Usa, a sei anni imparano a somministrare il farmaco anti overdose

Martedì 25 Febbraio 2020 di Anna Guaita
NEW YORK – Avere sei anni e dover salvare la mamma o il papà in overdose. Non è un incubo, ma una realtà per tanti bambini del Tennesse, uno degli Stati più colpiti dall’epidemia degli oppiacei che negli ultimi anni ha mietuto negli Usa oltre 400 mila vite. La situazione è diventata così grave che pure in questi Stato conservatore e molto religioso, ci sono scuole dove il pragmatismo ha vinto su ogni esitazione morale e gli insegnanti hanno cominciato ad allenare gli studenti a somministrare il naloxone, il farmaco in grado di salvare chi sia in overdose.  
 
I corsi di “prevenzione del rischio” non sono tenuti in tutte le scuole e spesso anzi genitori non danno il permesso di tenerli, e tuttavia infermiere e insegnanti sono riusciti in tre anni ad allenare 600 bambini dalla prima elementare al liceo all’uso dello spray nasale: «Diciamo che è come usare una pistola ad acqua» ha spiegato alla Bbc l’infermiera Sherry Barnett. La signora comincia sempre le lezioni ricordando il suo personale dramma, quando per tre anni rimase anche lei vittima della dipendenza: «I bambini non sono mai scandalizzati o spaventati, sono i genitori a pensare che non sia appropriato che io ne parli».
 
Ma non tutti i genitori si scandalizzano. La signora Tiffany Pierce ad esempio ha portato la sua bambina di cinque anni a seguire uno di questi corsi nella locale biblioteca: «Se io a dieci anni avessi saputo cosa fare, forse avrei potuto salvare mio padre – ha spiegato al New York Times -. La mia bambina non ha bisogno di saperlo, ma voglio che capisca sin da ora quanto sono pericolose le droghe».
 
Nella contea di Carter, al confine fra il Tennessee e la North Carolina la popolazione arriva a 56 mila persone. In cinque anni, ci sono stati 60 decessi da overdose di oppiacei, tutte vite che si sarebbero potute salvare con la pronta somministrazione del naloxone. I bambini istruiti a somministrarlo ricevono due dosi in buste blu sigillate. Negli ultimi tre anni, almeno un centinaio di questi bambini ha dovuto usare il farmaco e ha chiesto alle infermiere due nuove dosi.  



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