Manovra, appalti senza gara: alzato il tetto da 40 a 200mila euro. E scoppia la polemica

Mercoledì 19 Dicembre 2018
Dopo la prescrizione, lo scudo fiscale, l'ecotassa sulle auto -ma l'elenco potrebbe essere ben più corposo- scoppia una nuova grana in seno alla maggioranza 'giallo verdè. E deflagra proprio mentre il premier Giuseppe Conte entra sorridente nell'Aula del Senato per spiegare all'emiciclo che l'Italia ce l'ha fatta a evitare la temuta procedura d'infrazione. Stavolta al centro della contesa c'è la modifica, contenuta in legge di bilancio, alla soglia di affidamento diretto degli appalti per i Comuni. Il tetto per affidare i lavori senza bando, dunque senza alcuna gara, viene alzato da 40mila a 200mila euro. Un'operazione per cui, stando alle stime, 7 miliardi di euro di spese potrebbero essere stanziati solo a discrezione dei sindaci.

E così, proprio mentre Conte prende la parola nell'Aula di Palazzo Madama, i vertici M5S assicurano all'Adnkronos di esigere una decisa inversione di rotta sulla questione: «La norma sul codice degli appalti che porta il tetto da 40 mila a 200 mila euro va cambiata», dicono senza indugiare. La modifica alla soglia di affidamento diretto degli appalti era arrivata nel vertice tenutosi domenica notte a Palazzo Chigi. L'Autorità Anticorruzione ha più volte evidenziato i rischi del'affidamento diretto. Ed erano molti, nelle file del M5S, ad aver storto il naso davanti a una norma «voluta dalla Lega», assicurano fonti di governo pentastellate.

I vertici del M5S chiedono dunque di cambiare la norma, decisi a puntare i piedi anche se questo dovesse innescare un nuovo braccio di ferro con gli alleati di governo. I 5 Stelle chiedono che la modifica alla soglia di affidamento diretto degli appalti per i Comuni sia legata solo agli investimenti previsti in legge di bilancio. Non solo. Intendono limare il tetto a 150mila euro e circoscriverlo a un periodo limitato, spiegano all'Adnkronos. Anche perché fissare la soglia a 150 mila euro chiuderebbe un altro varco aperto dalla misura introdotta domenica notte: la certificazione Antimafia è richiesta solo per appalti superiori ai 150mila euro, dunque portare l'asticella sopra questa soglia potrebbe rendere vita facile alla criminalità organizzata, facendo lievitare il rischio infiltrazioni. Un esempio su tutti è quello di mafia capitale, in quel caso ci si trovò di fronte ad affidamenti diretti eseguiti in urgenza. Stando a quanto sostenuto dai vertici pentastellati, l'accordo con l'alleato di governo inizialmente andava in questa direzione -tetto fino a 150mila euro e limitato a investimenti in manovra- ma poi sarebbe cambiato in corsa.

Oltretutto, a quanto si apprende, sarebbe stata la stessa Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ad aver suggerito al governo, in contatti informali avuti nei giorni scorsi, di circoscrivere il provvedimento ponendo dei paletti: un vincolo temporale o un vincolo di scopo - il consiglio dell'Anac - oppure la possibilità di chiedere dei preventivi alle aziende interessate all'appalto per vagliare le offerte. D'altronde già nel cosiddetto 'Sblocca Italià del governo Renzi, a fine 2014, Cantone si espresse contro una misura simile che derogava alle leggi ordinarie. Il numero 1 dell'Anac, pur riconoscendo che provvedimenti di questo tipo erano per lo più dettati da obiettivi di accelerazione dei lavori e quindi di condivisibile efficienza, aveva messo in guardia dal rischio 'di poter avere involontariamente negativi effetti sul piano della legalità'. Per giunta, ironia della sorte, all'epoca erano stati proprio i 5 Stelle ad appellarsi a Cantone chiedendo un intervento diretto del capo dell'Anac contro la possibilità delle amministrazioni di affidare direttamente i lavori senza gara.
Ultimo aggiornamento: 17:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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