Inps, duello sui poteri di Tridico: a rischio le nomine dei direttori

Martedì 6 Agosto 2019 di Francesco Pacifico

Sull'Inps aleggia lo spettro di una pletora di ricorsi. E a porre il problema al Tesoro e al ministero del Lavoro sono stati gli stessi organi di controllo dell'Inps. La domanda che si sono posti è: può Pasquale Tridico, presidente dell'istituto privo di consiglio di amministrazione per i ritardi della politica, firmare atti che sarebbero di competenza dell'organismo, che, però, ancora manca? Soprattutto da quando l'economista ha perso lo status di commissario per diventare presidente a tutti gli effetti. Sembra una questione formale, ma potrebbe avere conseguenze molte pratiche sull'ente: in estrema istanza, anche scatenare contenziosi sulle delibere finora prese, rallentando l'attività di via il Ciro il Grande. Il problema è stato segnalato nella seduta del primo agosto durante la cosiddetta riunione di gestione, alla quale hanno partecipato i manager della struttura tecnica e i sindaci, con l'apporto del magistrato delegato dalla Corte dei Conti al controllo. E in quest'ottica, sempre dagli organi di audit, sarebbe stata inviata nei giorni scorso una lettera per ottenere chiarimenti dai ministeri competenti.

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LA GENESI
In sostanza, tutto nasce dalla decisione - inserita nel cosiddetto Decretone che ha regolato il reddito e Quota 100 - di reintrodurre nella governance dell'istituto il consiglio d'amministrazione, cancellato dall'ex ministro Maurizio Sacconi. E il provvedimento è chiaro sulla divisione dei poteri: al presidente sono delegati i compiti di rappresentanza legale dell'ente, di convocare e presiedere il Cda e di assistere alle sedute del consiglio di indirizzo e vigilanza. Nulla di più. Il Cda, invece, ha l'ultima parola sui piani pluriennali, sui criteri di investimento, sul bilancio preventivo e consuntivo, sulla programmazione, sull'impiego dei fondi disponibili, sull'organizzazione dell'organico, mentre il direttore generale ha il cosiddetto potere d'indirizzo. Sempre nel Decretone si prevede che nelle more del passaggio di consegne tra vecchia e nuova gestione, «possono essere nominati i soggetti cui sono attribuiti i poteri, rispettivamente, de presidente e del consiglio di amministrazione».
Il 14 marzo scorso, con decreto interministeriale e «nelle more del perfezionamento della procedura di nomina» della governance, a Tridico e al suo vice Adriano Morrone «sono attribuiti i poteri del presidente e del consiglio di amministrazione». Da notare che non viene usata la formula di commissario. Il 22 maggio, con decreto legge presidenziale registrato dalla Corte dei Conte il 26 giugno, l'economista viene nominato presidente dell'Inps con i soli poteri previsti dalla legge. Ed è da qui che iniziano a sorgere i problemi.
Per la cronaca, al consiglio dei ministri di oggi dovrebbe essere designato il Cda dell'Inps. Intanto, in una serie di missive inviate al governo in questi mesi, gli organi di controllo chiedono chiarezza su due aspetti: in primo luogo, se durante «le more del perfezionamento della procedura di nomina» dei nuovi vertici non sarebbe stato meglio nominare Tridico e Morrone come commissari, indicando anche i tempi del loro incarico. Ma soprattutto l'audit vorrebbe capire se, in qualità di «semplice» presidente, l'economista poteva firmare tutti gli atti emessi dal 22 maggio in poi. Parliamo di provvedimenti importanti per la gestione del reddito e Quota 100 così come l'avviso per la commissione che dovrebbe selezionare il vicario del coordinamento medico legale. Senza contare che in questi mesi lo stesso Tridico ha delineato una riorganizzazione dell'istituto, che in teoria avrebbe dovuto proporre il direttore generale.
 

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