Dalla Maraini a Rosa Fumetto, 27 donne smart raccontate da Giancarlo Dotto: «Libere e coraggiose»

Sabato 21 Marzo 2020 di Valentina Venturi
Giancarlo Dotto

«È "La città delle donne", ma in versione libro. Un’occasione per raccontare la mia parte femminile; anzi è l'omaggio alla mia parte femminile». Il giornalista Giancarlo Dotto attraverso le risposte di 27 donne racconta se stesso e quindi l’uomo nel volume “Nate libere” (Rizzoli). Si tratta di una raccolta di vite al femminile, che travalicano la carta attraverso domande più o meno intime, rivolte a protagoniste come Dacia Maraini, Ornella Muti, Lina Wertmüller o Amanda Lear.

 
Perché un uomo racconta le donne?
«Il tentativo è stato fatto da tanti, tra cinema e letteratura sono migliaia di casi: da Ovidio a Nabokov, da Moravia a Dostoevsky che disse “soltanto il diavolo può raccontare la donna, io non ci ho capito niente”, da Fellini fino al mio amico Konchalovsky. Alla fine se chiedo a qualsiasi uomo, dal più ottuso al più raffinato, quale sia il ricordo più straziante e insieme il più bello che ha della sua esistenza, entrambi sono legati alla donna».
 
Come mai il titolo “Nate libere”?
«Più che il concetto di libertà, a tenere insieme tante donne diverse è il coraggio. Le donne hanno la determinazione, l’indipendenza e la capacità di superare ostacoli immensi».
 
Chi l’ha maggiormente colpita?
«Le due interviste più belle sono a mio avviso anche quelle meno conosciute: Rosalinda Celentano e Rosa Fumetto».
 
Perché Ornella Vanoni appare in tre capitoli?
«La Vanoni non è una donna: è una e centomila donne. La sua straordinarietà è che ha 80 e più anni eppure continua a cambiare. E nella terza intervista racconta questo cambiamento».
 
Cosa ricorda di Virna Lisi?
«L’ho incontrata due volte: nella casa all’Argentario e poco prima che ci lasciasse. In lei mi hanno colpito e sorpreso la combinazione tra la beltà irraggiungibile e il totale pragmatismo. Monica Bellucci è una bellezza iconica: Monica lo capisce che è al servizio della sua bellezza e lo fa con grande grazia, compostezza e stile. A Virna, per usare lo slang romanesco “non je ne poteva fregà de meno”. Non aveva il culto della sua bellezza: è una donna pragmatica alla quale è capitato in sorte di essere bella».
 
Mentre di Marina Ripa di Meana?
«Nel suo caso la libertà è stato un concetto sposato in pieno. Come anche in Piera Degli Esposti».
 
C'è una donna che avrebbe voluto incontrare?
«Da intervistatore seriale quale sono, Gabriella Ferri».
 
Come mai?
«Dalla voce degli intervistati, che tra uomini e donne sono più di 1000 voci, emerge la sua storia, la sua sensibilità».
 
È soddisfatto del risultato?
«Posso sembrare un volgare piazzista ma è davvero un libro da tenere sul comodino insieme alle vite dei santi o al decalogo del coronavirus. Al suo interno ci sono lezioni esemplari, dalle quali non solo le donne ma anche gli uomini possono attingere in ogni momento».

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