cambiano ogni ora e che, soprattutto, non ha avuto modo di leggere nella versione definitiva ma in un susseguirsi di bozze. Un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri dei due decreti sembra quindi doveroso per il Colle. Ed è importante che avvenga anche per avere contezza della condivisione della maggioranza su testi che producono effetti immediati e che poi devono essere convertiti in Parlamento magari evitando che vengano capovolti dalla stessa maggioranza. Al premier Conte - che ormai ha la scrivania intasata di dossier aperti e fatica non poco a tenere a freno i suoi due vice - non è restato che allargare le braccia. Conte ha spiegato a Mattarella che non cessa di «incalzare» i due su ogni argomento e ha promesso una soluzione a breve - forse già nel cdm di domani - almeno per lo sblocca cantieri. Ammesso che però si riesca a trovare l'intesa mancate nel consigli dei ministri del 20 marzo. Eppure i requisiti della necessità e urgenza ci sarebbero tutti visto che con i due decreti il governo intendeva rilanciare l'economia che si avvia verso la recessione. Lunedì scorso, da Dubai, era stato il ministro Luigi Di Maio a sostenere che «entro oggi» il decreto crescita sarebbe andato alla firma del Capo dello Stato. Il provvedimento è ormai diventato una sorte di milleproroghe. Dentro c'è di tutto, o quasi, compreso il meccanismo di rimborso ai cosiddetti truffati delle banche, la norma che cambia le modalità del debito di Roma e forse anche Alitalia che verrà salvata con altri soldi pubblici perché non è Radio Radicale che invece «deve stare sul mercato». Sorte analoga per lo sblocca cantieri. Il 9 aprile l'ineffabile ministro Toninelli aveva spiegato che «questa settimana» il testo sarebbe stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Invece sono trascorsi altri dodici giorni, in tutto fanno 28, mentre Lega e M5S litigano sul codice degli appalti, il numero dei commissari e la parte relativa al riuso urbano.

E così, mentre Salvini dichiara su tutto e Di Maio replica su altrettanto, i provvedimenti sono tutti virtuali mentre Camera e Senato allungano le audizioni su qualunque cosa, a qualunque categoria e interlocutore, pur di occupare il tempo dei parlamentari. Conte sa che riportando i due testi in consiglio dei ministri si rischia però di smentire ciò che ieri ha sostenuto il sottosegretario Giorgetti: «Non c'è nessuna tensione nel governo, su cosa dovrebbe esserci?». Infatti lo stato dei rapporti è tale che se i due vicepremier si incontrano le scintille sono assicurate.
Nei rapporti interni alla maggioranza Mattarella non intende entrare. Tantomeno sui contenuti di due testi che peraltro dovrebbero avvalorare - sempre se approvati - quanto pochi giorni fa ha scritto nel Def il ministro dell'Economia Tria. Ma poichè la campagna elettorale è fatta di annunci - che immediatamente rimbalzano su tv e social trasformandosi in percezione - ieri è stato il ministro Salvini ad annunciare un altro decreto sicurezza. In attesa che il Viminale conceda il bis, promesso ovviamente «prima delle elezioni europee», si avvicina la sospensione dei lavori del Parlamento in vista delle europee del 26 maggio. Una pausa che potrebbe arrivare a tre settimane e che rischia di lasciare in sospeso i testi sino a metà giugno. Ammesso che si riescano a leggere sulla Gazzetta Ufficiale e che non facciano la fine della cittadinanza che si voleva concedere «subito» ai due piccoli eroi del bus di Milano dirottato e incendiato. Sempre, ovviamente, salvo intese.
 

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