“Silenzio”, la fuga di un uomo verso la libertà tra suspense e amore nel romanzo di Patrizio Nissirio

Lunedì 1 Giugno 2020

Lui cercava solo silenzio e solitudine, ma «il mondo che aveva scelto di abbandonare non voleva proprio accettare la sua assenza». E così la storia di un uomo di mezza età, che decide di licenziarsi e lasciare tutto perché «tutto lo irritava, anzi lo stremava», passa dall'essere la fuga dal "rumore" del mondo alla fuga perché braccato dalla polizia che lo sospettata di omicidio.

É incalzante e ricco di pathos Silenzio (Ensemble editore), l'ultimo romanzo di Patrizio Nissirio, giornalista e scrittore. Una corsa contro il tempo, che all'inizio ha i tratti di una corsa verso se stesso, verso il proprio sentire, ma che per una serie di circostanze imprevedibili diventa la vita per strada e nascosta di un uomo che deve riscattare la propria libertà prima di dare spazio alle proprie esigenze. Il lettore non è mai lasciato solo, è portato per mano dentro quegli incontri casuali (e tutti femminili) che aiutano Adriano, il protagonista del libro, a sopravvivere quando vaga ramingo dopo aver lasciato l'isola di San Giuseppe, nella laguna veneziana, e l'incubo di un cadavere trovato nell'intercapedine di un muro. E vive dentro la scena quando Adriano incontra Maria, prima senza riconoscersi su una spiaggia del litorale laziale e poi nella pineta di Castelporziano, quando lui la difende da un bruto che l'aggredisce e lei si trova davanti, come in un sogno, quel «ragazzo di una volta, quello i cui occhi giovani e attenti non era mai riuscita a metter via».

Si riaccende la miccia dell'amore, o così pare ai due che cercheranno insieme di venire a capo di quella storia assurda che fa di Adriano un latitante e di Maria la sua complice. Ma la passione è sfumata con gli anni, «il tempo con il suo scalpello» non le ha lasciato scampo e quando la coppia arriva a Venezia e si ritrova nello stesso letto, proprio lì, sull'isola di San Giuseppe, la realtà è davanti ai loro occhi. Si affannano a raccogliere indizi che possano dimostrare l'innocenza di Adriano, cercano di ricostruire il filo che lega i proprietari dell'isola di San Giuseppe, una ricca coppia del posto, a un traffico di immigrazione clandestina che ha fatto dei morti e altri ne farà a Roma durante il loro blitz in laguna, riusciranno a conciliare la propria strada con la pista seguita dalla polizia, che li scagionerà da ogni colpa. Ma mentre lei, Maria, sceglierà di guardare avanti e di cominciare una nuova storia proprio con quel commissario Di Giannantonio che aveva seguito le indagini, lui non riuscirà nemmeno a guardarlo in faccia per raccontargli la sua verità. E sceglierà di fuggire, come sempre, lontano da tutto e da tutti. Qui il libro potrebbe chiudersi, e nessuno rimarrebbe sorpreso. Ma il finale è più duro, più feroce per Adriano. La sua fuga alla ricerca del silenzio finisce davanti alla porta di casa di Teresa, un'anziana signora che lo aveva accolto e nutrito qualche settimana prima quando era ricercato dalla polizia. Lei lo aveva fatto sentire a proprio agio, dopo tanto tempo. E lì lui voleva tornare, ma Teresa nel frattempo era morta. La vita gliel'aveva portata via, come era successo quand'era bambino con un'altra persona anziana, Silvana, unica eccezione allo «spazio vuoto attorno a lui, che si allargava sempre più». E allora, anche a fine corsa, Adriano si rende conto che il silenzio che cercava non abita lì, non coincide con il vuoto cosmico dell'assenza di ogni cosa e della tristezza che porta la morte. Forse Adriano ricomincerà a cercare la sua pace, forse non lo farà. Ma per il lettore, a questo punto, non ha più importanza.
l.p.

Ultimo aggiornamento: 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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