Scuola taglia le ore di sostegno: bambini autistici isolati a Dragona, Fiumicino e Ladispoli

Il racconto di una famiglia: «Nostra figlia stava facendo progressi, ora è parcheggiata in un'aula»

Dragona, la scuola taglia il sostegno: bambini autistici isolati
di Mirko Polisano
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Sabato 8 Ottobre 2022, 00:17

Bambini affetti dalla sindrome dello spettro autistico a cui una scuola di Dragona ha “tagliato” l’assistenza. Le prestazioni autorizzate dalla Asl Roma 3, infatti, sono state ridotte da tre a una a settimana e, come se ciò non bastasse, con l’obbligo di effettuarle al di fuori della classe. In poche parole, i bambini che necessitano dell’assistenza sono costretti a uscire dall’aula e a seguire le lezioni ad hoc per loro in un’altra stanza e non insieme agli altri compagni.

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LA DENUNCIA

Succede a Dragona, nel X Municipio, ma anche in altre scuole del litorale: da Fiumicino a Ladispoli. «Nessuno vuole i nostri figli», denunciano i genitori ora più che mai sul piede di guerra. Giorgia ha 14 anni, una forza che toglie il respiro e una sindrome dello spettro autistico che non l’ha mai scoraggiata. «Fino a qualche giorno fa era entusiasta di tornare a scuola oggi invece non ne vuole più sapere, è spaesata», racconta la mamma. La causa, a suo dire, è la decisione dell’istituto che frequenta un istituto di Dragona, appunto, di limitare a un solo giorno a settimana e lontano dai propri compagni le prestazioni riabilitative autorizzate dalla Asl Roma 3 di cui la sua sindrome necessita. 

LE REAZIONI

«Fino allo scorso anno - spiega mamma Carla - Giulia fruiva di queste prestazioni due o tre giorni a settimana in classe. Grazie alla presenza di un operatore specializzato ha fatto passi da gigante, non era parcheggiata in un’aula di sostegno, da sola, come ogni tanto capita di leggere sui giornali o vedere in tv. Per i ragazzi con disturbo dello spettro autistico la classe spesso è l’unica occasione di relazionarsi con qualcuno al di fuori della famiglia. La scuola diventa così un ambiente privilegiato per sviluppare capacità di comunicazione sociale e condivisione. Un solo giorno a settimana, per giunta fuori dalla propria classe, rischia di mandare a monte tutto il percorso fatto».

IL SUPPORTO 

Giorgia non è la sola. «In queste settimane stiamo assistendo ad una anomala gestione dell’autismo in alcuni scuole del litorale, tra Ostia a Ladispoli - spiega Stefano Galloni, direttore generale della Fondazione Roma Litorale che si occupa di oltre 400 bambini con disabilità e fragilità sul litorale laziale, ente riconosciuto per la tutela in giudizio delle persone con disabilità che ha ricevuto la denuncia della famiglia di Giorgia -. Per anni soltanto un istituto di questo territorio, almeno secondo le nostre informazioni, ha impedito e continua a impedire l’effettuazione di prestazioni accreditate per ragazzi con autismo. Purtroppo seppur le situazioni non siano collegate riscontriamo in questa occasione lo stesso atteggiamento: proposta di prestazioni fuori dalla classe e soltanto per un accesso a settimana. Auspichiamo che l’Istituto Superiore di Sanità, che ha emanato linee guida chiarissime, supportate da una legge nazionale e regionale, interceda presso il Miur. Noi ci siamo messi a disposizione cercando di poter trovare una soluzione ragionevole per tutti. Intanto, ringraziamo comunque il X Municipio e la direzione del X che in questi giorni hanno risolto già la stessa situazione in altri due diversi istituti del territorio». «Un bambino autistico non ha bisogno solo di un insegnante di sostegno e del materiale didattico - spiegano gli esperti - ma anche di una classe attiva che lo faccia sentire incluso. Per questo motivo, è importante che i bambini e gli insegnanti salutino il bambino appena entrato in classe. Anche il contatto fisico di solito è molto importante. Il bambino autistico insomma deve essere coinvolto nella classe al pari di tutti gli altri». Ma sul litorale romano non sembra andare così.

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