Perù, l'ex capo della sanguinaria guerriglia comunista di “Sendero Luminoso” muore ergastolano senza perdono

Abimael Guzmàn, capo di "Sendero Luminoso", durante un processo
di Luca Lippera
3 Minuti di Lettura
Domenica 12 Settembre 2021, 19:08 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 09:23

L'ex leader del gruppo terroristico peruviano "Sendero Luminoso", Abimael Guzmàn, è morto a 86 anni a Lima in una base della Marina del Paese sudamericano dove stava scontando l'ergastolo. Guzmàn, a cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta del Novecento, ispirato dalle teorie e dai metodi sanguinari adottati dal comunismo di Mao Tze Tung in Cina prima e durante la cosiddetta Rivoluzione Culturale, fondò una accanita formazione di guerriglia che immaginava una sollevazione dei contadini per rovesciare il Governo in carica, la borghesia e il ceto imprenditoriale. Secondo una commissione "per la verità e la riconciliazione" istituita dal parlamento peruviano dopo la sconfitta militare del gruppo, «fu responsabile dell’uccisione di più di 69 mila persone». Fu a lungo, tra boschi, montagne e villaggi delle Ande, dove aveva appoggi e diversi sostenitori nelle fasce più povere della popolazione, l'uomo più ricercato della nazione. Durante una parte del periodo in cui operò Guzmàn, il Governo di Lima era guidato dal generale Juan Francisco Velasco Alvarado con il titolo di "presidente del governo rivoluzionario delle Forze Armate del Perù".

Le azioni di "Sendero Luminoso" ebbero un'eco non irrilevante durante gli anni di piombo in Italia. Già l'evocativo nome della formazione - Percorso Luminoso, tradottto dallo spagnolo - affascinò diversi gruppi dell'estremismo di sinistra che vi vedevano una sorta di «avanguardia del proletariato» e un esempio di lotta armata, immaginando un sovvertimento degli equilibri nella parte dell'America Latina nella sfera d'influenza degli Stati Uniti. Il Perù è a ridosso del Cile tenuto in pugno dalla dittatura militare del generale Augusto Pinochet.. Guzmàn inizialmente ebbe un seguito in alcuni ambienti di giovani universitari a Lima, capitale dello Stato, ma il movimento non si radicò politicamente nell'opinione pubblica, non sfondò diventando un partito. Iniziarono così la lotta clandestina, gli atttentati e le uccisioni di politici, presunti "avversari di classe", militari, semplici cittadini. Una strage. Il capo della guerriglia fu catturato nel 1992 e processato. Gli ultimi superstiti del gruppo tempo fa avevano proposto «il perdono e la liberazione di Guzmàn». Ma il Governo, avvertendo che la cosa non sarebbe stata facilmente digerita dall'opinione pubblica, non ha concessè nè l'uno né l'altra.

L'attuale presidente del Perù, Pedro Castllo, cattolico, il terzo di nove figli nati da una famiglia di analfabeti, insegnante e sindacalista, in carica dal luglio del 2021, non è stato tenero nel commentare la fine dell'estremista guerrigliero.  «Il leader terrorista Abimael Guzmán responsabile della perdita di innumerevoli vite dei nostri compatrioti è morto – ha scritto su Twitter – La nostra posizione di condanna del terrorismo è ferma e incrollabile. Solo in democrazia costruiremo un Perù di giustizia e sviluppo per il nostro popolo». Ma le contraddizioni apparentemente non mancano. Il primo ministro nominato da Castillo sarebbe stato in passato ideologicamente vicino a Sendero.  Il capo dello Stato però non ha fatto dialetticamente alcuno sconto agli anni turbolenti e dolorosi della guerrrglia. Nelle scorse settimane l’opposizione di destra peruviana ha ripetutamente attaccato ministri e personalità del suo partito, "Perú Libre", insinuando antiche complicità con una delle formazioni ritenute tra le più ideologizzate e sanguinarie dell'America Latina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA