TENDENZE

Tacchi alti? Mai più: le star di Hollywood si ribellano alla dittatura dei "trampoli", da Julia Roberts a Jennifer Lawrence

Martedì 6 Ottobre 2020 di Gustavo Marco Cipolla
Jennifer Lawrence_credits Courtesy of Espresso Communication

L’at-tacco arriva dallo star system, in particolare dai volti femminili hollywoodiani che hanno deciso di ribellarsi alla dittatura vertiginosa di quei 12 cm, se non di più, che sono diventati un'insopportabile protesi dei piedi. E se i tacchi continuano ad essere un must nell’universo fashion, alcune celebrities non ci stanno e si scagliano contro gli irrinunciabili "trampoli" trendy. Lo hanno affermato pubblicamente Kristen Stewart e Julia Roberts che, bellissime sul red carpet del Festival di Cannes, decisero di togliersi i sandali per calcare l'iconica scalinata, dando scalpore per la gioia dei paparazzi e infrangendo il dress code obbligatorio del "plateau". Nel 1993, durante una sfilata, la Venere nera Naomi Campbell non riuscì a mantenere l’equilibrio sulla passerella e precipitò da 30 cm di altezza. Così la top model Bella Hadid che nel 2016, sempre per la felicità dei fotografi, sulla catwalk scivolò da quota 16 cm.

Stivali alti e a punta: ed è subito must have

Tallone d’Achille o falcata da inesperta? La lista dei ruzzoloni glam è lunghissima: Salma Hayek, Lady Gaga, Madonna e Gigi Hadid, sorella di Bella. Poi lei, Jennifer Lawrence, che resterà nella storia del Cinema per aver inciampato, a causa dell’abbinamento scarpe-voluminoso abito dalla gonna ampia, alla notte degli Oscar, prima di salire sul palco per ritirare nel 2013 l’Academy Award alla migliore interprete. Parla scalza, premiata davanti al pubblico in sala, l’attrice Daisy May Cooper. C’è anche chi, da anni, porta avanti una lotta sociale e social per mettere al bando quelli che i cugini d’Oltralpe chiamano “talons”: nella terra del Sol Levante, l’attivista giapponese Yumi Ishikawa ha fondato "#KuToo", un movimento a cui hanno aderito donne decise a mettere un freno alle regole aziendali che impongono di indossarli in ufficio. E le signore della rivoluzione nipponica hanno addirittura presentato una petizione al governo chiedendo di poter scegliere, in perfetta autonomia e senza maschilismo d’imperio ai vertici dirigenziali, come vestire in sede di lavoro. «Non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma ognuna di noi gli deve molto», sosteneva il mito Marilyn Monroe, innamorata delle sue décolleté di 11 cm. "Girl’s best friends" accanto ai diamanti, naturalmente.
 

 

Sensualità, eleganza, accessori timeless che valorizzano la femminilità, il carattere e la personalità. Ma le tendenze della scorsa Milano Fashion Week avrebbero fatto scendere tutte dal piedistallo, con qualche eccezione. Secondo uno studio condotto dall’agenzia "Espresso Communication", in una ricerca dell’Institute of Health Sciences del Pakistan pubblicata sull' Health Science Journal, si evince che «l’86% delle donne prova dolori causati dai tacchi alti: il 77,5% è affetto da dolori all’avampiedi, mentre il 6% li associa alla zona centrale della pianta». Oltre 8 su 10 “soffrono” per essere alla moda. Le calzature, dunque, dovrebbero essere selezionate in base alla conformazione del piede e al tipo di arco plantare per evitare patologie degenerative, puntando sul modello giusto che non produce traumi a lungo termine. «L'uso di scarpe con tacco alto influisce negativamente sul controllo neuromuscolare dell'equilibrio, con conseguente alterazione del sistema posturale. Studi cinematici e cinetici rivelano che indossare scarpe con tacco alto altera la deambulazione, la distribuzione pressoria plantare, le forze di reazione al suolo e le attività muscolari degli arti inferiori. - spiega la podologa Angela Ravisato - Le alterazioni biomeccaniche e le deformità muscolo-scheletriche e ossee con maggiore incidenza sono le lesioni legamentose di caviglia, le degenerazioni articolari del ginocchio e i dolori lombari. Il tacco alto provoca un aumento della pressione a livello della prima articolazione metatarso-falangea e, a livello centrale, dell’avampiede con diminuzione della pressione del mesopiede e del tallone.

Lo spostamento anteriore comporta rigidità del tendine d’Achille, instabilità articolare di caviglia e accorciamento dei muscoli del polpaccio». Il rimedio? Abbandonare l’utilizzo frequente di shoes modaiole che superano i 4 cm, calzandole meno di 3 volte alla settimana e per un numero quotidiano di ore inferiore a 4, ricorrendo se necessario alla laserterapia "Theal Therapy" tramite la podologia riabilitativa. Quest'ultima «mira ad un approccio conservativo di cura e prevenzione dei segmenti a rischio di lesione. In seguito a valutazione funzionale, biomeccanica e posturale, è possibile trattare il piede doloroso tramite ortesi plantari su misura, bendaggi, esercizi della muscolatura intrinseca ed estrinseca, terapia fisica strumentale. - sottolinea Ravisato - La tecnologia e lo sviluppo di elettromedicali ha permesso recuperi più rapidi dal dolore con ritorno ottimale all’attività quotidiana, lavorativa e sportiva. "Mectronic", ad esempio, ha sviluppato il dispositivo laser che consente di trattare la specifica situazione patologica in modo sicuro e selettivo, massimizzando i risultati terapeutici».

I ricercatori dell’Hanseo University, in Corea del Sud, hanno esaminato i danni causati dai tacchi che superano i 10 cm su un campione di 40 donne che li portano abitualmente: se dapprima rinforzano il sistema muscolare della caviglia, con il tempo l’uso eccessivo genera uno squilibrio che può tradursi pure nell’alluce valgo con la deformazione delle dita e sporgenza mediale del primo osso metatarsale. Per l’Health and Social Care Information Centre del Regno Unito, che ha diffuso un rapporto accurato sul Daily Mail, tra il 2004 e il 2015 il neuroma di Morton, disturbo ortopedico che coinvolge uno dei nervi che attraversa il piede, è aumentato del 115%. E la cervicalgia, il tipico malessere al collo, può essere prodotto dalle scarpe col tacco che, quando sono troppo strette, potrebbero "regalare" il dito a martello, deformità callosa soggetta a ulcera. Perché la bellezza, quella vera, parte consapevolmente dalla testa e arriva fino ai piedi. Al di là dei "diktat" che emergono dai défilé.
 

Ultimo aggiornamento: 15:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA