Pizzeria Falcone e Borsellino in Germania, sì dei giudici: «Nomi noti solo in Italia». All'interno proiettili su pareti

Pizzeria "Falcone e Borsellino" in Germania: «Il nome si può usare, qui sono poco conosciuti». Protesta il ministro Bonafede
5 Minuti di Lettura
Sabato 5 Dicembre 2020, 11:36 - Ultimo aggiornamento: 12:02

Bufera su una pizzeria di Francoforte che ha deciso di chiamarsi "Falcone e Borsellino": le pareti sono traforate di proiettili, appese ci sono le foto dei giudici antimafia Giuseppe Falcone e Paolo Borsellino uccisi in due tragici e violentissimi attentati, una delle pagine più nere della storia italiana. Accanto ai giudici, il proprietario del ristorante, il tedesco Costantin Ulbrich, ha scelto di accostare le immagini  di Tony Gentile che ritrae insieme i magistrati uccisi da Cosa nostra e quella di Don Vito Corleone, protagonista de "Il Padrino", interpretato da Marlon Brando. La sorella di Giovanni Falcone, Maria, ha presentato ricorso al tribunale tedesco denunciando la violazione della memoria dei due giudici chiedendo di inibire l'uso del nome Falcone e Borsellino. Il ricorso è stato respinto perché «il giudice ha operato principalmente in Italia e in Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori e non alla gente comune che frequenta la pizzeria», ha scritto il tribunale di Francoforte.

Ed è subito scoppiata la polemica: il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha espresso «amarezza» parlando di «una grave e inaccettabile offesa alla memoria di due magistrati che hanno perso la vita per servire il nostro Paese nella lotta a Cosa Nostra». Disappunto anche dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e, tra gli altri, dal Il presidente della commissione antimafia Nicola Morra.

Tra le motivazioni che hanno spinto il Tribunale a rigettare la richiesta c'è la questione del tempo: sono passati quasi 30 anni dalla morte di Falcone e il tema della lotta alla mafia non è più così sentito tra i cittadini, nonostante sia la sorella del magistrato sia la Fondazione Falcone avessero dimostrato come il magistrato fosse ancora noto non solo in Germania ma livello internazionale.

«È una sentenza che ci addolora molto. Proprio nel momento in cui il valore del lavoro e dell'eredità umana e professionale di Giovanni Falcone viene riconosciuto a livello mondiale, un magistrato di un paese che soffre sulla sua carne il pesante ingombro della presenza delle mafie scrive un verdetto simile» dice Maria Falcone. «Meno di due mesi fa - spiega la professoressa - e cito solo l'ultimo di una lunga serie di episodi in tal senso, al termine della Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale riunita a Vienna, è stata approvata all'unanimità da 190 Paesi una risoluzione che riconosce il contributo dato da Falcone alla lotta al crimine organizzato internazionale. Numerosi, inoltre, sono stati i riconoscimenti che alla figura di mio fratello sono stati tributati da istituzioni ed enti di un Paese come la Germania che, nel tempo, ha mostrato grande sensibilità ai temi della mafia e della legalità». La sorella di Falcone non si arrende e annuncia che farà ricorso in appello «contro un provvedimento che riteniamo ingiusto anche alla luce del valore che assume in una città con una fortissima presenza di italiani che ben conoscono il significato della lotta alla mafia». 

Bonafede ha già dato incarico «ai competenti uffici del Ministero di verificare le condizioni per promuovere le più idonee ed efficaci azioni giudiziarie, in Germania e in Italia, a tutela del prestigio dei giudici Falcone e Borsellino e, dunque, delle istituzioni italiane» e scriverà alla Ministra della Giustizia tedesca, Christine Lambrecht: «Analogamente a quanto avviene in Italia, nemmeno lei può entrare nel merito delle decisioni dei giudici. Ma è giusto che io rappresenti alla ministra l'effetto culturalmente devastante di una sentenza di questo tipo». «Il pronunciamento del Tribunale tedesco è di una gravità inaudita», ha scritto su Facebook la deputata di Italia Viva Maria Chiara Gadda. Duro anche il commento del parlamentare del M5S Francesco D'Uva. «Le sentenze, anche quelle degli altri Paesi, - dice - si accettano sempre. Se del caso, si contestano nelle sedi opportune. Ma giusto una cosa voglio dirla: la figura del giudice Falcone è un simbolo della lotta antimafia nel mondo, non solo in Italia».

Per il ministro degli esteri Luigi Di Maio è «come se la mafia fosse un gioco, su cui farci una risata. Non è così. La mafia è una montagna di merda, diceva Peppino Impastato. Siamo sicuri - ha concluso Di Maio - che il popolo tedesco la pensi come noi».  Il presidente della commissione antimafia, Nicola Morra, punta il dito contro «la miopia, anzi la cecità, di chi ancora non ha capito che le organizzazioni mafiose sono un problema internazionale». «Evidentemente - sottolinea Morra rivolto alla giustizia tedesca - la strage di Duisburg non è stata ben compresa nella sua rilevanza semantica. Duro anche il commento del parlamentare del M5S Francesco D'Uva. »Le sentenze, anche quelle degli altri Paesi, - dice - si accettano sempre. Se del caso, si contestano nelle sedi opportune. Ma giusto una cosa voglio dirla: la figura del giudice Falcone è un simbolo della lotta antimafia nel mondo, non solo in Italia». Disappunto anche dal Centro Peppino Impastato, dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando

© RIPRODUZIONE RISERVATA