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Zero fondi dallo Stato a chi ospita i profughi: la rivolta delle famiglie. Dei 300 euro al mese solo la promessa

Non arrivano gli aiuti per vitto e alloggio. Il prefetto di Udine: "Siamo in sofferenza"

Zero fondi dallo Stato a chi ospita i profughi: la rivolta delle famiglie. Dei 300 euro al mese solo la promessa
di Marco Agrusti
4 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Aprile 2022, 07:49 - Ultimo aggiornamento: 08:28

TRIESTE - Più di 300 euro al mese se si è scelto di ospitare un solo profugo ucraino. Tre volte tanto - è aritmetica - se invece sull'onda emotiva della solidarietà si è deciso di aprire la porta di casa a un'intera famiglia di sfollati. Fanno quasi mille euro al mese. E dal governo, per ora, nemmeno un centesimo. Tutti i finanziamenti, infatti, sono stati dirottati verso la branca pubblica dell'accoglienza, quindi sulla rete delle Prefetture e dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria).
Chi ha scelto di accogliere i profughi privatamente, mettendo a disposizione un alloggio di proprietà, è rimasto a secco. E adesso in Friuli il problema sta esplodendo, con decine di famiglie a cui i conti non tornano più e centinaia di rifugiati scappati dalla guerra costretti a rivolgersi alla rete dell'accoglienza pubblica. Con un solo risultato: i posti a disposizione stanno finendo.


LA PROTESTA
Sindaci, privati cittadini, perfino i prefetti chiamati ad agire in pressing sul governo. In Friuli monta la protesta. La regione è stata la prima a tastare con mano gli arrivi dei rifugiati ucraini. I due confini terrestri con l'Austria e la Slovenia sono finiti sotto pressione già a fine febbraio. «Non possiamo fare tutto da soli», aveva ammonito il presidente Massimiliano Fedriga. Forse la Regione non è rimasta del tutto sola, ma le famiglie sì. «Ogni giorno - ha spiegato il sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani - riceviamo le richieste dei cittadini che hanno deciso di ospitare privatamente profughi ucraini: ci chiedono un aiuto economico per sostenere i costi quotidiani. Ma il Comune di altri soldi in questo momento non ne ha». «Faticheremo già a chiudere il bilancio a causa dei costi dell'energia», gli ha fatto eco il primo cittadino di Gorizia, Rodolfo Ziberna.


LA FUGA
«Le famiglie che non riescono più a mantenere (si parla del vitto e del vestiario, ndr) i profughi accolti in casa - spiega a chiare lettere il prefetto di Udine, Massimo Marchesiello - si stanno rivolgendo sempre più frequentemente alla rete pubblica dell'accoglienza. Che sta andando in sofferenza». Sì, perché sin dall'inizio dell' emergenza umanitaria, in Friuli l'80 per cento dei rifugiati fuggiti dal conflitto ha trovato posto da lontani parenti o semplicemente da cittadini animati dalla solidarietà più pura. E un aumento della pressione sulla rete pubblica rischia di diventare semplicemente non sostenibile. In tutta la provincia di Udine rimangono solamente 41 posti liberi nella macchina dell'assistenza pubblica. E questo considerando anche l'ultimo bando gestito dalla Prefettura del capoluogo, che ha individuato ulteriori 200 spazi per gestire l'emergenza. Le persone fuggite dal conflitto provocato dalla Russia e accolte attualmente dal sistema pubblico dell'ospitalità, in provincia di Udine sono 213. Con pochi posti liberi si rischia di non farcela. «E all'orizzonte - ha chiarito il prefetto Marchesiello - non ci sono nuovi bandi». Si attendono solo le misure promesse dal governo, in poche parole. La situazione è del tutto simile anche in provincia di Pordenone. Nella Destra Tagliamento, infatti, secondo i dati diramati ufficialmente dagli uffici della Prefettura, di posti liberi ne rimangono circa quaranta, come accade cioè in provincia di Udine. Sono 192 i profughi ucraini ospitati dal sistema pubblico dell'accoglienza, a fronte di 1.290 presenze totali sul territorio. I minorenni sono 729. Situazione in peggioramento, quando a disponibilità di posti, anche in provincia di Trieste, dove i posti liberi nella macchina dell'accoglienza pubblica sono rimasti in tutto 62. In definitiva, in tutto il Friuli Venezia Giulia sono meno di 150 i posti ancora liberi per garantire un rifugio di natura pubblica ai cittadini ucraini che ancora oggi scappano dalla guerra in corso. A breve non basteranno più.


LA TESTIMONIANZA
«Io ho scelto di accogliere tre persone dai 31 ai 37 anni e il peso economico inizia decisamente a sentirsi - racconta Dario Sartor, un pordenonese che ospita profughi ucraini -. Devo sostenere anche un affitto per l'alloggio, abbiamo comprato loro alcuni vestiti. Tutte azioni che abbiamo compiuto assolutamente volentieri, ma che ora iniziano a pesare sulle nostre tasche. Ci aspettavamo un aiuto diverso. Abbiamo fatto i calcoli e vanno via circa mille euro al mese per le tre persone ospitate».

 

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