Max Calderan attraversa a piedi da solo i 1.100 km del deserto più inospitale della Terra e mai esplorato prima

Max Calderan attraversa a piedi da solo i 1.100 km del deserto più inospitale della Terra e mai esplorato prima
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Lunedì 3 Febbraio 2020, 19:29 - Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 19:34

A piedi nel deserto per 1.100 chilometri, attraversando l'ultima zona inesplorata della Terra perché assolutamente inospitale e inadata a qualsiasi forma di vita. L'esploratore desertico estremo italiano Max Calderan ha attraversato a piedi il cosiddetto Empty Quarter "Quarto Vuoto" dell'Arabia Saudita. Ha percorso in 18 giorni complessivamente 1.100 chilometri. «Si è trattato di un'impresa storica, perché è stata aperta una nuova linea in un deserto ritenuto impossibile, l'ultima zona inesplorata della terra. Questa linea andrà aggiunta ai libri di storia e di geografia», afferma Calderan.

Il viaggio sarà raccontato nel documentario su uno degli angoli sconosciuti del pianeta. In passato diversi celebri esploratori hanno attraversato piccole parti del deserto con cammelli o fuoristrada, ma nessuno lo ha mai percorso tutto, da solo e a piedi. Il "Quarto Vuoto", il più grande deserto di sabbia del mondo, ricopre la parte più meridionale della Penisola araba. Dune instabili, alte fino a 300 metri e accecanti tempeste di sabbia hanno reso la marcia molto difficile.

Partito col suo team giovedì 16 gennaio, Calderan ha portato a termine la sua straordinaria impresa in 18 giorni, fatica mai riuscita a nessun essere umano in precedenza. Gli ultimi 200 km hanno covato le insidie maggiori per Max, a causa di condizioni naturali al limite. “L’ultimo tratto l’ho affrontato in totale solitudine, il mio team mi aspettava all’arrivo e persino la società saudita che gestiva logistica e sicurezza si è rifiutata di procedere a causa della pericolosità del percorso”. Il deserto ha messo in pericolo di vita Max a causa della temperatura in salita e della sabbia bollente. Inoltre le dune di quel tratto si sono rivelate molto più imponenti e difficili da scalare rispetto a quelle affrontate in precedenza. “È stato un viaggio all’inferno” ha dichiarato Max Calderan a impresa conclusa, “Per procedere lungo il percorso programmato ho dovuto fare molte deviazioni a causa di alcune dune impossibili da superare, mi trovavo in uno stato di profonda allucinazione.” Scoraggiato e sfiancato fisicamente, Max ha più volte instaurato un dialogo personale con il deserto: “Gli ho detto «Ok, hai vinto tu. Hai piegato il mio corpo ma lascia almeno continuare il percorso alla mia anima per poter condividere quest’esperienza col resto dell’umanità»”. In un grave stato di alterazione psicofisica dovuta alla disidratazione, Max è riuscito a raggiungere il punto d’arrivo con le sue ultime forze. Ad attenderlo nei pressi di una piattaforma petrolifera saudita c’era il suo team di “angeli custodi”: “Vedere in lontananza le sagome del mio team è stato come vivere in un sogno, mi sono sentito un miracolato”.
L’incredibile impresa di Max ha sconvolto anche i poliziotti alla frontiera che lo hanno intercettato all’arrivo: “Erano increduli quando gli ho detto che avevo appena concluso la traversata del Quarto Vuoto. Non riuscivano a credere che stavo camminando da 1000 km. In breve tempo sono arrivate altre auto della polizia con cui abbiamo festeggiato. Ci hanno offerto cibo e acqua, sono stati gentilissimi e alla fine abbiamo scattato una bellissima foto ricordo.”


