LUIGI DI MAIO

Ostia, i cinquestelle tentano i dem: governiamo insieme. Proposta grillina: una delega alla minoranza Pd

Lunedì 4 Novembre 2019 di Simone Canettieri
Ostia, i cinquestelle tentano i dem: governiamo insieme

«Il primo esperimento con il Pd si può fare proprio qui, dove siamo sopra la media nazionale, dove i dem sono rinati dopo il municipio sciolto per mafia». Nel bel mezzo del travaglio per le alleanze, il M5S è pronto ad aprire il dossier Ostia. L'idea rimbalza dal X municipio (250 mila abitanti, praticamente una città popolosa come Parma) e arriva fino al Campidoglio, per tornare poi indietro, al mare di Roma.

La proposta che a giorni sarà formalizzata ai consiglieri dem che siedono nel parlamentino del litorale è semplice: iniziamo a lavorare insieme. Il primo step dell'accordo prevede che la presidente del municipio, Giuliana Di Pillo, ceda alla minoranza pd una delega, simbolica ma strategica, come quella per i rapporti istituzionali con la Regione. A confermare l'operazione è Paolo Ferrara, per due anni capogruppo M5S in Campidoglio e ora consigliere comunale semplice (è stato indagato per la vicenda stadio, ma nei giorni scorsi la procura ne ha chiesto l'archiviazione). Conferma Ferrara a Il Messaggero: «L'esperimento ora si può realizzare anche perché il candidato del Pd alle ultime municipali, Athos De Luca, è passato con Italia viva di Renzi, e con gli altri consiglieri rimasti si può finalmente iniziare a pensare a un percorso insieme». Dove vi porterà? «Intanto, partiamo».

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Ostia non è un'idea come un'altra, per il M5S. Qui Luigi Di Maio ha mosso i primi passi come leader nelle uscite pubbliche e sempre qui, nel 2016, la candidata sindaca Virginia Raggi al primo turno raggiunse il 43,62%, che poi diventerà il 76,1 al ballottaggio. Un granaio di voti, medie bulgare in un territorio punteggiato dai problemi e troppe volte agli onori delle cronache. Dallo scioglimento per mafia del 28 agosto del 2015 dopo l'inchiesta sul Mondo di mezzo alle scorribande dei clan, fino alla testata di Roberto Spada al giornalista Rai.

Ecco, in questo contesto (difficile, ma anche pieno di realtà sane e positive) il M5S è riuscito sempre a imporsi dal punto di vista elettorale. Anche nel 2017, quando si ritornò a votare per il mini-sindaco, dopo un anno e mezzo di governo-Raggi. Allora, nonostante le difficoltà dimostrate dalla grillina nella gestione di Roma, i pentastellati riuscirono a superare il 30% e poi a vincere. «Possiamo dire - ammette ancora Ferrara - che questo è l'ultimo baluardo». La dimostrazione è arrivata anche alle ultime Europee: davanti a una caduta libera di consensi del Movimento, a Roma e in Italia, l'unicità di Ostia ha avuto un'altra conferma: 23% (primo partito la Lega), quasi 5 punti sopra la media nazionale.

Ecco perché il laboratorio - c'è già chi lo chiama il patto della tellina - rischia di essere interessante per il Pd. Perché a differenza del Campidoglio, la dote che portano i grillini non sarebbe deteriorata dall'usura del governo. Ferrara, politicamente vicino a Roberta Lombardi, spinge per questa soluzione. E apre così l'unico fronte praticabile al momento. In Regione Lazio, infatti, l'accordo tra pentastellati e dem è ancora congelato. Nicola Zingaretti, in versione governatore, ha messo sul piatto due assessori, ma soprattutto dopo il ko dell'Umbria l'intesa è bloccata. Troppo rischiosa e destabilizzante. Per non parlare del Comune di Roma, dove qualsiasi tentativo di abbraccio della sindaca ai dem viene respinto con forza alla mittente. E allora forse nel M5S, anche in ottica prossime elezioni, stanno pensando a un giro largo. Iniziare a costruire un patto a Ostia per arrivare chissà al Comune di Roma. Che sia questo il più classico dei cavalli di Troia? I vertici del Nazareno tacciono, ma non guardano di cattivo occhio questa proposta lasciando ai territori la scelta.
 

Ultimo aggiornamento: 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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