Montenegro e Serbia ai ferri corti: la nuova legge sulla libertà religiosa di Podgorica prevede la confisca dei beni della Chiesa ortodossa

Martedì 14 Gennaio 2020

Nonostante il Capodanno ortodosso migliaia di persone hanno nuovamente manifestato in Montenegro contro la controversa legge sulla libertà religiosa, che autorizza la possibile confisca di chiese, monasteri e altre proprietà della Chiesa ortodossa serba, largamente maggioritaria nel piccolo Paese ex jugoslavo.
Cortei e processioni, riferiscono i media locali, si sono tenuti nella capitale Podgorica e in diverse altre città, tra cui Bar, Niksic, Bjelo Polje, Danilovgrad. La legge contestata è stata approvata a fine dicembre ed è entrata in vigore lo scorso 8 gennaio, e da giorni si susseguono proteste in entrambi i Paesi vicini In base alla legge e prevede che  le varie comunità religiose devono dimostrare la legittimità dei propri diritti di proprietà anche prima del 1918, quando il Montenegro entrò a far parte del Regno dei serbi, croati e sloveni.
Il Montenegro - indipendente dal 2006 quando con un referendum si separò pacificamente da una Unione con la Serbia - è di religione ortodossa ma non dispone di una propria Chiesa autonoma e dipende da quella serba. Negli ultimi tempi nel Paese - dove vive una consistente minoranza serba - si è accentuata la tendenza a sottolineare la propria identità nazionale, anche nel settore religioso. Belgrado, che non ha visto di buon occhio il sì del Montenegro negli anni scorsi all'indipendenza del Kosovo e la sua adesione alla Nato tre anni fa, ha duramente criticato la nuova legge sulla libertà religiosa, considerata un provvedimento apertamente ostile nei confronti della Chiesa ortodossa serba e della popolazione serba in Montenegro.

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