Europee, metà dei giovani italiani non sa ancora per chi votare. E l'ambiente non è una priorità

Venerdì 10 Maggio 2019
Circa la metà dei giovani italiani non sa ancora per chi votare alle europee. Lo rileva una ricerca condotta da Ipsos per conto dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, che monitora l'universo giovanile italiano (intendento per “giovani” la popolazione compresa tra i 20 e i 34 anni d'età). Lo studio evidenzia una generazione, sottolinea l'Osservatorio dell'Istituto Toniolo, .

Colpisce l'analisi dei temi politici più sentiti dai ragazzi. Al contrario di quanto si potrebbe immaginare dopo le grandi manifestazioni ispirate alla battaglia di Greta Thunberg, l'emergenza ambientale non sembra essere una priorità. Quando si chiede qual è l'argomento che dovrebbe essere maggiormente discusso nella campagna elettorale, soltanto il 12% degli interpellati indica la preoccupazione per i cambiamenti climatici, mentre prevalgono le questioni economiche: la disoccupazione giovanile (21,2%) e la crescita economica (19,4%). Appassionano meno anche i temi dell'immigrazione (12,1%) e del terrorismo (5,5%).

Le risposte evidenziano come l'orientamento sia fortemente condizionato dall'estrazione sociale, in particolare per quanto riguarda il rapporto con l'Europa. Tra i giovani laureati infatti oltre il 60% considera positivo che l'Italia sia parte dell'Unione europea, viceversa tra chi ha un basso titolo di studio il giudizio è favorevole solo per il 33,3%. Nella media comunque l'Europa viene promossa dal 49%, e bocciata dal 19% degli interpellati, e i restanti 32% dà un'opinione né positiva né negativa.

Tornando alle intenzioni di voto, un giovane su quattro dichiara che andrà con certezza a votare e di aver scelto con assoluta certezza il simbolo su cui metterà la croce. Un altro quarto degli elettori under 34 dice invece di non essere troppo convinto ma di aver comunque deciso per chi votare, perché è in ogni caso il meglio tra l’offerta esistente (13,6%) o perché teme che s’impongano nel voto forze che considera dannose (12,2%). Tutti gli altri invece non sanno ancora cosa fare: nel 33 circa dei casi, si tratta di potenziali elettori che però non hanno ancora deciso, mentre il 15,2% degli intervistati si dichiara disinteressato al voto.

Rispetto all’orientamento politico sul tradizionale asse destra-sinistra, circa il 30% rifiuta di collocarsi. Tra gli altri c’è molto equilibrio: il 26,4% si dice di sinistra o di centrosinistra, il 25% di destra o di centrodestra, il 18,5% di centro.
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