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Ordine di Malta nel caos, il Papa congela le riforme per riportare al centro «spiritualità e trasparenza»

Ordine di Malta nel caos, il Papa congela le riforme per riportare al centro «spiritualità e trasparenza»
di Franca Giansoldati
5 Minuti di Lettura
Lunedì 31 Gennaio 2022, 17:50 - Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 11:28

Città del Vaticano – La devastante lotta intestina che da cinque anni sta squassando l'Ordine di Malta tra l'ala spirituale, ispirata al rigore del Magistero della Chiesa, e quella più propensa agli investimenti e agli utili, è arrivata al capolinea. Papa Francesco dopo avere esaminato una montagna di carte e di documenti nel silenzio di Santa Marta, dopo aver consultato diversi giuristi e - soprattutto - il suo delegato speciale e plenipotenziario, il cardinale Silvano Tomasi, ha congelato il lavoro di riforma finora fatto tra strappi, lacerazioni, equivoci.

Ordine di Malta nel caos

Il braccio di ferro si è protratto per troppo tempo. Al centro resta evidente il nodo delle riforme e l'impronta da dare all'ordine cavalleresco più antico e prestigioso del mondo, rispondendo ad un quesito di fondo: quale è la sua vera natura e dove sta andando visto che è nato per portare sollievo e aiuti ai poveri e agli ammalati? Il Papa sembra avere ben pochi dubbi, l'Ordine va riportato al nucleo originario, spirituale, dotandolo della trasparenza necessaria e ancorandolo alla tradizione del Magistero, esattamente come aveva già deciso di fare anche il suo predecessore.

Di conseguenza la bozza di Carta costituzionale elaborata in questi anni dal gruppo di lavoro guidato dal cardinale Tomasi aveva tenuto conto delle modifiche necessarie a garantire maggiore peso ai cavalieri professi, vale a dire coloro che emettono i voti religiosi perenni di povertà, obbedienza e castità, e che si ispirano fedelmente al Magistero della Chiesa (e non necessariamente provenienti dalla aristocrazia). Su di loro dovrebbe poggiare il futuro dell'Ordine. La bozza di riforma però non è stata digerita dall'ala tedesca, composta da uno zoccolo duro di cavalieri che – per sintetizzare - fa capo all'attuale Gran Cancelliere, Albrecht Von Boeselager. Secondo i maligni una fazione ininterrottamente al comando che starebbe brigando per spedire i cavalieri professi ai margini del potere e, al contempo, svuotare la figura del Gran Maestro degli attuali poteri, ridimensionandolo.

Due visioni contrastanti che hanno portato Boeselager a forzare la mano e ad inviare una lettera a tutti i cavalieri nel mondo per denunciare il tentativo in atto - a suo dire - di depotenziare la sovranità dell'Ordine di Malta. Il busillis è finito subito sul tavolo del Papa e risolto, carte alla mano, con la consultazione di documenti storici e diplomatici. L'Ordine di Malta non è uno stato sovrano come potrebbe essere San Marino, ma è e resta un ordine religioso, canonicamente dipendente dalla Santa Sede, dotato di «prerogative sovrane» riconosciute internazionalmente per svolgere le missioni umanitarie nel mondo. 

Fase due

Chiarito questo nodo, sul quale è stata subito fatta luce, il Papa ha incoraggiato la fase due. Sabato mattina il cardinale Tomasi ha avuto un lungo colloquio con Francesco e che ha sintetizzato in una lettera inviata a tutti i cavalieri. «Il Papa ha deciso che vuole incontrare il Gruppo di Lavoro Misto con alcuni Membri rappresentanti dei Professi, del Governo dell'Ordine, dei Procuratori dei Priorati e dei Presidenti delle Associazioni, per presentare a Lui progetti concreti di riforma. Ha quindi stabilito di sospendere ogni altra attività fin quando non sia celebrato questo incontro, a seguito del quale prenderà Lui una decisione definitiva». Ogni altra riunione è stata nel frattempo sospesa con buona pace delle correnti avverse.  

 La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e ha fatto perdere la pazienza del Papa è stata l'ultima mossa di Boeselager, la famosa lettera a tutti i cavalieri volta a seminare dubbi e rallentare il corso delle riforme ormai in dirittura d'arrivo. Egli sosteneva che la revisione rischiava di indebolire la sovranità e che andava a contraddire la stessa rassicurazione papale. Cosa ovviamente non vera, al punto che il cardinale Tomasi a sua volta era stato costretto a smentirlo, scrivere una spiegazione e confortare i cavalieri che il lavoro svolto dalla commissione non metteva in discussione la sovranità dell'Ordine. «Anzi, sarà totalmente preservata» scriveva. 

La stella di Boeselager ha cominciato ad appannarsi alcuni anni fa, quando, con un colpo di mano, il nobiluomo tedesco ha contribuito a far disarcionare dal Papa l'ex Gran Maestro Festing, un cavaliere inglese morto l'anno scorso in esilio in Gran Bretagna. Festing aveva chiesto a Boeselager di farsi da parte poichè era andato contro il Magistero della Chiesa autorizzando la distribuzione di profilattici in zone di guerra, assieme ad altri aiuti umanitari. Il Gran Maestro aveva anche aperto una indagine interna. In tutta risposta Boeselager, invece, di fare un pass indietro e obbedire, disattendendo la promessa di obbedienza al Gran Maestro, forte dei rapporti che all'epoca aveva dentro il Vaticano, riuscì ad avere la meglio. Il Papa si convinse che la situazione interna si sarebbe appianata se il Gran Maestro Festing, uomo tutto d'un pezzo e di una rettitudine morale totale, si fosse fatto da parte agevolando così una mediazione. 

Secondo molti cavalieri però, più che la questione dei profilattici, a determinare la congiura di palazzo sarebbe stata una strana eredità milionaria sulla quale Festing - prima di accettarla -  voleva vederci chiaro e per questo aveva deciso di intraprendere delle indagini. Era convinto che quei 130 milioni di euro lasciati in eredità all'Ordine di Malta da un nobiluomo francese sconosciuto, Jehan Du Tour (secondo alcuni una figura mai esistita, solo un nome de plume) in realtà nascondessero affari illeciti e addirittura un riciclo di denaro. Un mistero fitto – uno dei tanti – che è in seguito stato lasciato cadere per non complicare troppo le cose. Fino all'uscita di scena di Festing e arrivare all'incasso dell'eredità segreta. Pecunia non olet.


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