Crisi di governo, Conte: «Adesso Salvini venga a spiegare in parlamento»

Cridi di governo, Conte: «Adesso Salvini venga a spiegare in parlamento»
di Alberto Gentili
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Venerdì 9 Agosto 2019, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 15:44

A metà pomeriggio Matteo Salvini ha portato come regalo di compleanno al premier Giuseppe Conte la richiesta di dimissioni. Con tanto di dichiarazione di sfiducia personale e politica. Davanti a sé, il capo leghista, ha però trovato il muro alzato dal presidente del Consiglio. Conte ha risposto a muso duro all'ingiunzione di sfratto: «Non ho alcuna intenzione di salire al Quirinale per dimettermi».

Conte poi, guardando dritto negli occhi Salvini, ha spiegato e intimato: «Come ho solennemente promesso, lascerò il mio incarico e mi dimetterò solo e soltanto se sfiduciato dal Parlamento. E dovrai essere tu ad assumertene la responsabilità, spiegando agli italiani sotto l'ombrellone che hai fatto cadere il governo del cambiamento che tu stesso hai contribuito a edificare». Però, poco prima, per scongiurare questo epilogo, il premier aveva gettato sul tavolo la flat tax, il rimpastone. Tutto inutile. Ormai il leader leghista era salito sulla ruspa.

Salvini ha lasciato palazzo Chigi furioso, senza proferire parola. E ai suoi ha confidato: «Me l'aspettavo. Conte e Di Maio faranno di tutto, giocheranno anche carte false, per non mandarci alle elezioni». Ma poi, come aveva chiesto Conte e l'aveva sollecitato Luigi Di Maio, il leader leghista si è dovuto piegare. Ha accettato di portare la crisi in Parlamento. E soprattutto ci ha messo la faccia: «Inutile andare avanti a colpi di no e di litigi, andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c'è più la maggioranza, restituiamo velocemente la parola agli elettori, le vacanze non possono essere una scusa per perdere tempo».

Della parlamentarizzazione della crisi, che allunga e complica di molto il timing elettorale che invece Salvini voleva il più breve e più semplice possibile, Conte aveva parlato poco prima di pranzo con Sergio Mattarella. Il premier sul Colle aveva portato molti dubbi. E una certezza. I dubbi hanno riguardato le mosse di Salvini: il presidente del Consiglio, che non aveva ancora visto il leader leghista, ha ammesso di non conoscere le reali intenzioni del capo del Carroccio. La certezza: il premier, ricevendo la benedizione di Mattarella, si è detto determinato - appunto - a parlamentarizzare la crisi. «Salvini non può giocare a nascondino, volere la crisi e non chiederla ufficialmente», ha poi confidato Conte ai suoi, «deve dire chiaro e forte in Parlamento che mi sfiducia».

Che questa fosse l'intenzione di Conte è noto dal 24 luglio quando, intervenendo in Senato sul caso dei presunti finanziamenti russi alla Lega, aveva messo a verbale: «Il confronto tra governo e Parlamento non lo considero un molesto orpello del nostro sistema democratico, ma la vera essenza della nostra forma di governo. Da questo consesso ho ricevuto la fiducia e a questo consesso, siate pur certi, tornerò ove mai dovessero maturare le condizioni per una cessazione anticipata dal mio incarico».

PRIMI CONTATTI
Non è dunque un caso che nel pomeriggio, mentre avveniva l'incontro tra il premier e Salvini, Mattarella abbia ricevuto al Quirinale il presidente della Camera Roberto Fico e sentito al telefono la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Tema dei colloqui: l'eventuale convocazione del Parlamento intorno a Ferragosto per il dibattito sulla crisi. Cosa senza precedenti nella storia Repubblicana. E cosa complicata, che allunga il timing elettorale di Salvini, pronto a scommettere in mattinata che «si può votare il 13 ottobre e fare in tempo a varare la legge di bilancio».

Così non sarà. «Se va bene si voterà a fine ottobre, inizio novembre», dicono a palazzo Chigi. In ogni caso oggi Conte dovrebbe salire di nuovo al Quirinale proprio per analizzare il timing. La prima mossa infatti spetta al presidente del Consiglio. Tocca a lui parlare con Fico e Casellati per chiedere la convocazione delle Camere. Ma lo farà soltanto dopo che la Lega presenterà una mozione di sfiducia. Questa è l'ulteriore richiesta del presidente del Consiglio a Salvini per obbligarlo «a farsi carico per intero di questo atto gravissimo e irresponsabile».

IL TIMING
Quando il Carroccio avrà formalizzato la sfiducia, Conte attiverà la procedura che prevede la convocazione della conferenza dei capigruppo sia alla Camera che al Senato e poi la precettazione dei parlamentari che richiede un preavviso di circa 48-72 ore. L'ipotesi più accreditata: conferenza dei capigruppo martedì 13 e dibattito in Parlamento il 20 e il 21 agosto. Ma i 5Stelle sono già al lavoro per allungare i tempi.

Solo dopo che il governo giallo-verde sarà stato sfiduciato, Mattarella aprirà le consultazioni. Saranno brevi, non più di due-tre giorni. Giusto il tempo per certificare, come stabilisce la Costituzione, se esiste una maggioranza alternativa per un nuovo governo: ipotesi decisamente improbabile. Tanto più che da arbitro, il capo dello Stato manterrà un atteggiamento neutrale. «Mattarella non brigherà per far nascere un esecutivo tecnico o di scopo. Non ha alcuna intenzione che le sue scelte o i suoi tentativi diventino tema della campagna elettorale...», assicura chi ci ha parlato in queste ore.

La stessa cautela, spinge il Colle a giudicare prematuro il dibattito se affidare la guida di palazzo Chigi a un governo elettorale, oppure se lasciare a Conte il compito di portare il Paese alle elezioni. Ipotesi, quest'ultima, preferita da Salvini che potrebbe far campagna elettorale nel ruolo di ministro dell'Interno. Ma fonti grilline già fanno capire che non spianeranno la strada all'ex alleato: «Non c'è una sola ragione al mondo per lasciare a Salvini il controllo della macchina elettorale e l'uso delle auto e degli aerei del governo per battere palmo a palmo l'Italia». In questo caso l'epilogo potrebbe essere proprio il governo elettorale.

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