Ebola, il virus non si ferma: migliaia di casi previsti in Liberia

Martedì 9 Settembre 2014
L'INFEZIONE
ROMA Venti milioni di persone a rischio contagio Ebola, i bambini della Liberia e Sierra Leone non andranno a scuola per tutto l'anno, sempre in Sierra Leone divieto di uscire di casa per quattro giorni, oltre duemila i morti nell'Africa occidentale. E per le prossime settimane l'Organizzazione mondiale della sanità prevede un'impennata di casi in Liberia.
IL PRESIDENTE OBAMA
Il virus avanza, si parla di «aumento esponenziale» e negli Stati Uniti si comincia a pensare ad un ulteriore sforzo per inviare aiuti economici, mezzi e forze sanitarie. Almeno venti milioni le persone che vivono con la minaccia Ebola secondo una mappa disegnata da un team di ricercatori internazionali guidati dall'università di Oxford. A partire dai dati di temperatura, umidità e diffusione degli animali dei casi noti sono state analizzate tutte le zone africane che potrebbero essere compatibili con la trasmissione del virus. Lavoro che ha portato ad aggiungere, nella carta geografica del rischio, un'altra quindicina di paesi: dall'Etiopia al Madagascar passando per l'Angola. Lo studio ha dimostrato che la popolazione che vive nelle zone in emergenza è maggiore rispetto all'inizio dell'epidemia.
Particolare attenzione sui trenta casi di trasmissione da animale a uomo che hanno riguardato diverse specie: i pipistrelli, come si sa fin dall'inizio dei focolai, ma anche antilopi, e porcospini.
«Se non facciamo lo sforzo ora - sono le parole di Obama - c'è la prospettiva che il virus si diffonda oltre l'Africa in altre parti del mondo, c'è la possibilità che muti e diventi facilmente trasmissibile. Quindi, un serio pericolo per gli Stati Uniti».
LE TERAPIE
L'allarme dell'Oms e il discorso del presidente Usa riportano ad alzare il livello di emergenza Ebola mentre si continuano ad utilizzare terapie dall'efficacia ancora non certa. Sarà, con ogni probabilità, proprio la febbere emorragica uno dei temi portanti della riunione dei ministri della Salute europei che si svolgerà a Milano il 22 e il 23 settembre. Oltre i rappresentanti dei paesi della Ue, infatti, ci saranno anche le grandi organizzazioni internazionali sanitarie come l'Ocse e l'Oms. Un incontro mirato sull'epidemia.
Al momento, sembra essere la Liberia il paese sul quale si concentrano le preoccupazioni. Nelle prossime settimane dovrà prepararsi a fronteggiare un numero di casi 3-4 volte superiori a quelli che sta gestendo adesso. Nella capitale, Morovia, non ci sono più posti liberi per i malati. E' il paese più colpito con circa duemila casi e oltre mille morti. Un tasso di mortalità che sfiora il 58%, 152 persone tra medici e infermieri infettati (di loro ne sono morti 79).
Nell'agenda dell'Unione africana, ieri vertice ad Addis Abeba, c'è l'ipotesi di sospendere i voli e chiudere le frontiere dei paesi più colpiti.
I VIAGGI
Questo limiterebbe la diffusione del virus ma penalizzerebbe in modo molto pesante l'economia. Gruppi multinazionali che sono presenti nell'Africa occidentale, infatti, si sono dichiarati per il no alle restrizioni dei viaggi. Già imposti in alcune zone.
Carla Massi
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