Latina, rifiuti tossici interrati a Borgo Montello: in un'informativa del 2014 il punto dove vanno cercati

Lunedì 30 Aprile 2018 di Vittorio Buongiorno
IL CASO
I rifiuti tossici interrati a Borgo Montello sono stati cercati nel posto sbagliato, ma almeno da tre anni si sa dove realmente andavano cercati. E' scritto nero su bianco nel documento XXIII n.32 trasmesso dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti trasmessa alle presidenze di Camera e Senato il 20 dicembre del 2017. Negli atti di cui erano relatrici Paola Nugnes e Laura Puppato c'è un intero capitolo dedicato a una indagine svolta dalla Squadra Mobile, negli anni in cui era diretta dal vicequestore Tommaso Niglio, tra il 2013 e 2014 in cui è stato ricostruito cosa è accaduto a Borgo Montello, quali veleni sono stati interrati, quando e anche dove.

«La Commissione ha acquisito l'intero fascicolo del procedimento penale 14948/13/19 modello 44 contro ignoti della procura della Repubblica di Latina, archiviato il 20 aprile 2014. Gli atti di indagine svolti - seppur su fatti che il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto non penalmente rilevanti, disponendo l'archiviazione del procedimento - sono particolarmente significativi, in quanto permettono la ricostruzione puntuale della storia del sito di Borgo Montello, evidenziando importanti criticità», si legge nella relazione. Nell'informativa la Squadra Mobile spiega di aver avviato «attività info-investigative da cui è scaturito che in una specifica porzione dell'area sono stati interrati, tra il 1987 ed il 1990, rifiuti altamente pericolosi, tali da inquinare le falde acquifere».
«L'interramento dei fusti contenti rifiuti pericolosi sarebbe avvenuto utilizzando la ditta (omissis), specializzata nel movimento terra. Il (omissis) sarebbe stato ingaggiato, ricevendo per la sua opera ed il suo silenzio una cifra oscillante tra 60 ed 80 milioni del vecchio conio, da tale (omissis)» si legge nelle carte. Va detto che viene specificato «che i nomi citati non risultano iscritti nel registro degli indagati» e ribadito che il gip «ha disposto l'archiviazione, accogliendo al richiesta della procura della Repubblica di Latina». Il perché la relazione non lo spiega.

«Una seconda informativa è stata inviata dalla Squadra mobile di Latina all'autorità giudiziaria l'8 gennaio del 2014, con ulteriori elementi particolarmente rilevanti». Le indagini infatti «hanno portato alla individuazione puntuale di almeno due invasi dove tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90 sono stati sversati rifiuti pericolosi. I due punti individuati corrispondono con l'invaso denominato B2, inserito nella parte della discarica attualmente gestito dalla società Indeco srl, e la zona compresa tra i siti S3 e S1, oggi gestita dalla società Ecoambiente srl. Nel primo caso (B2) vi è una certezza per tabulas rispetto allo sversamento di rifiuti speciali pericolosi, comprovata nel corso di un processo penale (il giudicato sulla declaratoria di prescrizione conferma l'accertamento che aveva portato alla condanna in primo grado dell'unico imputato); nel secondo caso (S1-S3) vi sono almeno due testimonianze dirette concordanti e una testimonianza de relato particolarmente attendibile».

«Nell'ambito della normale attività info-investigativa i verbalizzanti apprendevano riservatamente che negli anni pregressi e più esattamente a far data dall'anno 1987 al 1993 presso la discarica comunale di Borgo Montello erano stati interrati numerosi fusti in metallo contenenti materiali altamente inquinanti e nocivi per la salute pubblica, provenienti da aziende chimiche del nord d'Italia e trasportati con dei furgoni e camioncini i quali, per evitare possibili controlli da parte delle forze dell'ordine effettuavano percorsi diversi rispetto alle arterie ordinarie. La fonte asseriva che negli ultimi periodi seppur erano stati eseguiti dei carotaggi volti ad accertare le contaminazioni dei terreni in seno alla discarica da parte degli organi preposti cosi come ampiamente pubblicato dalle cronache giornalistiche locali e nazionali, precisava che i rilevamenti erano stati effettuati su invasi diversi rispetto a quelli ove si trovavano interrati i bidoni».

«La fonte confidenziale faceva evidente riferimento alla campagna di scavi realizzata dal comune di Latina, dalla regione Lazio e dalla società Ecoambiente nell'area denominata S0. Secondo la fonte in realtà i fusti si trovavano in un altro invaso». Gli investigatori hanno consultato anche altre fonti. E con loro «ha operato un sopralluogo riservato all'interno della discarica per individuare con certezza il punto dello sversamento di rifiuti pericolosi (i fusti), individuando un'area a cavallo tra gli invasi S3 e S1». «L'area indicata dalle finti confidenziali della Squadra mobile di Latina non è stata mai interessata da procedimenti penali relativi allo sversamento di rifiuti pericolosi, come invece è avvenuto per il sito B2».

I testimoni presi a sommarie informazioni dalla Commissione «sono concordanti con quanto ricostruito nel corso dell'attività di indagine delegata alla Squadra mobile, consentendo di delineare uno scenario altamente probabile». E' evidente che ora «sarebbe necessaria un'attività tecnica di scavo, carotaggio e analisi nei punti indicati dai testimoni» anche se «il successivo abbancamento di rifiuti urbani nei punti dove, secondo le testimonianze dirette, sono stati interrati i fusti rende estremamente difficile e costosa questa attività».
Vittorio Buongiorno
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 2 Maggio, 13:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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