Paolo Villaggio, la figlia Elisabetta: «Solo Checco Zalone è bravo come mio padre»

Paolo Villaggio, la figlia Elisabetta: «Solo Checco Zalone è bravo come mio padre»
di Ilaria Ravarino
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Lunedì 15 Novembre 2021, 09:03

Oggi il libro, domani il film. A un passo dalla celebrazione dei suoi novant'anni - attesa per il dicembre 2022, con una mostra multimediale preparata dalla famiglia - Paolo Villaggio e il suo più celebre personaggio, il ragionier Fantozzi, rivivono nelle pagine di Fantozzi dietro le quinte, libro scritto dalla figlia Elisabetta e presentato oggi, al Circolo Canottieri Aniene (Lungotevere dell'Acqua Acetosa, 119) dall'autrice insieme all'attrice Milena Vukotic e al regista Enrico Vanzina. «Il prossimo progetto - dice Villaggio - è un film Rai su mio padre. Lo sto scrivendo in questi giorni insieme a Luca Manfredi».


Chi è Paolo Villaggio dietro le quinte?
«Un padre con un lavoro normale che di colpo diventa famoso. Un uomo introverso, con un pudore ligure che lo portava a nascondere certi sentimenti. Se in pubblico aveva un atteggiamento cinico, era per timidezza».


Il David nel 1990 e il Leone alla carriera nel 1992 sono arrivati troppo tardi?
«La risposta l'ha data lui ritirando il Leone: È la prima volta che si riabilita un comico da vivo. Citava spesso Jerry Lewis, e il fatto che tutti pensassero che fosse scemo solo perché faceva le facce strane. I comici sono sempre stati considerati attori di serie B».

 


Otto milioni al box office per il primo Fantozzi: come gli cambiò la vita?
«Entrò nel mercato, ricevette molte proposte. E potè portare avanti la sua creatura, il suo personaggio. Non sapeva stare fermo: su alcune cose si incartò, fece scelte sbagliate».


Quali?
«Alcuni film sono bruttarelli, ma lo sapeva anche lui. Non diceva molti no».


Un erede paragonabile per successo?
«Checco Zalone. Un personaggio che a papà piaceva molto, lo vedeva in tv perché negli ultimi anni non andava più al cinema. Diceva: questo mi piace».


E a lei quali film piacciono di più?
«Il primo Fantozzi, che mi fa sempre tanto ridere. Ma anche Io speriamo che me la cavo e Camerieri, che è molto sottovalutato. Oltre ai suoi film con Ermanno Olmi e Federico Fellini».


Che rapporto aveva il genovese Villaggio con Roma?
«Roma gli ha dato il successo, è la città in cui si è espanso, dove ha trovato amici e compagni di viaggio. Fantozzi è stato girato tutto qui, a Bracciano e Trevignano. Roma è stata lavoro e popolarità. Ma lui era critico su tutto. Lo faceva apposta, per esasperarti».


Negli Stati Uniti ha mai provato a fare carriera?
«Mandarono in America un Fantozzi, ma non interessò nessuno. Tornò a New York per un tour di Io speriamo che me la cavo, ma era una promozione mirata per gli italiani emigrati».


Le hanno mai chiesto i diritti per un reboot (rifacimento, ndr) di Fantozzi?
«Proposte ne sono arrivate parecchie, non ne ho accettate molte. Alcuni contratti sono stati firmati, ma non posso dire nulla. Si sta muovendo qualcosa».


E il film Rai?
«Scriverò la sceneggiatura con Dido Castelli e Luca Manfredi. Gli ho mandato la prima stesura del libro via mail. Non conosciamo ancora il nome dell'attore che farà mio padre, ma ho fatto due raccomandazioni: che non sia grasso, perché mio padre all'inizio non lo era. E soprattutto che sia bravo. Non voglio né imitazioni né caricature».

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