NEW YORK Il Minnesota conferma la sua severità nei confronti della polizia che abusa del suo potere. Ieri pomeriggio l’ex poliziotta Kim Potter è stata riconosciuta colpevole di omicidio colposo aggravato. Rischia un massimo di 15 anni di carcere. Nell’aprile scorso, Potter sparò e uccise Daunte Wright un ragazzo afro-americano di 20 anni che stava tentando di scappare dopo essere stato fermato per un’infrazione automobilistica. Potter ha sempre sostenuto di aver sbagliato nel tirare fuori l’arma dalla fondina e di aver scambiato la pistola per il taser. Negli stessi video girati dalle telecamere della vettura della polizia e da quelle che i tre agenti portavano indosso, si sente effettivamente Kim Potter a un certo punto gridare «Taser! Taser! Taser!». E invece si sente uno sparo e si vede che il ragazzo, ferito mortalmente, sbanda e porta l’auto a sbattere contro un’altra vettura.
L’incidente avvenne a Minneapolis, mentre si tenevano le ultime battute del processo contro Derek Chauvin, il poliziotto che nell’estate del 2020 aveva ucciso il nero George Floyd.
Con il suo passato pluridecennale nella polizia e la sua frequentazione delle armi e dei taser, Kim avrebbe dovuto «immediatamente riconoscere» che in mano non aveva la larga, gialla, e leggera arma del Taser ma la pesante, nera e più compatta forma della pistola. Un errore «imperdonabile» ha decretato il procuratore, e i giurati gli hanno creduto. Per di più, i video dell’incidente mostrano come Kim dopo la sparatoria non fosse corsa dal giovane ferito e morente, ma si fosse buttata sull’erba piangendo e ripetendo: «Finirò in prigione!». Inoltre è stato chiaro che Daunte era stato fermato senza nessun serio motivo, e non aveva offerto resistenza. Quel giorno Kim faceva da ufficiale addestratore di un nuovo agente, che aveva voluto fermare l’auto di Daunte solo perché aveva un deodorante appeso allo specchietto retrovisore: «Io non l’avrei fermato» ha testimoniato Potter una volta chiamata sul seggio dei testimoni. In modo indiretto ha cioé ammesso che si trattava di una scelta di “profilo razziale”. Il fatto che Kim, pur essendo in posizione di autorità sul poliziotto più giovane, avesse lasciato correre ha evidentemente fatto un’impressioe negativa sulla giuria. E va detto che si trattava di una giuria a forte maggioranza bianca: 6 uomini e 6 donne, 9 bianchi, 2 di origine asiatica e un solo nero.
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