Pompeo attacca la Cina: «Hong Kong non è più autonoma» Proteste e arresti nelle strade

Mercoledì 27 Maggio 2020

Hong Kong «non è più autonoma dalla Cina»: alla fine di una lunga giornata di proteste e di oltre 300 arresti eseguiti nell'ex colonia britannica, il segretario americano Mike Pompeo ha rilasciato una durissima nota contro la Cina, pur riaffermando che gli Stati Uniti «sono a fianco della popolazione» della città.

Hong Kong, la Cina minaccia gli Usa: «Contromisure se decidono sanzioni»

La mossa di Pompeo - dopo la beffarda nota del Global Times, il tabloid nazionalista del Quotidiano del Popolo (voce del Partito comunista), secondo cui «la »battaglia tra Cina e Usa su Hong Kong è cominciata - getta le basi per la revoca dello status speciale che la città gode nei legami con Washington. Nessuna persona ragionevole può affermare che Hong Kong ora mantenga un alto grado di autonomia dalla Cina. Mentre una volta gli Stati Uniti speravano che Hong Kong avrebbe dato un modello alla Cina autoritaria, ora è chiaro che la Cina sta modellando Hong Kong come se stessa, ha aggiunto Pompeo.

Disastrosa viene definita la decisione di imporre la legge sulla sicurezza nazionale, ultima di una serie di azioni di Pechino che mettono in pericolo l'autonomia e le libertà di Hong Kong. Al Dipartimento di Stato è richiesto, in base all' Hong Kong Policy Act, di valutare l'autonomia del territorio dalla Cina. Dopo uno studio attento degli sviluppi, ho certificato al Congresso che Hong Kong non continua più a giustificare il trattamento previsto dalla legge americana.

Nell'ex colonia, sottotono rispetto alle attese, diverse migliaia di persone hanno risposto alla chiamata alla mobilitazione contro la Cina per la legge sul rispetto dell'inno nazionale cinese in esame al parlamento locale e quella sulla sicurezza nazionale che Pechino approverà domani, fatta su misura per la stretta sui territori ex britannici. Dozzine di agenti in tenuta antisommossa hanno continuato, in piena notte, a presidiare le aree strategiche della città a causa dei tentativi di incendi o di occupazione delle strade, come è avvenuto più volte a Central, oppure a Nathan Road, dove lo stallo tra le parti è andato avanti per diverso tempo con il blindato con cannoni ad acqua spostato molte volte.

Tra sporadiche urla e slogan, la polizia ha usato le cartucce di gas urticanti per disperdere un corteo a Central, durante la pausa pranzo, tra i luoghi più caldi con Admiralty e Causeway Bay. Tra gli arrestati, in aggiunta ai 193 di domenica, l'età media è stata prelevalentemente tra i 12 e i 40 anni. Nel pomeriggio, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha assicurato da Pechino che saranno prese le necessarie contromisure contro le forze esterne che interferiscono su Hong Kong: un messaggio al presidente Donald Trump e alla minaccia di voler fare qualcosa di pesante dopo la stretta su Hong Kong. Mentre al Congresso nazionale del popolo, anche i militari hanno fatto sentire la loro voce.

Il ministro della Difesa Wei Fenghe ha menzionato un confronto strategico Cina-Usa entrato in un periodo ad alto rischio. L'esplicita menzione dell'avversario, raro nelle abitudini cinesi, è sufficiente a segnalare nervosismo e irritazione.

Gli Usa hanno intensificato la repressione e il contenimento dalla pandemia del Covid-19, ha detto in un panel Wei, generale dell'Esercito di liberazione popolare.

Dobbiamo rafforzare il nostro spirito combattivo, essere audaci e validi nella lotta e usare la lotta per promuovere la stabilità. Un'aggressività vista da tempo con preoccupazione a Taiwan, che teme »qualche possibile azione militare« contro l'isola che la Cina considera parte inalienabile del suo territorio. Il ministro degli Esteri Joseph Wu ha detto a Fox News che Pechino sta cercando di avere il pieno controllo di Hong Kong« e di temere »una possibile azione militare contro Taipei: Cerchiamo il supporto Usa e del resto del mondo, diplomaticamente, e allo stesso tempo stiamo cercando di aumentare le capacità di difesa, in modo da scoraggiare la Cina. Che in Kashmir, nella regione di Ladakh, si sta confrontando con l'India in uno dei tanti contenziosi territoriali aperti.

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