Maria Falcone sull'amore raccontato da Boccassini: «Violata privacy, offesa profonda»

La sorella del giudice è intervenuta dopo un articolo satirico: «Si è superato il limite, si è entrati nella sfera intima di persone che non ci sono più e non possono esprimersi su episodi veri o presunti»

Maria Falcone sull'amore raccontato da Boccassini: «Violata privacy, offesa profonda»
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Lunedì 11 Ottobre 2021, 20:46 - Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 11:31

Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone, interviene sul caso sollevato dall'autobiografia del magistrato Ilda Boccassini. «Finora ho preferito evitare commenti su una vicenda che mi ha molto amareggiata, ritenendo che il silenzio, di fronte a parole tanto inopportune, fosse la scelta più sensata. Quando, però, si supera il limite e si arriva, forse paradossalmente con fini opposti, a commenti inappropriati che scadono nella ridicolizzazione è, secondo me, impossibile non replicare». Così la sorella del giudice Falcone, in una lettera inviata a La Sicilia a commento di un intervento satirico sul quotidiano di Ottavio Cappellani sul libro autobiografico di Boccassini.

 

«Quel che allarma innanzitutto - afferma Maria Falcone - è che sembra si sia smarrito ormai qualunque senso del pudore e del rispetto prima di tutto dei propri sentimenti (che si sostiene essere stati autentici), poi della vita e della sfera intima di persone che, purtroppo, non ci sono più, non possono più esprimersi su episodi veri o presunti che siano e che - ne sono certa - avrebbero vissuto questa violazione del privato come un'offesa profonda. Quanto al commento ospitato dal vostro giornale - aggiunge - del quale non riesco bene neppure a comprendere il senso - forse voleva essere una critica al libro della dottoressa Boccassini, ma anche leggendolo più volte non è chiaro - mi pare si sia superato il limite. Questo immaginare scenette da sit-com di basso livello - osserva Maria Falcone - questo descrivere due persone, che hanno fatto della compostezza e della riservatezza regole di vita e che sono state uccise per difendere la democrazia nel nostro Paese, come ridicoli protagonisti di un romanzetto di quart'ordine è vergognoso. In nome della libertà di espressione del pensiero non si può calpestare la memoria di chi non c'è più e la sensibilità di chi è rimasto e ogni giorno deve confrontarsi con un dolore che non può passare».

Quanto a Cappellani, lo scrittore ha deciso di rispondere a Maria Falcone. «Rispondo in rispetto e con l'affetto che porto a chi si batte da anni per una Sicilia migliore. Innanzitutto sono onorato che abbia voluto rispondere a me e non alla Boccasini. Anche se le assicuro che non ho mai avuto momenti di intimità con suo fratello e se li avessi avuti avrei taciuto», ha affermato lo scrittore catanese che aveva vergato un pezzo satirico che la signora Maria ha dichiarato di «non aver apprezzato». Il riferimento di Cappellani è alle polemiche provocate dalle confessioni di Ilda Boccassini nel suo libro, a quella notte trascorsa in aereo assieme al giudice Falcone mentre si recavano in Argentina per l'interrogatorio di un boss.

«Lei - aggiunge Cappellani - reputa vergognosa la mia satira. Le riporto un paio di frasi dal pezzo incriminato: 'E niente. Da quando è venuta fuori questa cosa della Boccassini e di Falcone c'è una domanda che mi frulla in testa, che in realtà non è una domanda, ma una battuta, un 'jokè, un 'punch', della quale io stesso mi vergogno, come se ci fosse un pazzo battutista che si è impadronito del mio cervello e mi suggerisce cose indicibili; Perché poi io mi ritrovo, vergognandomi, a pensare che è stata la Bocassini a dare la stura alla faccenda, non io...'; 'ma non è colpa mia se ci penso, ma della Boccassini, e nonostante questo non riesco ad assolvermi...'».

«Cara signora Falcone - osserva Cappellani- apparteniamo a due mondi retorici differenti: il mio mondo comprende (anche in termini matematici di insiemi e sottoinsiemi) il Suo, il Suo mondo non comprende il mio. Ma è una questione, appunto, di retorica: Le assicuro - conclude lo scrittore catanese - che i fini, più o meno, sono gli stessi. Ma non si può chiedere alla satira di vergognarsi perché essa ti supera e satireggia anche sulla vergogna, su quella altrui e sulla propria. RinnovandoLe la mia stima e il mio affetto. Suo Ottavio Cappellani».

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