“Ogni scelta che fai”, il coinvolgente e raffinato romanzo d'esordio di Valerio Capraro

La copertina del romanzo di Valerio Capraro
di Eleonora Rossetti
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Lunedì 27 Settembre 2021, 10:31 - Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 13:59


La consapevolezza dell’amore è quasi dolorosa per Eva e Pietro, proiettati come fulgide comete nell’universo delle emozioni irrisolte. Eva è cresciuta ospitando nel cuore dolcezza e solitudine. Ha imparato a ragionare per immagini, lavorando con la fantasia che tante volte l’ha salvata da una situazione famigliare difficile. A volte è così violenta la realtà delle sue proiezioni che finisce per spaventare Pietro, in lotta con l’ansia che pare voglia staccargli l’anima.
I due giovani si incontrano una sera ad una festa, e a mano a mano il loro legame diventa un bisogno necessario. Si riconoscono incompleti, e forse l’amore è per loro una metafora di sopravvivenza per riuscire a stare in un mondo di imperfette vicende umane.

Un mondo in cui tutto si sgretola e scompare, sotto le sabbie del tempo, come gli acquedotti e i templi dei fori romani in cui i protagonisti si innamorano, ricostruendo mentalmente l’antica Roma, contrapponendo simbolismo a realtà, in un desiderio di immortalità che li ponga al di sopra della tragicità dell’esistenza umana. È una scelta a mettere in pericolo il loro amore, non una scelta qualsiasi, ma una di natura morale. Eva è profondamente convinta che la cosa giusta da fare sia una, Pietro un'altra. Riusciranno i due ragazzi a trovare un punto d’incontro, oppure l’impero del loro amore si sgretolerà sotto i loro piedi?

Nel suo primo romanzo, Valerio Capraro riesce ad inserire in chiave narrativa i più grandi argomenti di filosofia morale, riuscendo a far scivolare il lettore all’interno di questioni complesse in maniera elegante e coinvolgente. Ecco così che, senza neanche accorgersene, ci si ritrova a parlare di deontologia e conseguenzialismo, del dilemma del ciccione, della teoria delle dimensioni morali e della teoria della gestione del terrore esistenziale di fronte alla consapevolezza della nostra mortalità.

Viene voglia di chiedersi se davvero l’amore è un compromesso con l’immortalità, un algoritmo bilanciato al quale cedere per equilibrare piacere e sofferenza. Sarebbe allora una scelta libera l’idea dell’amore? “La mancanza di alternative, il peso del destino, non genera pianto, scende silenzioso e silenziosamente lo si guarda.”

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