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Falsi vaccini, infermiera in carcere: le indagini partite dalla fidanzata di un no vax finito in terapia intensiva

L'infermiera Vita Bagnulo
di Nicola Munaro
4 Minuti di Lettura
Domenica 6 Febbraio 2022, 08:38 - Ultimo aggiornamento: 09:00

VENEZIA - Ha risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari che l’ha interrogata in videoconferenza dal carcere di Reggio Emilia, dove si trova. Poi, a chiusura dell’interrogatorio di garanzia, Vita Bagnulo, l’infermiera di Piacenza, ma iscritta all’albo degli Infermieri di Venezia, arrestata dai carabinieri con l’accusa di aver fatto false vaccinazioni e falsi tamponi per concedere - dietro mazzette - il Green pass a dei no-vax convinti, ha chiesto di tornare in libertà. Il giudice si è riservato.

LE ACCUSE
Sono ventitré gli episodi contestati dai carabinieri del reparto Operativo di Piacenza, condotto dal tenente colonnello Alfredo Beveroni, all’infermiera che no-vax non è (risultando vaccinata a ciclo completo) ma che negli anti-vaccinisti convinti aveva trovato una fonte di guadagno certa: 250 euro per una finta inoculazione del siero e 500 euro per ogni tampone falsificato in modo da poter rilasciare la carta verde. Secondo la ricostruzione della gip di Piacenza, attraverso l’aiuto di un intermediario e sfruttando il passaparola, l’infermiera (originaria della Puglia) prendeva appuntamento con no-vax, quasi tutti stranieri, e dietro il pagamento di 250 euro fingeva la vaccinazione. Come? Era lei che nei giorni nei quali non era in turno che si presentava all’hub vaccinale di Piacenza, dove anche lavorava, dicendo al responsabile e ai colleghi di aver convinto dei refrattari a vaccinarsi, ma che la puntura avrebbe dovuto farla lei perché solo di lei si fidavano. Ottenuto il via libera, l’infermiera riempiva la siringa con il vaccino, che poi spruzzava sul cotone medico. A siringa svuotata, pungeva la spalla del candidato: un secondo e la vaccinazione era registrata pur non essendo mai avvenuta.
Quando le cose si stavano mettendo male e i dubbi dei responsabili dell’Ulss piacentina si erano fatti più insistenti, lei aveva cambiato strategia convocando i sui clienti nelle farmacie in cui lavorava part time e, dietro accordo (e una bustarella da 500 euro) faceva risultare positivo al Covid il tampone. E poi, dopo dieci giorni (e dopo un accordo verbale) il paziente e l’infermiera si ritrovavano di fronte nella stessa farmacia per un tampone di controllo che, a quel punto, risultava negativo. Il gioco era così fatto e il Green pass ottenuto.
A dare la stura alle indagini era stata la testimonianza della fidanzata di un ragazzo che si era rivolto a Vita Bagnulo per la sua finta vaccinazione. Il giovane era poi finito in Terapia intensiva per Covid e lì, la sua fidanzata, a conoscenza della storia, aveva raccontato alle infermiere dell’ospedale quanto accaduto, facendo partire in modo deciso quelle indagini che già si stavano sedimentando dopo le segnalazioni e i dubbi dell’Ulss.

A MACCHIA D’OLIO
Per il gip, così come per i carabinieri, la platea di clienti di Vita Bagnulo è però più ampia e presto altre finte iniezioni - registrate dalle telecamere e raccontate dalle intercettazioni - verranno a galla.
«Appare l’ideatrice dell’attività delittuosa sopra analizzata, con un bacino di “utenza” probabilmente molto esteso e variegato» scrive di lei il gip nelle ultime pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, che «appare non solo proporzionata ma altresì adeguata alla sua caratura criminale. La reiterazione criminosa è poi, più che un mero pericolo, un’assoluta certezza, con tutto ciò che ne consegue anche per la salute e la sicurezza pubblica». Vita Bagnulo, continua il gip, è «del tutto indifferente agli obblighi legati alla sua delicata funzione, ha continuato indefessa nella sua attività criminosa, non mostrando alcuna riluttanza neanche a fronte dei veti all’improvviso imposti dai suoi superiori (che pure avrebbero dovuto insospettirla) o delle notizie attinenti a fatti analoghi nel frattempo portati alla cronaca, escogitando piuttosto nuovi e diversi metodi per aggirare gli ostacoli frapposti all’ottenimento del denaro dei suoi corruttori».
 

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