Olghina di Robilant è morta a 87 anni: protagonista della Dolce vita e poi giornalista e scrittrice Lo scandalo dello spogliarello di Aiché Nana

(Foto di Rino Barillari) Olghina di Robilant è morta a 87 anni: protagonista del jet set e poi giornalista scrittrice Lo scandalo dello spogliarello di Aiché Nana
di Lucilla Quaglia
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Sabato 27 Novembre 2021, 20:36 - Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 01:55

Olghina di Robilant, ovvero Olga Nicolis di Robilant e di Cereaglio, è morta a 87 anni in Toscana dove si era ritirata da tempo dopo una lunga carriera di giornalista e scrittrice di cronache del jet set di cui lei stessa era stata protagonista nella prima parte della sua vita a dir poco avventurosa.

Bella, scanzonata, libera, aristocratica, provocatoria, interprete di un’epoca. In una parola: mitica. Quel particolare tono di biondo, avvolto spesso in un elegante chignon, e quel profilo regale. La contessa Olghina di Robilant, di antica famiglia di origine veneziana, ha segnato come poche gli anni Sessanta. E a 87 anni con lei scompare davvero per sempre, a Roma, quella da tutti chiamata l’epoca della “Dolce Vita”.

 

Definizione che fu coniata esattamente con lei, poi ripresa da Fellini. Perché il bagno nella Fontana di Trevi, interpretato sul grande schermo da Anita Ekberg, lei lo fece per davvero, e per scommessa.

Giornalista, scrittrice, le sue gesta resteranno per sempre legate ad una data: quel 5 novembre del 1958 quando, allora ventiquatrenne, le fu proposto di festeggiare il compleanno nel famoso locale romano Rugantino. E da qui la leggenda. Prima un accennato spogliarello della Ekberg e poi quello vero, in topless, della turca Aichè Nanà, imbucata al party, appena nominata miss Bosforo, che balla a piedi nudi con le sole mutandine di pizzo nero su un tappeto di giacche posate all’impronta per lei, sul pavimento del locale, dagli eleganti intervenuti. Da qui lo scandalo, l’arrivo della polizia e, in fin dei conti, il glamour.

Inizia così una no stop di avventure per la di Robilant. Lo Scià di Persia le invia fasci di rose rosse. Re Faruk d’Egitto le regala il suo panfilo e lei lo rifiuta. Poteva sposare Juan Carlos di Spagna. Ma alla fine ha sempre scelto la libertà. Pagandola cara.

Ha frequentato, ed è stata musa, di uomini del calibro di Ernest Hemingway, Tennessee Williams, Truman Capote, re Umberto di Savoia, Luchino Visconti, Federico Fellini, gli armatori Niarchos e Onassis, Burt Lancaster, Tony Curtis.

Ha avuto storie sentimentali con Juan Carlos di Borbone, Lorin Maazel, Warren Beatty, Tony Franciosa, Alain Delon («un maschio solare, la virilità assoluta»), Antonio Gades («ti lasciava sulle labbra un sapore di fragola e violetta»), Maurizio Arena e Bobby Solo.

Ha respinto i più insistenti nel corteggiarla, dallo Scià di Persia, che credeva di farla capitolare con fasci di rose rosse, a re Faruk d’Egitto, che vedendosi restituire un orologio tempestato di diamanti e rubini cercò di farsi perdonare regalandole il suo panfilo: rifiutato anche quello.

Ha avuto due figlie, un brevissimo matrimonio, e ha commentato gli eventi di costume per tanto tempo attraverso la carta stampata. E non si è mai rifutata di commentare, anche in tarda età, il fascino maschile. Gli ultimi anni di vita non sono stati, dal punto di vista finanziario, all'altezza della sua gioventù. Ma, in fondo, anche quella è stata una sua scelta.

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