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Ambiente, il caso simbolo dell'agricoltore che ha trascinato in tribunale la più grande azienda elettrica tedesca per aver distrutto il clima

Ambiente, il caso simbolo dell'agricoltore che ha trascinato in tribunale la più grande azienda elettrica tedesca per aver distrutto il clima
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
Martedì 5 Luglio 2022, 11:58

Quello che sta accadendo in Perù, sulle Ande, a oltre 4 mila metri potrebbe avere ripercussioni in tutto il mondo, soprattutto in Europa, visto che un agricoltore locale, Saul Luciano Lliuya ha intetato una causa contro la RWE, la più grande azienda elettrica tedesca: con le sue emissioni di CO2 a livello planetario, durante i suoi 124 anni di storia, ha contribuito al riscaldamento terrestre in modo tale da aver ridotto il ghiacciaio che sovrasta la cittadina peruviana di Huaraz, mettendola seriamente in pericolo. Morale: l'agricoltore peruviano sostiene che la multinazionale tedesca dovrebbe contribuire a pagare i costi del progetto per difendere Huaraz, visto che il lago formatosi con lo scioglimento inaspettato dei ghiacciai rischia di rompersi da un momento all'altro come ha ripreso un drone mandato in volo a perlustrare la zona. L'acqua che si libererebbe sarebbe letale per migliaia e migliaia di persone, quindi occorre agire al più presto con un maxi progetto di rafforzamento il cui costo è strabiliante.

La questione sembrerebbe circoscritta in un ambito 'locale' e invece, fa notare il Financial Times - che ha dedicato a questo caso un ampio spazio -  assume di questi tempi una portata enorme. Qualche mese fa un pool di scienziati, avvocati e giudici europei ha lavorato diversi giorni a 5 mila metri di altezza proprio per documentare il potenziale disastro e capire come muoversi legalmente contro la RWE. E poco importa se la più grande azienda elettrica tedesca non ha mai operato sul territorio peruviano. Gli estremi per riconoscere i danni sembrerebbero trovare basi proprio perché è ritenuta uno dei 10 maggiori inquinatori europei, con immissioni pari al 0,47%, in base alle emissioni industriali di CO2 tra il 1751 e il 2010, i cui effetti oltrepassano ovviamente i confini nazionali.

Nella lista dei maggiori inquinatori privati del mondo stilatata dall'Istituto per la responsabilità climatica ci sono a primo posto la Chevron con 51.096 milioni di tonnellate di C02, pari al 3,52% seguita dalla ExxonMobil, 46.672, 3,22%; l'inglese BP,35.837, 2,47% la Royal Dutch Shell con 30.751 pari al 2,12%; l'americana ConocoPhillips 16.866 pari al 1,16%; Peabody Energy 12.432 pari al 0,86%; la francese Total 11.911 pari al 0,82%; Consol Energy 9.096 pari al 0,63%; l'australiana BHP Billiton 7.606 pari al 0,52%.

Se mai la causa andasse avanti, dopo che è stata aperta nel 2015 in Germania, l'azienda tedesca dovrebbe pagare – spiega il Financial Times - lo 0,47% dei costi per la protezione di Huaraz. RWE sostiene che la richiesta di risarcimento non ha alcun fondamento nella legge tedesca e che è impossibile, dal punto di vista giudiziario, attribuire specifiche conseguenze locali del cambiamento climatico a una singola azienda. La controversia, ormai prossima alle fasi finali, è un caso davvero emblematico, e ritenuto da molti studiosi, attivisti e avvocati di tutto il mondo un potenziale momento di svolta che potrebbe dare il via a un'ondata di richieste di risarcimento per la distruzione ambientale legata al clima.

Già una sentenza del 2021, un tribunale dei Paesi Bassi ha stabilito che la compagnia petrolifera Royal Dutch Shell ha il dovere di prendersi cura dei cittadini olandesi e deve effettuare tagli più drastici alle emissioni. Inoltre alla Corte Penale Internazionale si sta studiando l'inserimento del reato di ecocidio. 

«Per ecocidio si intendono gli atti illeciti o sconsiderati commessi con la consapevolezza che esiste una sostanziale probabilità di causare danni gravi, diffusi o di lunga durata all’ambiente, causati da tali atti».

La definizione è stata coniata da alcuni esperti della coalizione Stop ecocide con l’obiettivo di inserirla nello Statuto di Roma, ossia il trattato, entrato in vigore nel 2002, che si occupa dei crimini ritenuti di interesse e rilevanza internazionale, ossia genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e crimini di aggressione e al tempo stesso definisce i principi, la giurisdizione, la composizione e le funzioni della Corte penale internazionale. La coalizione Stop ecocide è presieduta dall’avvocato inglese Philippe Sands  e dalla giurista delle Nazioni Unite ed ex procuratrice Dior Fall Sow, senegalese.

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