Regionali 2020, Governo appeso all'Emilia: domani il voto, tra insofferenza anti-Pd e paura della Lega

Sabato 25 Gennaio 2020 di Mario Ajello

dal nostro inviato

Emilia, urne d'Italia. Che Paese politico c'è, al tempo del governo rosso-giallo che aspetta domani sera per capire la propria sorte, si può vederlo da chi vincerà e da chi perderà quassù, dove mai come stavolta la battaglia è, metaforicamente, all'ultimo sangue. Davvero. Dalla Cgil dell'Emilia-Romagna, 80 mila iscritti, bombardano di telefonate la sede nazionale di Roma a Corso Italia, e dicono: «Qui si perde. Molti dei nostri votano Borgonzoni». Risposta: «Chi?». «Sì, insomma, vince Salvini e molti di noi, nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro tirano la volata alla destra».

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IL BUNKER
L'esito si vedrà, e chissà. Però, di sicuro, c'è che quasi non l'hanno vista arrivare in questi anni l'onda leghista. O meglio, la sinistra si è accorta dell'arrivo massiccio del salvinismo ma non ci ha pensato su, non ha preso le contromisure e alzato le dighe. Il problema, come dice un poco ottimista Romano Prodi, in trattoria, anche se si chiama Drogheria, sotto casa sua in centro a Bologna, è che «da una parte bisogna considerare che in tutto il mondo siamo di fronte a una ritirata della democrazia liberale e l'Emilia-Romagna è parte del mondo; e dall'altra c'è la colpa dei partiti italiani che si sono chiusi in se stessi e parlano tra 10 persone». Che poi, anche se il Prof non lo ammetterebbe mai, è un giudizio che coincide con quello di Salvini: «Il Pd emiliano si è chiuso nel bunker di Berlino».
Quindi l'esito è scontato? Macché. Girano dal mare all'Appenino e lungo le pianure centinaia di camioncini con la scritta Basta Pd e il mood proprio questo è, e infatti il logo Pd e introvabile nella propaganda di Bonaccini. Ma Ora e sempre Resistenza è lo slogan di giovani e anziani, di Sardine e no, contro l'avanzata leghista. Cambiamento o continuità? Emilia-Romagna locomotiva d'Italia grazie alla sinistra o nonostante la sinistra? Che lotta. A sinistra si punta sui valori, l'accoglienza, l'antifascismo, e a destra - lo schema novecentesco riadattato al terzo millennio ritorna e non è un fato regionale ma nazionale - ci si dice pragmatici e si fa leva poco ideologicamente su questo: «Serve aria nuova». È la frase, da società laica in tutto e ormai anche nella politica, che si sente di più circolando in queste contrade.
 

L'Emilia-Romagna ha una popolazione di 4 milioni e mezzo di persone, due vivono nelle città principali - tendenzialmente ancora affezionate alla sinistra, almeno nei quartieri centrali - e gli altri tra le pianure, l'Appennino e il mare e qui il «cambiamo tutto» è il trend. Ma occhio alla Sardine. Bonaccini non fa che ringraziarle, eppure il protagonismo delle Saradine rischia di produrre un effetto boomerang sul candidato dem: più lui cerca di portare il discorso sul piano amministrativo, dove non ha mal figurato, più loro cantano Bella Ciao ed espongono come ieri a Ravenna striscioni con No pasaran! che era il grido dei repubblicani nella guerra di Spagna contro l'avanzata dei franchisti. Un richiamo della foresta antifascista che fa presa ormai soltanto su minoranze vetero-identitarie. Quelle che servono poco a Bonaccini per cercare di vincere.
Dunque, un voto in bilico questo. Che rischia di non riguardare specificatamente il giudizio sull'amministrazione di Bonaccini, ma di rispecchiare tendenze più generali: dalla rivolta contro le élite (specie quelle che staccandosi gradualmente dal contatto con il popolo governano da 75 anni) al bisogno di essere rassicurati, e non tartassati, rispetto a una crisi economica che dura da troppo e che, nonostante le buone performance dell'Emilia, crea disagio, paura e rimpianto rispetto a quando si stava meglio.
Immigrazione e sicurezza - e non contano quanto si tratti di problemi reali o percepiti - sono alcune delle questioni che possono portare al grande ricambio ma anche no. I giochi sono apertissimi. Gli ultimi report dicono che è in vantaggio la Borgonzoni su Bonaccini e quanto alle intenzioni di voto per le liste ci sarebbe uno scarto piuttosto consistente a favore del fronte salvinista. Il fatto però che gli industriali non si schierino dà l'idea dell'attesa e dell'incertezza.

Ma nel caso s'imponga la coppia Salvini-Borgonzoni, dopo la semi-secolare normalità arriva, detta all'emiliana, la «rivolussiòne»? Una terra che ha sempre anteposto il pragmatismo all'ideologia vuole vedere l'effetto che fa osare il nuovo. Ben sapendo che comunque, in verità, questa non è terra di rivoluzioni e quindi - come ha detto ieri Giorgetti a Bologna, sotto la sede di Confindustria, già piazzandosi in questo luogo simbolico e cruciale per chi governa - «io vedo due forze. Una di liberazione e una di resistenza. Ma anche se vince la liberazione non succederà nulla di sconvolgente. Amministreremo con opportuni correttivi un modello che ha bisogno di modernizzarsi». Un modello che ha funzionato con un colore e potrebbe funzionare con un altro. Lo dicono un po' tutti. Proprio per questo le grida delle Sardine sul fascismo, che mobilitano la sinistra profonda, non sembrano parlare davvero alla società per ciò che è diventata.

Ultimo aggiornamento: 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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