Vaccino Covid, il direttore dell'Aifa: «A settembre protetto il 70%, ospedali sicuri in tre mesi»

Vaccino Covid, il direttore dell'Aifa: «A settembre protetto il 70%, ospedali sicuri in tre mesi»
di Mauro Evangelisti
5 Minuti di Lettura
Lunedì 28 Dicembre 2020, 06:23 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 14:34

«Con i primi due vaccini a disposizione riusciremo a proteggere 1,5 milioni di italiani al mese. Ma facciamo un passo alla volta: ne arriveranno altri e quel numero potrà aumentare. Fra 3 mesi gli ospedali saranno Covid-free e le Rsa in sicurezza. Non è poco». Nicola Magrini è direttore generale dell'Agenzia generale del farmaco. Nella battaglia contro Covid-19 sono giorni decisivi, non solo perché è iniziata la campagna vaccinale in Italia ma anche perché il Regno Unito potrebbe presto fare un'altra accelerazione imprevista, approvando il vaccino di AstraZeneca, lasciando dunque l'Ema, l'agenzia europea, con il cerino in mano. «Ogni decisione va ponderata sulla base dei dati della sperimentazione - ribatte Magrini - le accelerazioni non servono».


Il vaccino di Pfizer-BioNTech è stato sviluppato e autorizzato in tempi mai così rapidi nella storia. Gli italiani possono fidarsi?
«La piattaforma a Rna consente, una volta sequenziato il virus, di arrivare rapidamente alla identificazione del filamento di Rna necessario per produrre la proteina Spike del virus. L'entità degli investimenti e dei finanziamenti ricevuti per questi studi hanno garantito un'efficienza e una partecipazione mai viste prima. Non si sono saltate le fasi di studio e, anzi, sono stati effettuati studi di assoluta qualità. Il profilo beneficio-rischio è risultato assolutamente favorevole. La soglia per la approvazione è dimezzare l'incidenza di malattia, mentre questi primi due vaccini (mi riferisco anche a quello di Moderna) hanno dimostrato di ridurne del 95% l'insorgenza».

 


Non temete effetti collaterali?
«Occorrerà effettuare un'attenta sorveglianza sulle reazioni avverse. Sono ultra rare (dell'ordine di uno ogni 50mila vaccinati), ma comunque importanti anche per eventuali differenze tra i diversi vaccini. La sorveglianza sarà un compito dei ricercatori e della autorità regolatorie di tutto il mondo per i prossimi 9-12 mesi».


Usa e Regno Unito sono stati più rapidi nei processi autorizzativi. Rischiamo di pagare questo ritardo?
«Non credo che come Europa pagheremo alcun prezzo per questo sfasamento di nemmeno un mese. Alcune informazioni ulteriori sono servite a identificare meglio cosa fare per alcune categorie di soggetti a rischio che non sembrano avere controindicazioni sostanziali. Questa campagna di vaccinazione va vista come un grande investimento di diversi mesi e per l'intero 2021. Bisogna essere efficienti e rapidi, ma non frettolosi. Ci sono differenze sostanziali tra Usa, Canada e Regno Unito che hanno una autorizzazione all'uso per l'emergenza (che può anche obbligarli a fare un passo indietro come nel caso della clorochina, prima autorizzata e poi ritirata) rispetto alla approvazione condizionata che rappresenta una vera e propria approvazione. Sono differenze che vanno apprezzate e non dismesse».


La distribuzione e la conservazione del vaccino Pfizer-BioNTech sono complicate. È preoccupato?
«La distribuzione di questo vaccino avverrà con modalità di consegna capillari (su 300 punti ospedalieri individuati dalle regioni) e molto frequenti (settimanali): non si avrà alcun problema logistico legato a distribuzione o conservazione rispetto alla catena del freddo e alla disponibilità. Non sono preoccupato».


Quando potremo avere un numero cospicuo di dosi a disposizione? Avremo anche altri tipi di vaccini come Moderna e AstraZeneca?
«Cominceremo in gennaio a vaccinare a un ritmo discretamente alto di oltre 350mila dosi a settimana, circa un milione e mezzo di persone al mese. Sarà così, per le informazioni di cui disponiamo attualmente, per i primi due o tre mesi del 2021. Ma i tempi di approvazione potrebbero essere diversi per Moderna, che sembra imminente, rispetto ad AstraZeneca. Occorre vedere i dati che esamineremo a livello europeo come Ema di cui l'Aifa si sente naturalmente parte integrante».


Però con un milione e mezzo di persone vaccinate al mese, a fine 2021 appena 18 milioni di italiani saranno immunizzate.
«Faccio quel calcolo sulla base della situazione attuale, che però è destinata a mutare quando aumenteranno forniture e, presumibilmente, i vaccini autorizzati».

Vaccino, l'Italia chiede più dosi: trattativa per ottenere altri 18 milioni di fiale

Vaccino, l'infettivologo Andreoni: «Obbligo per chi lavora nelle Rsa»


Si potrebbe ipotizzare, per velocizzare la vaccinazione, di assegnare alle categorie di cittadini prodotti differenti? Ad esempio Pfizer a categorie fragili e AstraZeneca a più giovani?
«Lei sta correndo troppo. In Italia si è deciso che Aifa valuti ogni nuovo vaccino per quanto riguarda il suo profilo comparativo, rispetto agli altri già disponibili, e che indichi quale dovrebbe essere raccomandato o preferito per quali categorie di individui. Le politiche vaccinali sulle categorie a rischio a cui dare priorità spetta invece al Ministero della Salute. Sono scelte complesse, anche dal punto di vista etico e sociale. Quindi si vedrà in base alle evidenze scientifiche, alla effettiva disponibilità dei vaccini e anche all'andamento della epidemia».


Quando avremo un numero sufficiente di persone vaccinate?
«Se per sufficiente intendiamo una percentuale di vaccinati superiore al 70% della popolazione italiana allora credo che sarà dopo l'estate del 2021. Ma se pensiamo invece a una serie di importanti passi intermedi quali ospedali Covid free, posso dire che già a febbraio-marzo vedremo i benefici così come per quanto riguarda il personale sanitario della RSA».

© RIPRODUZIONE RISERVATA