Crimea, la guerra dei francobolli tra Ucraina e Russia

Crimea, la guerra dei francobolli tra Ucraina e Russia
di Simona Verrazzo
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Mercoledì 21 Ottobre 2020, 20:02

Le guerre si vincono anche con i simboli, mettendo i propri laddove un tempo c’erano quelli di altri, del nemico. E così vale anche per un oggetto piccolo ma carico di significati quanto lo è un francobollo: in un ristrettissimo spazio ci sono i simboli di un paese, dalla bandiera alla lingua, e nelle diatribe territoriali sono uno dei maggiori punti di scontro.

Accade così che le tensioni mai sopite tra Ucraina e Russia tornino ad accendersi proprio per una serie di francobolli e che il pomo della discordia sia sempre la questione della penisola della Crimea, passata dall’Ucraina alla Russia in seguito alla crisi del 2014. Il referendum che ne ha sancito l’annessione alla Russia non è mai stato riconosciuto non soltanto dall’Ucraina, ma anche dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. mentre di tutt’altro avviso è Mosca, così come dimostrato anche al livello filatelico.

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La Russia ha deciso di emettere una serie di francobolli dedicati ai fari che affacciano sulle coste del suo immenso territorio, con le sue acque che vanno dall’Oceano Pacifico al Bar Baltico grazie all’enclave di Kaliningrad, dal Mar Nero al Mar Caspio e non ultimo il Mar Glaciale Artico. Una notizia che potrebbe sembrare di nicchia, interessante soltanto per gli appassionati del settore, se non fosse per il messaggio che vogliono lanciare. A destare polemiche, riferisce Vaccari News, sono due carte-valori che si riferiscono ad altrettanti fari affacciati sul Mar Caspio e che si trovano in Crimea, in quello che viene letto come un modo per ribadire, da parte di Mosca, il proprio possesso su quel territorio.

I due francobolli portano la firma dell’artista Olga Shushlebina e hanno un valore nominale ciascuno da 35,00 rubli. La scelta è ricaduta da un lato sul faro di Yenikalsky, che si trova a capo Fonar, il punto più orientale della penisola, all’ingresso dello stretto di Kerch, in occasione del bicentenario della sua costruzione; dall’altro su quello più piccolo di Meganom, nella parte meridionale, per il 125° anniversario.

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Ma sono gli altri dettagli grafici che Mosca utilizza per riaffermare la sua autorità: in entrambe si staglia la sagoma della Crimea, con all’interno scritto il nome in alfabeto cirillico, ovviamente nella versione russa e non ucraina. Non bastasse, sull’estremità destra di tutti e due i francobolli, proprio sotto il valore, campeggia la parola Russia in caratteri latini, con indicato l’anno 2020.

Una dimostrazione di forza non soltanto verso Kiev, ma anche verso la Comunità internazionale, la maggior parte della quale non ha mai riconosciuto l’annessione della Crimea alla Russia. Eppure Mosca, periodicamente, tiene a ricordare la sua posizione, ogni volta riaccendendo una rivalità mai spenta. Il campo filatelico è uno di quelli su cui la propaganda punta di più. E’ di soltanto due anni fa, nel 2018, il francobollo che Mosca ha dedicato al cosiddetto Ponte di Crimea, che collega la penisola alla terraferma russa: lungo 19 chilometri, è stato inaugurato dal presidente Vladimir Putin. Un’infrastruttura che unisce le penisole di Kerch e Taman attraverso l’isola di Tuzla, senza toccare suolo ucraino: anche allora polemiche che però non scalfirono Mosca.

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Più di tutti, a sollevare proteste, sono stati i due francobolli che Mosca emise nel maggio 2014, a crisi appena conclusa, raffiguranti una veduta della Crimea e una della città di Sebastopoli, accompagnati dalla scritta Russia. Le due carte-valori furono inserite in una serie dedicata alla diverse regioni della Federazione russa per promuoverne le bellezze al livello turistico. Diversa l’interpretazione dall’esterno, con in cui lesse la volontà di Mosca a imporre, fin da subito, il controllo del territorio appena riannesso.

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