Schiaparelli, a Parigi sfila una storia in tre capitoli chiamata Haute Couture

Lunedì 1 Luglio 2019 di Gustavo Marco Cipolla
Courtesy of Press Office

«Alla fine dello scorso novembre, mi è stato chiesto di reimmaginare la maison Schiaparelli. In quel momento avevo appena lasciato la casa di moda dove ho passato tutti i dieci anni della mia carriera. È stato con quel lavoro che ho scoperto chi ero come designer, ma anche come persona, come adulto, come newyorkese. Mentre cominciavo a pensare alla mia visione di Schiaparelli, stavo anche pensando chi potessi essere io stesso, perché in quel momento non lo sapevo più». Daniel Roseberry, direttore creativo dopo la separazione del marchio da Bertrand Guyon, parla della sua storia a Place Vendôme in tre capitoli di un racconto di vita che si legge nei preziosi tessuti, nelle rifiniture e nei dettagli di quella che, alla Settimana dell'Alta Moda di Parigi, sembra essere la prima vera esperienza Haute Couture per il prossimo autunno-inverno 2019/20
 

 

«Nell'ultimo decennio sono stato solo una persona e solo un genere di artista. Adesso avevo la possibilità di diventare qualcun altro, qualcosa d'altro. Ogni mattina, camminavo dal mio appartamento nel Downtown di Manhattan fino alla fine di Chinatown. Quella passeggiata mi portava da un mondo a un altro e, mentre camminavo, vedevo svanire i danarosi e raffinati newyorkesi del XXI secolo, rimpiazzati da qualcosa di più antico, mentre le boutique lasciavano il posto ai fruttivendoli e i cafè alle piccole botteghe che vendevano utensili, dolci e vari tipi di té. Era come se stessi entrando nel mio futuro, attraversando il passato.», continua lo stilista, che sottolinea «In quel periodo affittavo un appartamento stretto come una scatola di scarpe, ritagliato all'interno dell'atelier di una mia amica che fa cappelli. Nel mese di dicembre ero seduto alla mia scrivania, indossando guanti e cappuccio (il riscaldamento non funzionava, almeno, non così bene),ascoltando la vibrazione della linea metropolitana M che attraversava il ponte di Manhattan passando davanti alla mia unica finestra, e disegnavo. 

Ho pensato spesso alla natura della creatività e come un artista crea la propria estetica solo quando è capace di ritirarsi nella parte piú pura e più infantile di se stesso, un posto dove niente può essere sbagliato o andare male, perché tutto esiste nel regno della possibilità. Essere un artista vuol dire aggrapparsi a quell'esuberanza, quella ingenuità e quel senso di meraviglia. Cinismo, senso della realtà, essere snob: sono questi i nemici dell'artista. La creatività può progredire solo se lascia andare tutto ciò che conoscevi già». Ed è una narrazione ottica fatta di sogni datati e riconducibili ad un freddo dicembre nel piccolo studio del couturier ad incantare la fashion week parigina. Come tre atti del medesimo componimento, dove gli abiti sostituiscono le parole e si declinano in giorno, notte e sogno. Nella collezione pensata per Schiaparelli, Roseberry rappresenta la donna nella sua quotidianità, tra funzionalità e visioni oniriche. Ai tagli sartoriali netti si aggiungono elementi fantastici, spesso associati alla notte e al buio che diventa fluo come per magia. Accostamenti improbabili volti a sorprendere con sperimentazioni materiche che guardano all'heritage di madame Schiaparelli con innovazioni nei primi quattro dei trenta look: dal faille di seta tinto a mano e poi destrutturato, che cambia essenza e si trasforma in qualcosa di inatteso. ll velluto verde dei divani di un grande albergo di Milano, un sofa in lana grigia contro una parete bordeaux. Esercizi cromatici fatti di sfumature e contrasti tra nuances opulente verso la ricerca di un'uniforme famigliare, ma diversa. Colori nudi, neutri, abbinati a zafferano, nero e blue navy. L'indumento veste il corpo, si diverte trasformandosi e muta continuamente, con quell'ispirazione artistica che osserva in silenzio l'inquietudine delle sculture di Jack Whitten e l'estetica con imbottiture di Sarah Lucas. Entrambi rifiutano la convenzionale femminilità e ne ridisegnano nuovi canoni borderline con il maschile, quasi una provocazione. I preziosismi déco sono un omaggio a Whitten, le varianti dei pantalone sono ispirati a Lucas. Blazer in fresco lana, top in organza double con maniche over drappeggiate, fino al secondo capitolo della notte. Fra suggestioni dark e surrealismo, quasi anti-design, con un tocco glamour. Giacche ricamate trompe l'oeil effetto manicure con frange di strass, sull'abito in crinolina tempeste di cristalli. Abiti in seta e organza sovrapposta. Maglie di perle con collier a ricamo e cappello in strass. Poi, smoking in frescolana con pantacollant e il collo che diventa una maxisciarpa in cachemire. La poesia del sogno, nell'ultimo capitolo di una contemporanea fiaba di moda, è legata all'irrazionale e alle emozioni, tradotte nel puro e fantasioso piacere di indossare ciò che si desidera. Come le creazioni in jersey con cappuccio in seta o con le rouches multicolor e bustier in coccodrillo nero, fino alla t-shirt in nylon, arricchita da iridescenti giochi di luce e sartorialità, e alla "Gonna Nuvola" in faille di seta, madreperla e strass. In un originale e surreale linguaggio chiamato Haute Couture. Quello di Daniel Roseberry per Schiaparelli.

 
 

Ultimo aggiornamento: 20:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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