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Renzi: nostri senatori compatti. Conte cerchi vaccini non voti, io pronto a parlare di contenuti

Renzi: «Tutti i nostri senatori compatti. Conte cerchi vaccini non voti. E sono pronto a parlare di contenuti»
di Barbara Jerkov
6 Minuti di Lettura
Sabato 16 Gennaio 2021, 00:38 - Ultimo aggiornamento: 12:32

La maggioranza parrebbe non più così sicura di avere i numeri per andare avanti anche senza di lei, presidente Renzi. Lei come la vede? 
«Secondo me senza di noi non hanno i numeri. Sono lontani da quota 161 al Senato. Hanno raccontata un loro auspicio come fosse la realtà. Adesso possiamo parlare di vaccini, di soldi per la sanità, di posti di lavoro, di turismo, di ambiente? La strada della matematica si è chiusa, suggerirei di tornare alla politica».

Dopo esservene dette a vicenda di tutti i colori, ora sembra essere giornata di mediazioni. Ha sentito Zingaretti dire che “in questo anno e mezzo di governo sono stati commessi molti errori e ci sono state molte lentezze”?
«Condivido tutto quello che Zingaretti ha detto in questi ultimi mesi sul governo. Anche quello che ha detto ieri. È sempre interessante quando il segretario del Pd si produce in analisi politiche e non si limita a rilanciare i tweet di Casalino. E il suo giudizio sul ritardo del governo è ampiamente condiviso dal Paese, non solo dal sottoscritto. Siamo i peggiori per il mondo per il numero di morti di Covid in rapporto alla popolazione, abbiamo un crollo del PIL devastante e senza paragoni, mandiamo i nostri ragazzi a scuola meno di tutti gli altri. Bisogna smetterla di dire che siamo il modello per il mondo. E uscire dall’immobilismo».

Le confesso che non mi è chiaro il suo rapporto con il Pd. Qualcuno di loro insiste a dire che con Renzi non è affatto chiusa, Zingaretti però l’ha definita inaffidabile. Chi considera ancora suo amico nel Pd?
«È mio amico chi chiede i soldi per la sanità attraverso il Mes, chi vuole dare i fondi ai Comuni e riaprire le unità di missione sull’edilizia scolastica e sul dissesto idrogeologico, chi vuole l’alta velocità, chi lotta contro i no vax e vuole riaprire le scuole in sicurezza, chi crede nella cultura e nel turismo, chi parla di contenuti e non si limita a copiare la comunicazione grillina. A proposito: ho visto la strana vicenda dell’hacker di Palazzo Chigi. Chiederemo all’autorità delegata ai servizi segreti se intende chiarire che cosa sta succedendo nei profili social del presidente del Consiglio. Se davvero c’è stato un hacker è gravissimo. Se invece qualche funzionario pubblico – pagato dal contribuente – ha mentito, immagino che saranno presi provvedimenti. Non è che una storia così può finire a tarallucci e vino: l’autorità delegata risponderà, ne sono certo».


C’è qualche passo, uscita, dichiarazione di questi giorni che si rimprovera? Un eccesso di sicurezza?
«Ero sicuro che si provasse a risolvere con la politica, non con gli hastag. Ma vedremo se c’è ancora tempo. Col senno di poi abbiamo fatto molti errori. Col senno di poi non avremmo dovuto fidarci di chi ci ha chiesto di non sfiduciare Bonafede, questo l’errore più grande». 

Ha visto che c’è un pezzo di M5S che ha chiesto garanzie precise contro Mes e prestiti del Recovery per riconfermare la fiducia a Conte?
«Chi dice no al Mes ferisce la sanità italiana e chi vi lavora. Chi dice no al Recovery uccide l’economia italiana e crea un esercito di disoccupati. Dei cinque stelle non dico nulla».

Vede possibile, a questo punto, la ripresa di una interlocuzione con Conte? E su quali basi?
«Deve chiederlo al premier. Lui ha detto: con Renzi mai più. Legittimo. So che sta cercando voti in Senato: spero che stia cercando vaccini almeno quanto cerca responsabili. Ieri la Pfizer ha ridotto del 29% le forniture di vaccini. Questa sì che è una tragedia. Se non vuole parlare con me non è un problema. Se non troviamo i vaccini, invece, è un disastro. A me interessa che si occupi dell’Italia, non di Italia Viva».

Non mi ha risposto: Conte può tornare ad essere un interlocutore, per quanto la riguarda?
«Noi siamo disponibili come sempre, leggo dell’indisponibilità degli altri. Da noi nessuna preclusione, se si parla di contenuti e non di poltrone ci siamo».

La caccia ai responsabili - anzi, ai “costruttori europeisti” - è dichiaratamente aperta. Ma del resto, come spiega Amendola al nostro giornale, “anche Renzi li ha usati a suo tempo”. E’ così o c’è qualche differenza con quanto fece lei al governo?
«Noi avevamo già la maggioranza e sono arrivati gli europeisti di Ala, in aggiunta. Qui mi pare che non ci sia la maggioranza e non si capisce se stia arrivando qualcuno. Mi fa impressione vedere il Pd e Di Maio pendere dalle labbra di Clemente Mastella. Con molti complimenti a Mastella, sia chiaro, per lo straordinario tempismo».

Sincero: quanti senatori di Italia Viva ha messo in conto che possano passare dall’altra parte?
«La verità? Nonostante quello che hanno detto tutti i media a reti unificate io penso che tutti e diciotto i senatori di Italia Viva - PSI voteranno allo stesso modo. Comunque basta attendere martedì e vedremo chi avrà avuto ragione».

L’altra sera ha detto: se Conte non ottiene tutti e 161 i voti di maggioranza del Senato deve andare a casa. E a quel punto che succede?
«Ho detto che secondo me se non ottiene i 161 voti va al Colle, non a casa. A quel punto immagino che sotto la guida autorevole del Presidente della Repubblica in pochi giorni si potrà risolvere una crisi che per noi è una crisi sui contenuti, non sulle poltrone. Noi le poltrone le abbiamo lasciate e io sono così orgoglioso della dignità e della nobiltà di Teresa, Elena, Ivan che vorrei urlarlo. In un mondo pieno di gente che si auto candida a tutto, questi nostri colleghi hanno lasciato una poltrona carica di responsabilità. Chapeau, davvero tanto di cappello. Ecco perché Iv è differente».

Lo sa, vero, che nonostante le sue certezze granitiche la possibilità che a giugno si voti esiste. A quel punto con chi correrà Iv?
«Maddai, è un’ipotesi che non esiste. La mettono in giro da Palazzo Chigi solo per impaurire qualche senatore col mutuo ancora da estinguere e dunque timoroso delle urne. Tecnicamente lo sanno tutti: si vota nel 2023. Io dico: basta manfrine, impieghiamo il tempo da qui ai prossimi due anni per sognare un’Italia diversa. E per costruirla. Parliamo di giovani, non di ministeri. Parliamo di politica, non di populismo. Parliamo d’Italia, non di poltrone».
 

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