Fine vita, cosa prevedono le leggi degli altri Paesi europei

Giovedì 26 Settembre 2019
Fine vita, cosa prevedono le leggi degli altri Paesi europei

La sentenza della Corte Costituzionale di ieri è destinata a entrare nella storia: è il primo passo concreta in materia di fine vita che l'Italia si appresta a compiere. Il nostro Paese era un caso particolare tra gli ordinamenti giuridici europei. Rimasto tra i pochi in Europa a considerare l'eutanasia fuori legge, nel mentre la legislazione sul suicidio assistito continuava a mancare. Ad oggi, l'eutanasia è illegale, oltre che in Italia, in Irlanda.

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Il percorso apertosi ieri potrebbe portare alle prime indicazioni precise in una materia così delicata. Guardando agli altri paesi europei, per prima è stata l'Olanda nel 2002 a legalizzare l'eutanasia diretta e il suicidio assistito e, due anni più tardi, ad approvare il Protocollo di Groningen sull'eutanasia infantile. È così cominciato in questo modo un percorso decisamente difficile e animato da un dibattito spesso molto acceso che in Europa ha portato ad adottare soluzioni diverse, in altri casi più sfumate e in altri più radicali, con Paesi che hanno riconosciuto l'eutanasia e altri che hanno continuato a bandirla come omicidio.

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A seguire la strada battuta dall'Olanda è stato in primis il Belgio, che nel 2003 ha legalizzato l'eutanasia e che nel 2016 l'ha estesa ai minori. In Lussemburgo, dove è stata legalizzata nel
marzo 2009, la pratica vale invece soltanto per gli adulti e per i pazienti in condizioni di salute così gravi da essere considerate «senza via d'uscita». La vicina Svizzera prevede sia l'eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito.

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La Francia ha introdotto con la legge Leonetti del 2005 il concetto di diritto al «lasciar morire», che favorisce le cure palliative. In Gran Bretagna, dove l'interruzione delle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002 e si è introdotto anche il concetto dell'aiuto al suicidio «per compassione», dal 2010 le sanzioni per chi viene giudicato colpevole di aver aiutato una persona a morie sono state ammorbidite. Spostandoci più a Nord, la Svezia ha legalizzato l'eutanasia passiva nel 2010, tollerata anche in Germania, Finlandia e Austria, su richiesta del paziente.

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In altri Paesi, come Danimarca, Norvegia, Ungheria, Spagna e Repubblica Ceca il malato può rifiutare le cure o l'accanimento terapeutico. In Portogallo sono condannate sia l'eutanasia passiva sia quella attiva, ma è consentito a un comitato etico di interrompere le cure in casi disperati.

 

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