Nel corso dell’impresa Max ha attraversato uno degli ultimi angoli della Terra rimasto inesplorato, il deserto del Rub Al Khali. Sfortunatamente l’esplorazione non ha prodotto scoperte rilevanti di carattere scientifico, a causa dell’assenza di campioni genetici da poter raccogliere nel deserto. Tuttavia Max ha riscontrato una profonda diversità del territorio rispetto a quanto segnalato sulle mappe satellitari. Calderan ha marcato oltre 100 punti d’interesse lungo il percorso, rinominato la Calderan Line in onore di questa sua incredibile impresa. La Calderan Line verrà inserita a breve nelle cartine geografiche dell’Arabia Saudita.
“In queste ore sto tornando a Dubai e ancora non posso credere a quello che abbiamo fatto, i grattacieli della città mi sembrano finti.” ha dichiarato Calderan, “Da oggi nulla sarà come prima per me. La prima cosa che farò in albergo sarà una doccia, momento che ho desiderato a lungo ma che al tempo stesso mi rende triste perché sarà come scrollarsi di dosso quest’avventura che con grande sacrificio mi sono vestito addosso”.


UN’ANOMALIA FISIOLOGICA
Max Caldera è un’anomalia fisiologica. I test del Dna hanno rivelato che ha livelli estremamente bassi di cortisolo, indicando che il suo corpo può tollerare livelli estremi di stress meglio dell'uomo medio. Ha confuso i dottori attraversando le più insidiose sabbie del mondo, completamente da solo, sopravvivendo in condizioni che vanno oltre i limiti umani. Nel 2014 Al Jazeera ha prodotto il documentario “The Son of Desert - Figlio del Deserto” sulle sue imprese.
Al Madhi, come lo chiamano i beduini, detiene oggi tredici record mondiali di esplorazione desertica, tra i quali spicca l’attraversamento per 90 ore consecutive senza fermarsi in Oman lungo la linea del Tropico del Cancro e i 360 chilometri in 75 ore (in estate, per giunta) in Arabia Saudita.

UN FILM-DOCUMENTARIO INTERNAZIONALE
La straordinaria impresa di Max Calderan sarà oggetto del documentario “INTO THE LOST DESERT - NEL DESERTO PERDUTO” girato da una troupe dell’Empty Quarter Studios, una nota casa di produzione con base tra New York e Londra che ha seguito Max nella sua straordinaria impresa. Questo speciale documentario ha registrato la storica traversata del Rub Al Khali e inviterà il pubblico internazionale a scoprire, insieme a lui, uno degli ultimi angoli sconosciuti del nostro pianeta. Diversi celebri esploratori hanno attraversato piccole parti del deserto con cammelli o con fuoristrada, ma nessuno lo ha mai percorso, da solo, per 1200 km. IL QUARTO VUOTO è una frontiera piena di pericoli e misteri. È il più grande deserto di sabbia del mondo. Ricopre la parte più meridionale della Penisola araba. Dune instabili, alte fino a 300 metri e accecanti tempeste di sabbia rendono la navigazione nel deserto quasi impossibile. Serpenti velenosi, ragni, scorpioni, caldo torrido e la scarsità di pioggia lo caratterizzano come il clima più proibitivo della Terra. Persino gli uccelli migratori volano con centinaia di miglia di distanza dal deserto per evitarlo.


L'ANTEPRIMA DI UN MONDO ACCALDATO
Alla maggior parte del pubblico globale di oggi, Il QUARTO VUOTO sembrerà un pianeta come un altro, incredibilmente secco, caldo e privo di vegetazione. Ma entro trent'anni, se non si farà nulla per ridurre il cambiamento climatico, molti di questi spettatori troveranno paesaggi simili sempre più vicino a loro.
Mentre il mondo si riscalda a causa del cambiamento climatico, grandi strisce di terra stanno diventando sempre più aride, e di conseguenza meno capaci di produrre il cibo e le risorse naturali necessarie per sostenere la vita.
Gli esperti sostengono che entro il 2050, più del 25% della Terra soffrirà a causa della siccità e della “desertificazione”, trasformandosi definitivamente in terra asciutta che non sarà quindi più abitabile. Più dell’80% di queste aree sarà in Paesi già in difficoltà per la mancanza di cibo.
Sia MAX CALDERAN che gli Empty Quarter Studios s’impegnano a usare questo viaggio, e questo film, per sensibilizzare sul tema dell'incombente crisi climatica con la speranza che il QUARTO VUOTO rimanga una rara anomalia geografica, e che gli abitanti delle zone della Terra a rischio non siano mai costretti a sopportare quello che Max ha affrontato nel suo percorso.


SQUADRA DI PRODUZIONE
Billy Sprague - Presidente e Direttore Creativo
Billy porta con sé un'esperienza personale e professionale eclettica al servizio di Empty Quarter Studios per catturare e presentare storie uniche ed emozionanti agli spettatori internazionali. Nei suoi più di 25 anni di carriera nel settore dell'intrattenimento e delle arti, Billy ha creato, condotto provini, diretto ed ha servito da consulente in tutti gli aspetti della produzione a livello mondiale tra cui a New York, Los Angeles, Mosca, Amsterdam e Riyadh. Ha avuto modo di visitare diverse volte le città e i siti dell'Arabia Saudita.
Christopher Cassel - Regista e Produttore Esecutivo
Chris ha vinto il Primetime Emmy Award come regista, è uno scrittore e un produttore i cui crediti includono la serie “Engineering an Empire” per il canale History Channel, lo speciale, sempre per History, “Rise of the Superbombs” riguardante le armi del futuro e due speciali per la serie “Explorer” di National Geographic. Chris ha girato documentari a livello internazionale ed ha lavorato con talenti di fama mondiale tra cui Steven Spielberg, Arnold Schwarzenegger e Tom Hanks.


FILM FESTIVAL
In anticipazione del completamento del film (previsto per il maggio 2020) si inizierà a presentare la candidatura come documentario di lungometraggio “INTO THE LOST DESERT - NEL DESERTO PERDUTO” nei più importanti film festival mondiali, tra cui: Sundance Film Festival, Tribeca, Venice Film Festival, Red Sea International Film Festival, Festival di Cannes e l’Internationale Filmfestspiele Berlin.


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Max Calderan consulente sportivo e di genomica avanzata, sfida in solitaria i deserti più impraticabili raggiungendo traguardi incredibili e scientificamente inspiegabili. Atleta poliedrico, detentore di 13 record mondiali, ha ricoperto ruoli manageriali presso importanti aziende farmaceutiche e svolto ricerche sulla privazione del sonno e sui meccanismi di difesa che regolano la paura. Fondatore della Desert Academy, svolge attività di consulenza sportiva e professionale negli Emirati Arabi Uniti.

Nel 2014 Al Jazeera ha prodotto il documentario Figlio del Deserto sulle sue imprese. Residente a Dubai, conosce perfettamente l'arabo, e nei deserti si fa chiamare Al Madhi. Tra le sue esplorazioni record spiccano i 120 km percorsi in 24 ore a luglio 2013, con temperature della sabbia prossime ai 74°, in totale privazione di acqua e cibo. Nel 2007 e nel 2016 è stato il primo uomo al mondo ad attraversare la linea ideale del Tropico del Cancro in Oman (437 km in 90 ore) e negli Emirati Arabi (365 km in 128 ore).
Nel maggio 2009 percorre la tratta Ramallah-Monte Sinai, correndo la Run for Love partendo da Ramallah. Dopo l'incontro con il Presidente della Palestina Abu Mazen attraversa Gerusalemme fino al confine con Gaza. La sua corsa viene fermata a un posto di blocco israeliano (Khalanda Check point). Viene indetta una conferenza stampa a Gerusalemme con il responsabile dell'UNRWA. Questa impresa di Max Calderan è stata scritta in un libro sacro custodito nel monastero di Santa Caterina, ai piedi del monte Sinai.

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