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Pnrr, Draghi: «La sfida è spendere con onestà»

Pnrr, Draghi: «La sfida è spendere con onestà»
di Alberto Gentili
6 Minuti di Lettura
Martedì 22 Giugno 2021, 17:39 - Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 14:51

«Questa volta ce la faremo, spenderemo tutti i fondi europei. Oggi si celebra l’alba della ripresa economica italiana», garantisce Mario Draghi. «E’ un’opportunità che viene una sola volta nella vita, il vostro successo sarà il nostro successo. Un’Italia più forte, rende l’Europa più forte», offre sponda Ursula von der Leyen. Negli studi di Cinecittà, dove ci celebra l’approvazione da parte della Commissione europea del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da 191,5 miliardi, l’enfasi è quella dei momenti storici. Del resto non si era mai visto, nella storia europea, l’Italia prendere il massimo dei voti. Invece nel pagellone sul Pnrr che la presidente della Commissione consegna nelle mani del premier italiano ci sono tutte A e una sola B, alla voce “costi”.

Tra i due il feeling è evidente. E’ un rapporto basato sulla fiducia reciproca. E Draghi guarda già più in là, all’ambizioso progetto di un up-grading dell’Unione con una politica fiscale comune e gli eurobond. Così mette a verbale: «Questo è il giorno dell’orgoglio, ma è solo l’inizio. Ora la sfida più importante è l’attuazione del piano». Bisogna sfruttare al meglio la prima trance da 24,8 miliardi che arriverà entro l’estate («quanto un’intera manovra economica») «e bisogna spendere questi soldi bene, in maniera efficiente, efficace e con onestà». Perché se «il Pnrr andrà in porto» da qui al 2026 e se gli italiani sapranno «ripagare la fiducia degli europei che pagheranno le tasse per finanziarci», «sono certo che alcune parti del Piano diventerà strutturale», come il fondo Sure contro la disoccupazione. E questo proprio perché «saremo stati affidabili».

Pnrr, Draghi: l'alba della ripresa

Draghi, mentre sui maxischermi dello studio 10 scorrono le immagini del cinema italiano accompagnate dalle note di Ennio Morricone, parla di «grande responsabilità». Descrive il Pnrr come «l’alba della ripresa dell’economia italiana». Una ripresa «significativa, duratura, con al centro l’inclusione sociale e la sostenibilità». Un po’ l’Italia descritta nei film realizzati negli studios di Cinecittà: «Qui negli anni del Dopoguerra il nostro cinema raccontava la vita delle famiglie italiane. Prima gli stenti, poi il lavoro e infine l’entusiasmo». Quel boom economico che il premier spera di poter replicare proprio grazie al Piano appena approvato dall’Ue e che la von der Leyen descrive «ambizioso e lungimirante». 

La presidente della Commissione conosce i difetti dell’Italia. Sa che nel passato i fondi europei sono tornati al mittente per l’incapacità del nostro Paese di spenderli. «Per l’attuazione del Pnrr dovremo lavorare in modo duro e la Commissione sarà accanto a voi passo passo», promette Ursula. Non per un sussulto di bontà. Ma perché «un’Italia più forte rende l’Europa più forte». Draghi non si nasconde. E’ consapevole che non spendere bene i fondi europei, o non spenderli, si trasformerebbe in un boomerang. Ma questa volta, ne è convinto il premier, la storia «sarà differente». Perché adesso «c’è una forte volontà politica». E perché ora «c’è la capacità amministrativa» per realizzare i progetti e portare in porto gli investimenti. Abbiamo fatto tante semplificazioni che cambieranno in profondità la Pubblica amministrazione e il suo agire». Perciò «il Pnrr, anche se il rischio c’è, non sarà il solito annuncio».

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IL CRONOPROGRAMMA

Ma, appunto, «la sfida comincia adesso». E mentre von der Leyen sollecita la riforma della giustizia «per accelerare i procedimenti civili e penali», Draghi descrive il cronoprogramma «per realizzare riforme e investimenti nelle tempistiche previste»: «Finora abbiamo approvato i pilastri, vale a dire la governance» del Pnrr, «le semplificazioni e il reclutamento per permettere alla Pubblica amministrazione di realizzare i progetti». Adesso, «entro giugno, verrà approvata la riforma degli appalti e delle concessioni, a luglio faremo quella della concorrenza. La riforma della giustizia a giorni dovrebbe andare in Consiglio dei ministri». Sempre che il premier riesca ad aggirare i veti dei 5Stelle e a stoppare le sortite di Matteo Salvini. «L’idea è di procedere a massima velocità in modo da essere pronti per quando i progetti cominceranno», spiega Draghi.

In tutto questo Ursula promette «l’appoggio totale» della Commissione. Parla degli effetti del Pnrr: una spinta alla crescita fino al 2,5% con la creazione di 240mila posti di lavoro. E stacca il primo assegno, o quasi: «La nostra approvazione oggi è fondamento per i 191,5 miliardi» del Pnrr dell’Italia. «Una volta approvato dal Consiglio Ue nelle prossime quattro settimane, saremo pronti a erogare i primi fondi da 24,8 miliardi». E questo anche grazie al fatto che «il mercato ha reagito bene» all’emissione dei bond per il Recovery Plan: «La richiesta è stata sette volte superiore all’offerta».

Chissà che non abbia ragione Draghi: se l’Italia saprà spendere bene e in modo onesto tutti i fondi europei, c’è la possibilità che gli eurobond strutturali diventino realtà. Ma, si diceva, «siamo solo all’inizio». 
Anche Sergio Mattarella, visitando in mattinata un nuovo campus del Politecnico di Milano, aveva definito il Pnrr un «nuovo inizio». Sottolineando «la proiezione verso il futuro in sintonia con il momento che il nostro Paese sta attraversando». «Un momento di nuovo inizio», appunto, «non di ritorno alle condizioni precedenti alla pandemia, ma di un inizio su condizioni diverse e nuove, adeguate alla realtà che ci si presenterà in futuro».

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