No Green Pass, sgombero al porto di Trieste. Sui manifestanti lacrimogeni e idranti. Salvini e Meloni: sono pacifici

I dimostranti li attendevano seduti a terra intonando «La gente come noi non molla mai» e «Libertà»

Trieste, cominciato lo sgomobero al porto: polizia con idranti sui manifestanti
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 09:04 - Ultimo aggiornamento: 19:27

A Trieste lunedì mattina è cominciato lo sgombero dei manifestanti No Green pass che da giorni stazionano davanti al Varco 4. La polizia è arrivata con diversi mezzi in tenuta antisommossa al presidio all'interno del porto: i dimostranti, circa 2.000 con una quarantina di portuali, li attendevano seduti dall'altro lato del Varco lungo la strada seduti a terra intonando «La gente come noi non molla mai» e «Libertà». I poliziotti sono scesi dai mezzi in tenuta antisommossa, un funzionario li ha più volte invitati a disperdersi «in nome della legge» poi sono stati azionati gli idranti. 

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L'avanzata con cariche e lacrimogeni

Nello spiazzo antistante c'erano alcune centinaia di persone che stazionavano. La polizia invece in prossimità del Varco ha costituito una sorta di barriera tra uomini e mezzi spingendo lavoratori e No Green pass lontano dal Varco stesso. I manifestanti - tra portuali con le tute gialle e No Green pass - si sono alzati in piedi gridando «libertà» e chiedendo alle forze dell'ordine di arretrare. E ancora: «Abbiamo tutti famiglia, vogliamo il diritto a lavorare». Tra i portuali c'è anche Stefano Puzzer, leader della protesta. Uno dei lavoratori ha accusato un leggero malore durante le prime fasi concitate dello sgombero ed è stato allontanato dalla folla dai colleghi. Un'ambulanza è giunta poco dopo per soccorrerlo. I manifestanti, quando gli idranti sono stati chiusi, si sono seduti nuovamente tenendosi per mano o abbracciandosi, mentre i mezzi della polizia hanno avanzato lentamente per poi fermarsi. In un secondo momento sono stati di nuovo azionati gli idranti nel tentativo di scoraggiare i manifestanti dal resistere e opporre resistenza. Poco prima di lanciare nuovamente acqua, i poliziotti hanno tentato vanamente di alzare da terra i portuali che si tenevano per mano. 

Nell'avanzare, il blocco della polizia ha superato il gruppo di portuali che sedeva a terra - tra i quali c'era anche Stefano Puzzer - di fatto isolandolo dal resto dei manifestanti nel momento in cui gli agenti hanno continuato ad avanzare. I poliziotti, avanzando anche con piccole cariche e con intervallato uso di idranti, hanno guadagnato un centinaio di metri e continuano a costringere i manifestanti ad arretrare. Poi la polizia ha sparato lacrimogeni disperdendo la folla che continuava a
stazionare. In tanti, dunque, sono arretrati su via dei Campi Elisi. Le forze dell'ordine hanno anche identificato alcuni dei manifestanti.

C'è chi prega con il capo chino, c'è chi tra le lacrime dice «Io da qui non mi muovo, fino alla fine»: molti dei manifestanti No Green pass al porto di Trieste si stringono mano nella mano seduti a terra, a giustificare la loro volontà di non abbandonare il campo al Varco 4, mentre i poliziotti, in tenuta antisommossa, sono schierati di fronte al presidio per sgomberarlo, così come indicato dalla Prefettura. «Siamo disarmati, abbiamo bambini a casa, vergogna», grida una manifestante all'indirizzo dei poliziotti. Qualche momento di tensione ma tutto sommato l'operazione va avanti senza violenza finora.

La guerriglia - Lo sgombero dei manifestanti si conclude con momenti di guerriglia in strada, nei pressi del sito, dove continua la protesta. Nuova carica delle forze dell'ordine in strada dopo che i manifestanti hanno cercato di creare una barriera con i cassonetti ancora tra il fumo dei lacrimogeni sparati dalla polizia.

