Guerra nucleare, cardinale Parolin: «Rischio atomico? Vaticano sempre disposto a mediare»

ll cardinale Pietro Parolin, collaboratore numero uno di Papa Francesco, non nasconde la preoccupazione. E' reduce dal colloquio avuto con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov a New York la scorsa settimana.

Guerra nucleare, cardinale Parolin: «Rischio atomico? Vaticano sempre disposto a mediare»
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 5 Ottobre 2022, 12:22 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 09:19

Città del Vaticano - Dalle informazioni che avete in Vaticano pensate vi sia effettivamente un rischio atomico? «E' difficile dirlo. Da quello che si legge non c'è niente di nuovo rispetto a quello che sappiamo, e da ciò che ha sempre detto il presidente Putin». Il cardinale Pietro Parolin, collaboratore numero uno di Papa Francesco, non nasconde la preoccupazione. E' reduce dal colloquio avuto con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov a New York la scorsa settimana e risponde così alle inquietante ipotesi che sono circolate in queste ore sulla stampa inglese, su una possibile escalation del conflitto in Ucraina, con possibili test nucleari al confine. 

Bomba atomica, generale Tricarico: «Minaccia concreta, si rischiano cento Torri gemelle»

Ha avuto modo di parlarne con Lavrov al Palazzo di Vetro?

«Il ministro degli esteri russo mi ha espresso la posizione già evidenziata davati al Consiglio di Sicurezza. Un sostanziale rimprovero all'Occidente a non avere fatto nulla quando il Donbass era teatro di un conflitto a bassa intensità. Di non avere, cioè, condannato l'atteggiamento dell'Ucraina e il non rispetto dei diritti delle minoranze russofone. In pratica ha fatto una lunga analisi sull'atteggiamento occidentale che non ha condannato il quadro che si veniva a delineare».

L'incontro lo ha chiesto il ministro Lavov o lei?

«Lo ho chiesto io per esprimere la preoccupazione della Santa Sede e ribadire la posibiliuàt già espressa dal Santo Padre che siamo sempre pronti a facilitare un dialogo».

Il cardinale ha risposto al Messaggero dopo aver presentato il docu-film sulla Laudato Si, l'enciclica sociale sull'ambiente. In un discorso tenuto per l'occasione - si è trattato di una premiere mondiale - ha ripetuto che bisogna «promuovere e incoraggiare la cooperazione internazionale oggi più che mai, specie in un momento come questo segnato da un indebolimento del multilateralismo. Tra l'altro questo quadro porta le questioni climatiche e i rischi ecologici in secondo piano, quasi oscurati, proprio per una incapacità ad individuare un autentico dialogo e consenso». 

Il quadro complessivo sulla deriva bellica è inquietante e non fa dormire sonni tranquilli. Nei giorni scorsi Vladimir Putin - che controlla il più grande arsenale nucleare del mondo - ha affermato di avere «tutti i poteri e i mezzi per difendere la Russia». Ha anche aggiunto che gli Stati Uniti hanno stabilito «un precedente» quando hanno sganciato due bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

Di fatto la Russia è la più grande potenza nucleare in base al numero di testate. Si stima che ne abbia 5.977, mentre gli Stati Uniti ne hanno 5.428, secondo la Federation of American Scientists. Queste cifre includono le testate immagazzinate e ritirate, ma sia la Russia che gli Stati Uniti hanno una potenza di fuoco sufficiente a distruggere il mondo molte volte. Anche se la Russia e gli Stati Uniti hanno smantellato migliaia di testate hanno ancora il 90% del totale delle armi nucleari del mondo.

A questo si aggiunge che la Russia ha 1.458 testate nucleari strategiche schierate - o pronte a sparare - e gli Stati Uniti ne hanno 1.389, secondo gli ultimi dati dichiarati pubblicamente. Queste testate si trovano collocate su missili balistici intercontinentali, missili balistici su sottomarini e bombardieri strategici. Per quanto riguarda, invece, le armi nucleari tattiche, la Russia ne possiede circa 10 volte il numero degli Stati Uniti. Circa la metà delle 200 armi nucleari tattiche statunitensi sono dislocate nelle basi in Europa. Le armi nucleari tattiche statunitensi hanno rese regolabili da 0,3 a 170 chilotoni. (La bomba atomica sganciata su Hiroshima equivaleva a circa 15 chilotoni).

© RIPRODUZIONE RISERVATA