CORONAVIRUS

Modena, avanzano dosi di vaccino e gli operatori chiamano i parenti: indagano i Nas

Giovedì 7 Gennaio 2021
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Modena, avanzano dosi di vaccino e gli operatori chiamano i parenti: indagano i Nas

Campagna vaccinale a tamburo battente, tanto che per non sprecare nemmeno un millilitro del prezioso siero anti Covid, a fine giornata alcune dosi «avanzate», nell'impossibilità di reperire nell'immediato altri medici o appartenenti a categorie che in questa fase ne hanno diritto, sono state somministrate a parenti e conoscenti. È accaduto a Modena, dove la Ausl si è immediatamente scusata, riconoscendo l'errore e aprendo un'istruttoria, ma anche sottolineando l'assoluta buona fede di chi lo ha commesso. Non dello stesso avviso il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, che ha definito l'accaduto «contro la morale». 

L'episodio, sul quale indagano i Nas, accende un faro su una problematica non certo isolata. A Scicli, nel Ragusano, ben 30 dosi in surplus sono state somministrate col «passaparola», cosa che però ha provocato anche proteste di mancata trasparenza: è stato proprio il sindaco a sollevare la questione. Il caso emiliano è accaduto all'ospedale di Baggiovara, punto unico vaccinale per l'Ausl di Modena, la sera del 5 gennaio.

Le postazioni vaccinali sono 10 e contemporaneamente aprono e diluiscono i flaconi di siero (ogni fiala contiene sei dosi). Il pomeriggio di somministrazioni era stato molto intenso e a fine giornata, alle 21 circa, ci si ritrova con 11 dosi non somministrate. Capita che ci sia un avanzo, seppur minimo, perché chi si è prenotato può avere un impedimento last minute. Dal momento che le dosi diluite hanno una «vita» di 6 ore, per non sprecarle la procedura indicata dalla Ausl è di contattare operatori sanitari che hanno dato la disponibilità ad essere vaccinati, persone già presenti in ospedale oppure già prenotate in altre giornate. Cinque persone vengono trovate facilmente con telefonate ai reparti, mentre per altre sei si è in difficoltà.

Di qui l'idea di ricorrere a parenti e conoscenti anche se non tra gli aventi diritto (operatori sanitari, personale e degenti Rsa). Un gesto fatto talmente in buona fede che un volontario che ha contattato le figlie, come segnalato dalla Gazzetta di Modena, ha anche condiviso le foto sui social. Per la Ausl si è trattato di una decisione «in autonomia» di alcuni lavoratori nel punto vaccinale. Venuti a conoscenza del fatto gli altri professionisti presenti hanno informato responsabile e direzione che hanno ordinato di bloccare tale iniziativa ma le dosi ormai erano state inoculate.

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A quel punto l'Ausl ha avviato un'indagine interna e anche i carabinieri dei Nas hanno fatto un sopralluogo per chiarire ogni aspetto. La dottoressa Silvana Borsari, referente unico per la campagna vaccinale anti-Sars-CoV-2 per la provincia di Modena, ha parlato di un «episodio spiacevole», «sicuramente un errore che non si ripeterà», ma «accaduto in assoluta buona fede» nella pressione e consapevolezza di non «poter sprecare nemmeno una dose di questo prezioso vaccino».

I protocolli sono stati già rafforzati per evitare che l'errore possa ripetersi. Anche la Regione Emilia-Romagna sottolinea che «i margini di errore vanno assolutamente ridotti a zero». Ci va decisamente più pesante il commissario Arcuri: «C'è un reato supremo del quale non per forza deve occuparsi il codice penale - ha detto -. È il reato contro la Salute, che va contro la morale». Arcuri ha anche precisato che le persone coinvolte nella vicenda non somministreranno più vaccini.

Ultimo aggiornamento: 20:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA