Giornalista di Al Jazeera uccisa negli scontri in Cisgiordania: Abu Akleh aveva 51 anni. Ferito un altro reporter

La reporter è stata colpita da spari alla testa nel corso di scontri fra miliziani palestinesi ed esercito israeliano nel campo profughi di Jenin

Shireen Abu Akleh, giornalista di Al Jazeera uccisa in Cisgiordania
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Mercoledì 11 Maggio 2022, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 10:32

Shireen Abu Akleh, una giornalista di Al Jazeera, è rimasta uccisa in Cisgiordania. La reporter è stata colpita da spari alla testa nel corso di scontri fra miliziani palestinesi ed esercito israeliano nel campo profughi di Jenin. Secondo l'agenzia palestinese Wafa, che cita il ministero della Sanità palestinese, la giornalista Abu Akleh (51 anni) «è morta dopo essere stata colpita dall'esercito dell'occupazione». Un altro reporter, il palestinese Ali Samoudi, è stato ferito ed è in condizioni stabili. Anche il giornalista di Al-Kuds è stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco. 

Israele: forse giornalisti colpiti da fuoco palestinese

L'esercito israeliano (Idf) sta indagando sulla «possibilità» che i due coronisti «siano stati colpiti da palestinesi armati» durante gli scontri di questa mattina nel campo profughi di Jenin, Cisgiordania. Akleh è poi morta per le ferite riportate. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui nell'operazione a Jenin «c'è stato un massiccio fuoco di decine di palestinesi armati contro i soldati».

«Non penso che siamo stati noi ad ucciderla», ha detto Ran Kochav un portavoce dell'esercito alla tv pubblica Kan. «Abbiamo proposto ai Palestinesi di aprire un'indagine congiunta. Se siamo stati noi - ha aggiunto - prenderemo le nostre responsabilità, ma non mi sembra questo il caso». Kochav ha poi spiegato che la Mezzaluna rossa ha «portato via il corpo» subito dopo la sparatoria. Sempre secondo il portavoce, esiste un video diffuso sui social che mostra uomini armati palestinesi mentre colpiscono quello che definiscono un soldato, ma «nessun militare israeliano è stato colpito».

Ferito anche un altro giornalista

Il secondo giornalista coinvolto, Ali Samoudi - secondo il ministero della sanità palestinese - è stato colpito alla schiena ma le sue condizioni non sono gravi. Samoudi che lavora per il network "Al Kuds"- citato dalla Wafa - ha detto che insieme alla collega di Al Jazeera si trovava con un gruppo di altri cronisti nelle «vicinanze delle scuole dell'Unrwa vicino al campo di Jenin», e che «tutti indossavano elmetti e divise da giornalisti». Poi ha aggiunto che il gruppo «è stato preso direttamente di mira dalle forze di occupazione». La palestinese Shirin Abu Akleh era considerata una veterana dell'informazione nella zona e lavorava per Al Jazeera dal 1997. L'emittente - citata dai media - ha detto che «è stata uccisa a sangue freddo» in quello che ha definito «un crimine orrendo che rompe le norme internazionali».

Abu Mazen condanna uccisione giornalista

La presidenza di Abu Mazen ha condannato «il crimine di esecuzione da parte delle forze di occupazione israeliane, della giornalista Shireen Abu Akleh». Lo riferisce l'agenzia Wafa. Abu Mazen ha detto di ritenere «il governo israeliano pienamente responsabile di questo atroce crimine», sottolineando che fa parte «della politica quotidiana perseguita dall'occupazione contro il nostro popolo, la sua terra ei suoi luoghi santi».

Bennett: Abu Mazen accusa Israele senza prove

«Il presidente palestinese accusa Israele senza prove solide». Lo ha detto il premier israeliano Naftali Bennett riguardo alla morte della giornalista palestinese di Al Jazeera a Jenin. «Sulla base dei dati a nostra disposizione, c'è una probabilità da non scartare che palestinesi armati che sparavano in modo selvaggio abbiano provocato la dolorosa morte della giornalista», ha sottolineato Bennett.

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