Latina, Santangelo trasforma il suo ufficio in Procura in base per i traffici loschi della banda

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Elena Ganelli

Aveva trasformato il suo ufficio presso la Procura della Repubblica nel luogo di incontro dove organizzare e portare a termine una serie di frodi utilizzando la possibilità di accedere agli archivi giudiziari e al sistema informatico per acquisire informazioni su procedimenti penali in corso. Francesco Santangelo, 56 anni, dipendente di via Ezio, è considerato la figura chiave dell’inchiesta “Scarabeo”, nell’ambito della quale da dicembre 2018 a giugno del 2019 sono state svolte indagini che hanno portato alla luce le attività del gruppo nei cui confronti si ipotizzano l’attività finanziaria e mediazione creditizia abusiva, l’insolvenza fraudolenta e la frode a società finanziarie, la rivelazione e l’utilizzazione di segreti di ufficio, l’abuso d’ufficio, il favoreggiamento e la corruzione per l’esercizio della funzione.

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Tutto ruota attorno alla figura di Santangelo, scrive il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario, e l’inchiesta nasce proprio da una fuga di notizie sull’esecuzione di alcuni sequestri preventivi per l’occupazione abusiva di alloggi pubblici nella zona del Colosseo a via Bruxelles, sequestri dei quali alcuni condomini erano già a conoscenza.


LA COMPAGNA
L’ipotesi investigativa è quella che il 56enne ne sia venuto a conoscenza dalla donna con la quale ha una relazione – come testimoniano intercettazioni telefoniche e ambientali – che lavora presso la segreteria di un pubblico ministero in Procura e che è stata iscritta nel registro degli indagati. Per lei c’è una richiesta avanzata dal pubblico ministero di sospensione dall’esercizio di Pubblico Ufficiale di Cancelliere presso la Procura sulla quale il gip si è riservato di decidere. Ed è ancora Santangelo a dover rispondere di truffa aggravata ai danni dell’Inpdap. In una conversazione telefonica racconta con spavalderia di avere occupato abusivamente un alloggio in via Paganini, che era stato assegnato a suo zio, deceduto a settembre 2015. “Il suo ruolo di impiegato in Procura– si legge nell’ordinanza cautelare – ha agevolato il riconoscimento di tale veste, conferendo prestigio alla consorteria, in grado di operare anche con riunioni presso la Procura ove il dipendente ha incontrato clienti per ricevere denaro o agevolato i sodali nel conseguimento di informazioni attinenti i certificati giudiziari”.

INCONTRI IN VIA EZIO
E ancora “… utilizza l’ufficio a lui assegnato presso la Procura nell’interesse dei componenti il sodalizio, li riceve durante l’orario di lavoro, istruendo le pratiche dell’associazione all’interno dell’ufficio, svolgendo riunioni e utilizzando la macchina fotocopiatrice per atti utili all’attività associativa. E si presta per un amico operante nel settore delle agenzie di viaggi con il quale organizzava un viaggio per Formentera affinché ottenga la cancellazione dalla banca dati SDI di una condanna a due anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale e sequestro di persona”. E anche quando scopre, rimuovendo i pannelli del soffitto del suo ufficio una telecamera di sorveglianza o quando viene a sapere della perquisizione nella sede del gruppo a via Ariosto mostra un impressionante sangue freddo. Alla compagna preoccupata risponde di avere con sé altri faldoni in macchina che provvederà ad occultare per sottrarli a eventuali ricerche. “... perché tu pensi che me fermo io…”, dichiarazione inequivoca, commenta il gip, di voler proseguire a tutti i costi quell’attività illecita. Ieri lo ha fermato l’arresto.

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