Una donna medico su 2 discriminata:
italiane le più insoddisfatte in Europa

Venerdì 31 Maggio 2019
In Italia donne medico insodisfatte
Insoddisfatte, discriminate e sempre fuori dai ruoli di comando. Le donne medico in Italia sono quelle che in Europa soffrono di più, va peggio solo alle colleghe bulgare. La sanità in Europa è sempre più rosa, ma non ovunque le dottoresse se la cavano bene e possono dirsi soddisfatte della loro perofessione.
La Romania è il nuovo paradiso per le donne medico. Sono le più numerose (69%), le più soddisfatte di retribuzione e carriera, solo il 19% ha subito discriminazioni di genere e l'indice di gradimento dell'organizzazione del lavoro sale fino all'89%. Buoni segnali anche dalla Repubblica Ceca con il 55% di camici rosa soddisfatti, e della Croazia che si distingue per la parità uomo-donna nella gestione della sanità pubblica e per le opportunità di carriera, dato che la accomuna all'Olanda.
Fanalino di coda l'Italia, dove le donne medico lamentano discriminazione, insoddisfazione professionale ed economica, per non parlare della possibilità di accedere a posti di leadership. Chiude la classifica la Bulgaria, dove le donne stanno progressivamente abbandonando la professione. Questi in sintesi i risultati dell'indagine promossa dall'Anaao Assomed, e realizzata con la collaborazione di Aaroi-Emac e Snr, tra i Paesi membri della Federazione europea dei medici salariati (Fems) per conoscere le condizioni lavorative delle donne medico in Europa.

Nella sanità poche donne primario 

LA CLASSIFICA
I dati fotografano le realtà degli 11 Paesi che hanno risposto al questionario (Bulgaria, Cipro del Nord, Croazia, Italia, Olanda, Portogallo, Romania, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Turchia) sui 17 aderenti alla Fems (che comprende anche Austria, Belgio, Francia, Polonia, Slovacchia, Ungheria) e sono stati presentati in occasione della Conferenza internazionale
Verso una Medicina governata da donne. Come le donne medico europee vivono e lavorano: facilitazioni e barriere, che si è svolta a Napoli. Nel dettaglio, l'elemento comune è il tasso di femminilizzazione della classe medica che in tutti i Paesi europei si attesta o supera il 58-60% con punte in Romania del 69%. La fascia di età proporzionalmente più rappresentata è tra i 36 e i 49 anni e, a seguire, la fascia più giovane. Unica eccezione la Bulgaria, dove gli iscritti a Medicina sono prevalentemente uomini, nonostante negli ultimi 30 anni fosse maggiore il numero delle donne medico. Questo fenomeno è dovuto al basso tasso di soddisfazione e alle opportunità di carriera.

LE RISPOSTE
Alla domanda «sul posto di lavoro, ti sei mai sentita discriminata in quanto donna?» una dottoressa italiana su 2 ha denunciato episodi di discriminazione il più delle volte da parte di superiori o pazienti, mentre la percentuale scende leggermente in Olanda, Turchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Portogallo e Spagna. Alla domanda «cosa ne pensi della conciliazione dei tempi casa-lavoro nella tua organizzazione del lavoro?», il 68% delle dottoresse italiane ha risposto dichiarandosi insoddisfatta, per aver dovuto rinunciare o all'aspetto professionale o a quello personale per conciliare lavoro e vita privata. Va molto meglio negli altri paesi della Ue. E ancora: alla domanda «cosa miglioreresti del tuo lavoro, per una più soddisfacente conciliazione dei tempi casa-lavoro?», in tutti i Paesi la risposta più cliccata è stata «una diversa gestione dei tempi lavorativi», con particolare riguardo al part-time e alle guardie, con percentuali di risposta che vanno dal 40% dell'Olanda, che chiede una revisione dei carichi di lavoro, al 77% della Slovenia, al 60% dell'Italia.  In Romania, Olanda e Repubblica Ceca si trovano le donne medico più soddisfatte, con una percentuale rispettivamente del 86%, del 70% e del 56%. In Italia, solo il 16% è soddisfatto della propria carriera professionale. Rilevante notare il dato che in Italia un altro 16% di professioniste sottolinea di non aver avuto opportunità proprio per il fatto di essere donna, mentre la percentuale, su questo punto, è ancora più bassa negli altri Paesi presenti nella Fems. 
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