Matteo Salvini, coprifuoco e sfiducia a Speranza: Lega fuori dall'aula nel voto. «Non cadiamo nella trappola di FdI»

Matteo Salvini, coprifuoco e sfiducia a Speranza: Lega fuori dall'aula nel voto. «Non cadiamo nella trappola di FdI»
di Mario Ajello
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Lunedì 26 Aprile 2021, 17:00 - Ultimo aggiornamento: 18:55

E’ una supplica. Chi dal vivo e chi per telefono: «Matteo, che non ti venga in mente di appoggiare l’ordine del giorno della Meloni per abolire il coprifuoco!». Glielo dicono i suoi a Salvini. Gli stessi che da giorni insistono su di lui: «Guarda Matteo che se votiamo a favore della sfiducia a Speranza,  che vogliono i Fratelli d’Italia, perdiamo la faccia sia come partito di governo e  ci pieghiamo ai voleri della Meloni che come oppositrice è più credibile con noi che siamo nella maggioranza a sostegno di Draghi». Salvini rassicura tutti: «Non preoccupatevi, non sono così matto...».

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La tentazione di Matteo

Ma per uno che fa campagna elettorale permanente, che sta nell’area di governo ma in modalità anche di lotta, che vede crescere i sondaggi della Meloni e diminuire quelli per la Lega, la tentazione di farsi sentire ancora più forte come governante-oppositore, la voglia di resa dei conti con Speranza che «sa vedere solo rosso» e con i chiusuristi (ma tra loro c’è anche Draghi) che credono nel coprifuoco alle 22 e non alle 23 e non lo vogliono cambiare, sono spinte a cui Matteo non è immune. Anzi rientrano nella sua concezione combat, sempre all’attacco anche quando si è nell’esecutivo (perciò Prodi ha detto di lui: «Si è imbertinottato», ossia sembra Bertinotti che attaccava la squadra di governo di cui Rifondazione Comunista faceva parte) ed evviva la piazza sempre e comunque. Sta di fatto che Fratelli d’Italia sta cercando di stanare Salvini, di mettergli il bastone tra le ruote, di denudarlo dalla sua doppia veste di in e out rispetto all’esperienza Draghi. «Ma io - ripete Salvini - nella lorto trappola non ci casco».

La sfida

Ma la soffre, e assai, la competizione che la Meloni ha innescato e nella quale FdI sta crescendo secondo i sondaggi e il Carroccio sta calando. Nel partito meloniano si gioca con perfidia.  «Ho sottoscritto la petizione popolare degli amici della Lega per abolire il coprifuoco - dice il capogruppo dei deputati di FdI, Francesco Lollobrigida - perché la proposta del partito di Salvini chiede la stessa cosa che noi  ripetiamo da tempo: va eliminata una misura inutile, che non limita i contagi ma solo la libertà d’impresa e dei cittadini. Per questo invitiamo tutti i deputati a votare il nostro ordine del giorno per cancellare questo provvedimento illogico». 
Domani l’odg va al voto, ma la Lega fa spallucce: «Fatti loro, questa è una mossa che non serve a niente», minimizzano i big del carroccio. Invece serve a staccare la Lega dalla maggioranza e a metterla in un campo incerto, confuso, spaesato, visto che il posto all’opposizione è già occupato da Giorgia e che Matteo fuori dall’area di governo per ora dice di non voler andare. E comunque, la trappola che il partito alleato, ma concorrente e super rivale, ha teso alla Lega è di quelle che possono fare molto male. Salvini ha ordinato ai suoi di non essere in aula e chi dei suoi ci sarà si asterrà. «Le mozioni prima le leggo, poi le commento, lasciano il tempo che trovano. Se si apre o se si chiude lo decide il governo, non gli ordini del giorno». Così Salvini evita la trappola e stronca l’iniziativa della Meloni.

Cosa farà il Carroccio

Positivo invece il giudizio sulla petizione popolare lanciata sullo stesso argomento dal suo partito: «Che decine di migliaia di persone in 24 ore hanno messo nome, cognome, indirizzo fisico e mail, dicendo restituiteci il lavoro e la libertà di uscire di giorno e di notte, penso sia significativo». Dunque Lega fuori dall’aula di Montecitorio nel voto sul coprifuoco e fuori dall’aula anche quando si dovrà sfiduciare Speranza che pure il capo leghista detesta. Resta il fatto che tra Salvini e Meloni il limite della reciproca insopportabilità ormai è quasi superato. Si guardano in cagnesco. E questo sta avendo conseguenze anche sull’incapacità del centrodestra di trovare candidati condivisi per le città che vanno al voto ad ottobre. I ministri della Lega intanto sono preoccupati perché Salvini sta giocando al governante-oppositore e Draghi di questo si lamenta con Giorgetti e con gli altri.  Oltretutto, sono sul tavolo in questa fase 500 nomine importantissime nelle aziende pubbliche e la Lega di governo vuole partecipare in pieno alla spartizione (sulla Rai, per le Ferrovie e in altri colossi) e non crede conveniente in questa fase fare troppo baccano. Ai piani alti della Lega c’è qualcuno che ammette: «Sì, siamo un po’ preoccupati. Se al tempo del governo Conte 1, in gialloverde, abbiamo guadagnato consensi alzando sempre la voce e imponendo i nostri temi, stavolta è diverso con Draghi: meglio avere un profilo più basso. Anche perché a gridare, ma dal luogo naturale per farlo, c’è già qualcuno: la Meloni». Ma il problema di Salvini sono i sondaggi. La sola ipotesi, non da escludere del tutto, che gradualmente la Lega vada sotto alla soglia del 20 per cento, finendo magari dietro al Pd e a FdI, viene vissuta con angoscia. 

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