Parlamentare di FdI denuncia: donne islamiche discriminate a Roma e cita la Costituzione

Domenica 24 Maggio 2020
«Queste donne sono discriminate». La sequenza fotografica scattata stamattina a Piazza Re di Roma dal deputato di Fratelli d'Italia, Fabio Rampelli mostra una comunità islamica in preghiera, dove da una parte ci sono gli uomini che, all'aperto, indossano la mascherina, hanno il tappeto sotto le ginocchia rivolto verso la Mecca e sono intenti a pregare. In un angolo, invece, si intravedono dietro un telone una ventina di giovani donne musulmane velate, praticamente recluse da una specie di recinto di fortuna fatto con dei teli appesi, in modo da renderle completamente coperte agli occhi maschili.


«Le hanno recluse dietro una rete oscurante come fossero animali. Non possono partecipare alla preghiera né vedere i fedeli o l'Imam» ha denunciato sul suo profilo Facebook, aggiungendo che questa prassi religiosa islamica di fatto viola i principi costituzionali a proposito della parità tra uomo e donna sancita nell'articolo 3, 37 e 51. «Gli articoli della Costituzione italiana li gettiamo nella tazza del cesso? Lo chiederò a Conte questa settimana. Adesso basta» commenta inferocito il parlamentare, corredando al suo intervento una serie di immagini che effettivamente mostrano donne quasi tutti velate di fatto rese 'invisibili' per seguire i dettami della religione islamica ortodossa.



Rampelli ha poi fatto un copia incolla degli articoli costituzionali citati, inserendo il testo completo della Carta. 

Articolo 3. «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Articolo 37. «La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione».

Articolo 51. «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica».

Il Parlamentare aggiunge che è inaccettabile questa discriminazione che di fatto stravolge principi per «i quali generazioni si sono battute con coraggio». 

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