La mattina

Stamattina alcuni lavoratori portuali insieme ai manifestanti avevano liberato e pulito la postazione di presidio allestita davanti al varco 4 del porto, da dove da venerdì mattina hanno tenuto conferenze stampa e offerto cibo e bevande a chi partecipava alla protesta "no Green pass". L'obiettivo, avevano spiegato al megafono mentre i presenti cominciavano ad allontanarsi dal varco per riunirsi un po' più avanti lungo la strada, era garantire l'accesso libero al porto «come abbiamo sempre fatto». La decisione è stata presa anche in seguito alle voci dello sgombero forzato che già erano iniziate a circolare.

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Protestano Salvini e Meloni

«Settimana scorsa si permette a un manipolo di neofascisti di mettere a soqquadro Roma, oggi si usano gli idranti contro i pacifici lavoratori e cittadini a Trieste. Ma al Viminale come ragionano?». Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini

«Idranti contro i lavoratori che scioperano al porto di Trieste. Lo stesso Governo che nulla ha fatto per fermare un rave illegale di migliaia di sbandati, nulla ha fatto per impedire l'assalto alla sede della Cgil, nulla fa per fermare l'immigrazione illegale e combattere le zone franche dello spaccio e della criminalità, che nulla fa contro le occupazioni abusive di case e palazzi privati, tira fuori dai depositi gli idranti per usarli contro dei lavoratori che scioperano pacificamente per non essere discriminati sul posto di lavoro. Così come vuole la Costituzione, così come richiesto pure dalla UE. Sindacati muti, media accondiscendenti, forze politiche di maggioranza plaudenti. Ecco in cosa stanno trasformando l'Italia». Lo afferma il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

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Sit-in a Ravenna per solidarietà

Un sit-in di portuali in solidarietà ai colleghi Trieste si è radunato dalle 7 circa al porto di Ravenna. Si tratterebbe di qualche decina di persone e il presidio si sarebbe già sciolto, senza alcun impatto sull'operatività del porto. L'appello a partecipare era partito ieri da chat su Telegram e chiamava a raccolta non solo portuali ma anche lavoratori di «Enichem, Eni-Versalis, Marcegaglia, Unieuro, Polynt, Her, Dock cereali porto, Vigili del fuoco Ra, Teorema e Cooo e del comitato di libera scelta Ravenna». L'azione, si leggeva nella nota, ha l'obiettivo di dare un «contributo territoriale» a un'iniziativa nazionale «che vede nei porti i punti di aggregazione, ma che raccoglie il malessere di tutte le categorie di lavoratori, dai sanitari agli insegnanti passando per ogni attività privata, stanchi di ricatti e imposizioni».

Trieste capitale no-pass

La manifestazione dei portuali contro l'obbligatorietà del Green pass sul posto di lavoro ha sancito per Trieste il titolo di capitale della protesta no vax o, più in generale, no Green pass. È soltanto una ufficializzazione: nelle ultime settimane ha preso corpo in città un tenace schieramento di protesta - che in Friuli Venezia Giulia, e a Trieste in particolare, trova terreno fertile anche in mai sopite spinte indipendentiste - che ha esibito la sua forza in varie manifestazioni. Un rapido crescendo dal quotidiano presidio serale di una sparuta presenza contestataria a cortei sempre più eterogenei e numerosi. Fino alla stupefacente prova di forza dell'ultima protesta in centro con 15mila persone. Un numero impressionante per una città di 200 mila abitanti. Questo orientamento di protesta si è addensato anche in ambito politico, per la precisione intorno al movimento 3V (no vax) capeggiato da Ugo Rossi, assurto alle cronache per aver aggredito due carabinieri (e dunque è stato arrestato) che erano intervenuti per imporre a una donna di indossare correttamente una mascherina. Un lavoratore portuale ex sindacalista, Stefano Puzzer, ha saputo cavalcare questo malumore tra i suoi colleghi portando avanti una protesta che ha causato disagi al porto più importante d'Italia. Una protesta sfuggita di mano ai portuali - per numero di partecipanti e e per capacità mediatica - e scivolata nelle mani proprio dei No Green pass. Una galassia di cui lui, Puzzer, ancora indossando la tuta gialla, è riuscito con capacità e spregiudicatezza a porsi a capo, mentre il Coordinamento portuali si liquefaceva e rientrava nei ranghi.

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