Enrico Letta, le donne capigruppo e la grana Base Riformista: tensioni nel Pd, scontro al Senato

Enrico Letta, le donne capigruppo e la grana Base Riformista: tensioni nel Pd, scontro al Senato
di Mario Ajello
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Lunedì 22 Marzo 2021, 10:25 - Ultimo aggiornamento: 16:06

«E ora ci contiamo». La corrente dei renziani Base Riformista, parla - non tutti ma qualcuno - di vera e propria “epurazione”: «Altro che spazio alle donne, qui si vuole fare piazza pulita contro di noi». Ecco, il Day After dell’annuncio esplosivo di Enrico Letta - i due capigruppo parlamentari devono essere donne e non più Delrio alla Camera e l’ex renziano Marcucci al Senato - sta provocando polemiche e scontri e si annuncia una mossa dura: quello di Base Riformista che a Palazzo Madama detengono la stragrande maggioranza dei numeri nel Pd vogliono andate alla conta. Una sfida: «Marcucci non va rimosso, votiamo e vediamo chi vince».

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Le mosse

Per Letta una grana non da poco. C’è chi dice che Marcucci se viene rimosso passa a Italia Viva dal suo amico Renzi ma chissà perché altri dicono che non gli converrebbe aderire a un partito messo assai male e che non gli garantirebbe il ritorno in Parlamento. Alla Camera situazione meno esplosiva anchè perché al posto di Delrio potrebbe andare Debora Serracchiani che appartiene alla stessa corrente del capogruppo uscente. Insomma la presa di posizione del segretario sel Pd va a scardinare un sistema di equilibri tra correnti articolato tra presidenti e vice nei gruppi. E non viene presa affatto bene. L’ipotesi di un cambio era comunque nell’aria da giorni. Ora le indiscrezioni sono diventate una richiesta esplicita di Letta. E i gruppi - le assemblee sono previste domani - saranno chiamati ad esprimersi su una richiesta che suona un po’ come un atto di fiducia verso il nuovo segretario Pd.

 

Le reazioni

«Certo, è un’entrata a gamba tesa - dice un deputato dem - ci ha spiazzato tutti. Da Parigi è tornato Enrico ‘Matteo’ Letta, è tornato un rottamatore…». Stamattina nelle chat e nelle telefonate tra parlamentari c’è sbandamento. C’è chi ragiona così : «Vediamo, non è detto che Marcucci non venga rieletto… e poi se il problema è la foto per la parità di genere, ma di che cosa parliamo?». Qualcuno frena: «Non sappiamo che cosa intende fare Marcucci, lui di certo ha i numeri ma arroccarsi e per di più sulla parità di genere non avrebbe senso». Il riferimento sulla “foto” è nel passaggio dell’annuncio femminista di Letta quando dice: «Quando sono arrivato ho detto che c’è un problema enorme di presenza femminile nel nostro partito: tre ministri sono uomini, io sono un uomo. Penso che per forza di cose due capogruppo debbano essere due donne. Non possiamo fare una foto di gruppo del vertice del partito e presentare volti di soli maschi. In Europa sono cose che può fare Viktor Orbán in Ungheria o Mateusz Morawiecki in Polonia».

Lo scenario

Ora a chi toccherà succedere a Delrio e Marcucci se Letta riesca a rimuoverli? A Montecitorio il gruppo è articolato tra varie anime dem e le possibilità sono diverse da Paola De Micheli alla Serracchiani fino a Alessia Morani e Marianna Madia. Al Senato le cose sono più complicate anche per la presenza corposa di parlamentari di Base Riformista. Nel caso di un cambio, la senatrice di area più riconoscibile sarebbe stata Simona Malpezzi che però è impegnata al governo. C’è poi l’ex-ministra Valeria Fedeli, che da alcuni senatori viene data in pole. Ed ancora Anna Rossomando, che è vicepresidente del Senato e neonominata in segreteria da Letta, vicina ad Andrea Orlando. E infine Roberta Pinotti, figura autorevole, di Areadem di Dario Franceschini. Il problema vero è che Letta deve vincere assolutamente questa partita. Se la perde o la pareggia (via Delrio che comunque è figura affidabile agli occhi di Letta e resta invece Marcucci), è uno smacco per il segretario che vuole superare le correnti e sarebbe una vittoria per le correnti. È una grande soddisfazione per Renzi che dimostrerebbe di avere ancora una sponda nel suo ex partito. In Base Riformista comunque sono in molti a non voler sfidare il nuovo segretario.

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