Assange, archiviata in Svezia l'indagine per stupro: «Prove non convincenti»

Martedì 19 Novembre 2019
Assange, archiviata in Svezia l'indagine per stupro: «Prove non convincenti»

Archiviata in Svezia l'indagine per stupro nei confronti del fondatore di WikiLeak, Julian Assange. «Gli indizi si sono considerevolmente indeboliti a causa del lungo arco di tempo trascorso dagli eventi in questione». Con questa motivazione la procura svedese ha interrotto le indagini preliminari sulle accuse di violenza sessuale avanzate nei confronti del fondatore di WikiLeaks , attualmente in prigione in Gran Bretagna. Un fascicolo aperto e chiuso a più riprese negli ultimi 10 anni. Assange resta intanto in carcere nel Regno Unito in attesa della possibile estradizione negli Usa dove lo attende una controversa imputazione per spionaggio, sebbene un appello alla decisione potrebbe comunque ancora essere avanzato presso il ministro della Giustizia svedese. La vice procuratrice Eva Marie Persson nell'annunciare a Stoccolma l'archiviazione di questo secondo fascicolo ha spiegato che «la ragione della decisione è che gli indizi si sono considerevolmente indeboliti a causa del lungo arco di tempo trascorso dagli eventi in questione», anche se ritiene che la presunta parte lesa abbia presentato «una ricostruzione degli eventi coerente, ampia e dettagliata».

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Julian Assange si è sempre proclamato innocente: era stato chiamato in causa a suo tempo da due conoscenti svedesi che lo accusavano di aver approfittato nel dormiveglia per fare sesso senza preservativo, dopo un primo rapporto protetto consensuale. Una delle accusatrici si era poi ritirata ed era rimasta in piedi una sola denuncia. La stessa vice procuratrice Persson aveva riaperto l'indagine, dopo che in un prima fase altri colleghi della procura avevano valutato l'accusa come infondata. Poi l'aveva chiusa nel 2017, mentre Assange si trovava nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra dove aveva ottenuto asilo avanzando il sospetto di una macchinazione per consegnarlo agli Usa che gli danno la caccia da anni a causa della diffusione da parte di Wikileaks di una montagna di documenti riservati assai imbarazzanti per Washington, relativi fra l'altro a crimini di guerra attribuiti alla forze americane in Iraq e Afghanistan. Persson però ne aveva chiesto una nuova riapertura lo scorso maggio, dopo la fine della protezione ecuadoriana e la cattura di Assange da parte della polizia britannica, richiesta tuttavia respinta in primo grado un tribunale di Uppsala. Fino alla rinuncia finale di oggi, accolta come un successo e un atto di giustizia, seppur tardivo, da Wikileaks.

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